Thomas Santi Cassani: diplomazia culturale tra mare e marmo per ridisegnare il futuro di Massa

Tra diplomazia culturale e visione strategica, Thomas Santi Cassani rappresenta una figura atipica nel panorama amministrativo italiano: graduato in servizio della Marina Militare e promotore di una progettualità capace di connettere Massa alle grandi istituzioni museali nazionali e internazionali.

Il suo percorso istituzionale, avviato con l’arrivo degli Uffizi Diffusi al Castello Malaspina, ha segnato un cambio di paradigma nella percezione della città, aprendo un dialogo diretto con le eccellenze del sistema museale italiano. Da lì, una traiettoria che ha intrecciato arte contemporanea, interventi urbani e relazioni internazionali, fino a delineare una visione più ampia: trasformare la fascia tra mare e marmo in un distretto culturale capace di parlare al mondo.

In questa conversazione per Artuu, Santi Cassani racconta come nascono le relazioni con le Grandi Gallerie, perché la cultura debba essere pensata come infrastruttura di sviluppo e quale futuro immagina per Massa e Carrara, tra memoria storica, contemporaneità e ambizione globale.

Thomas Santi Cassani

Thomas, il tuo percorso come Delegato, nominato dal Sindaco Francesco Persiani, è iniziato portando gli Uffizi Diffusi al Castello Malaspina. Come ha cambiato la percezione di Massa questo dialogo con l’eccellenza museale italiana?

Questo progetto è nato da una visione condivisa con l’ex direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, una persona di ampissima veduta. Grazie a lui abbiamo esposto documenti firmati di pugno da Michelangelo mai visti prima a livello mondiale. Essere stati sede ufficiale degli Uffizi Diffusi, seppur per un breve periodo, ha un’importanza enorme: ha sancito l’ingresso di Massa in un circuito d’eccellenza museale internazionale.

Tutto questo è stato possibile grazie alla lungimiranza del Sindaco Francesco Persiani, che ha creduto in questa sfida fuori dagli schemi. L’impatto è stato tale che persino il New York Times ha inserito Massa tra le mete da visitare nel 2024. Questo dimostra che la cultura è un investimento ad alto rendimento: i fondi non sono mai “spesi”, ma seminati per generare una percezione della città radicalmente diversa. Quando ci si pone con autorevolezza sulla scena internazionale, il territorio diventa immediatamente più appetibile: il decoro culturale attrae nuovi investimenti, solletica l’interesse di partner economici di rilievo e rende l’intero territorio più pronto allo sviluppo economico e sociale.

Dopo il successo degli Uffizi, hai portato l’arte sul lungomare con le luci di Marco Lodola e la Street Art sul pontile. Perché è fondamentale che una città di mare come Massa parli il linguaggio del contemporaneo?

L’arte deve essere una scossa all’anima, ma per scuotere deve essere compresa. L’arte contemporanea, e in particolare la Street Art, non è un’arte “minore”, ma un’arte diversa che parla un linguaggio aderente all’uomo moderno. Se pensiamo al Rinascimento o al 1400, l’arte sacra parlava un codice che ogni cittadino del tempo poteva decifrare immediatamente; oggi, purtroppo, non possediamo più i mezzi culturali per comprendere quelle simbologie antiche. La Street Art ha preso quel posto: è il linguaggio del nostro tempo, immediato e veloce.

Un esempio fondamentale è l’intervento sul muro del pontile. Ho scelto quel luogo perché era stato ferito dall’incidente della nave cargo Guang Rong, che incagliandosi distrusse parte del pontile di Massa. Quel relitto era un’immagine di sofferenza; ho sentito il bisogno di trasformare quel ricordo negativo in un messaggio di rinascita usando un linguaggio che tutti, dai ragazzi alle famiglie, possono sentire proprio. Portando bellezza dove c’era stata una ferita aperta, l’arte può davvero guarire la memoria di un territorio.

In questi progetti si avverte una visione molto aperta. Com’è che un militare della Marina, abituato a solcare i mari del mondo, approda alla gestione culturale con questa intensità?

