Un uomo incontra una ragazza davanti al cadavere di un uomo. Da quel momento, Londra diventa il teatro di una fuga che attraversa strade, locali, camere d’albergo e appartamenti. Lui è Bernard, attore francese; lei è Jane, giovane donna inseguita da una banda di criminali e avvolta in un mistero che sembra complicarsi a ogni incontro.
Tra inseguimenti, desiderio e violenza, i due attraversano una città che sembra uscita da un fumetto: insegne luminose, vetrine, automobili e corpi si sovrappongono in un flusso di immagini che corre alla stessa velocità dei protagonisti.
Si tratta di Col cuore in gola, il film diretto e montato da Tinto Brass nel 1967, che torna a Venezia in una versione restaurata in 4K. A quasi sessant’anni dalla sua prima presentazione, fuori concorso, alla Mostra del Cinema di Venezia, il film è stato scelto per la serata di preapertura dell’83ª edizione, il 1° settembre alla Sala Darsena.
Il restauro è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, con il supporto di Netflix e a partire dai materiali originali messi a disposizione dagli aventi diritto, Compass Film. Dal 15 settembre, il film sarà disponibile anche sulla piattaforma.
La scelta di Col cuore in gola porta però al centro qualcosa che va oltre il recupero di un film del 1967. Significa tornare a un momento della carriera di Brass in cui il regista stava ancora cercando una propria forma, attraversando generi e linguaggi con una libertà che negli anni successivi sarebbe stata oscurata dalla sua fama di autore erotico. Il punto di partenza è il giallo, prende la struttura del thriller – l’omicidio, la fuga, il mistero – e decide di sottoporla a una trasformazione. Voleva, secondo le sue stesse parole, “sovvertire le regole” del genere.

La trama resta in movimento, ma il vero terreno della sperimentazione diventa l’immagine. Il racconto procede attraverso accostamenti, improvvise accelerazioni e frammenti che sembrano appartenere a linguaggi diversi.
Londra è fondamentale per questa operazione. Brass arriva nella capitale britannica in un momento in cui la città sta diventando uno dei grandi laboratori della cultura visiva europea. La Swinging London è musica, moda, pubblicità, cinema, grafica, locali e nuovi comportamenti. Il regista non si limita a utilizzarla come sfondo: la trasforma in una superficie da attraversare e manipolare. Le strade diventano vignette, i locali sembrano tavole illustrate, le insegne entrano nella composizione come elementi grafici.
A definire questa dimensione contribuisce Guido Crepax, chiamato da Brass come consulente grafico. Il suo lavoro porta nel film la grammatica del fumetto, fatta di inquadrature che isolano dettagli, corpi e oggetti e di una narrazione costruita per frammenti. Il cinema comincia così a ragionare come una pagina disegnata: una sequenza può interrompersi, dilatarsi o cambiare direzione con la stessa libertà con cui una vignetta può modificare il ritmo di una storia.

Il rapporto con la Pop Art nasce dallo stesso desiderio di contaminazione. Brass guarda alla cultura visiva che lo circonda e la lascia entrare nel film senza cercare di ricondurla a un unico registro. La pubblicità, il fumetto e la grafica convivono con