Amo profondamente la Marina Militare; è una missione che mi ha regalato il privilegio più grande: il mondo come orizzonte. Essere un militare mi ha permesso di approdare in porti che sono veri crocevia di umanità. In quegli scali ho imparato che le relazioni internazionali non si scrivono solo sui trattati, ma si intrecciano tra le persone. Ho conosciuto artisti e visionari in ogni angolo del globo con cui sono ancora oggi in contatto. La Marina è stata la mia vera scuola di vita: mi ha insegnato il valore del confronto e la bellezza della diversità. La mia sensibilità artistica non è nata in uno studio, ma sul ponte di una nave, osservando come la creatività sia l’unico linguaggio capace di unire ogni sponda e ogni cultura.

Sappiamo che stai lavorando al quarto grande progetto per Massa: una mostra dedicata a Pompei e alla figura femminile nell’antichità. Cosa dobbiamo aspettarci?

Questo progetto nasce da una mia riflessione personale: oltre a essere un militare, sono padre di tre figlie, e questo mi spinge a interrogarmi quotidianamente sulla società che stiamo costruendo. La mostra racconterà la vita di sette donne di Pompei di estrazioni sociali diverse, rievocate attraverso reperti originali e l’intensità dei calchi. Credo che questa esposizione permetta a chiunque, uomini e donne, di rispecchiarsi in storie millenarie, perché se è vero che i tempi sono cambiati, la condizione della donna presenta ancora oggi criticità simili: penso al divario salariale o alle difficoltà che spesso si incontrano nel conciliare la carriera con la maternità.

Cambiano i contesti, ma le fatiche umane si ripresentano sotto chiavi diverse. Rispecchiarsi nel passato ci offre un punto di vista necessario per maturare una consapevolezza nuova e trovare gli strumenti per provare a migliorare le cose nel mondo attuale. È impossibile per l’uomo evolversi se non accetta questo confronto onesto con la propria storia. Dopo il grande successo riscosso a Pompei, la mostra farà probabilmente una tappa all’estero in una prestigiosa sede internazionale, per poi approdare finalmente a Massa. Tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità del direttore Gabriel Zuchtriegel e della Dottoressa Anna Civale, ma è stato fondamentale il mio legame con Amedeo Mercogliano: la nostra collaborazione nata agli Uffizi è proseguita grazie a un rapporto di stima umana sincera e disinteressata. Rappresentare il Comune di Massa mi dà la veste istituzionale per dialogare, ma è la cura della relazione personale che mi permette di portare progetti di tale prestigio sul territorio.

Thomas, la tua storia personale e professionale sembra unire punti geografici e culturali molto distanti tra loro. Qual è l’obiettivo ultimo che ti prefiggi per questa striscia di terra tra mare e marmo, come pensi di far collaborare le tue due anime per lasciare un segno concreto?

Le mie due anime, quella militare e quella legata all’arte, si fondono in un’unica missione: servire il territorio attraverso una visione globale. Io sono carrarino di nascita e massese d’adozione, e proprio questa mia doppia identità mi permette di vedere ciò che spesso sfugge: Massa e Carrara non sono realtà separate, ma un unico, immenso distretto culturale che il mondo ci invidia. Il mio obiettivo è superare i vecchi campanilismi attraverso progetti di ampio respiro che valorizzino l’intera area.

La mia esperienza in Marina mi ha insegnato che per affrontare il mare aperto serve un equipaggio unito: sogno una visione integrata dove le Grandi Gallerie e l’arte contemporanea dialoghino costantemente tra le due città, rendendole un polo d’attrazione internazionale. Ogni mio viaggio, ogni contatto che stringo nelle gallerie di New York o Londra, non è mai finalizzato a un singolo comune, ma alla crescita dell’intera provincia. Voglio mettere le mie competenze e la mia rete di relazioni al servizio di questo “ponte” culturale, affinché Massa e Carrara parlino un’unica lingua di eccellenza sulla scena mondiale. Restituire valore alla mia terra d’origine e alla città che mi ha accolto è il modo più concreto che conosco per onorare la fiducia che mi è stata data.

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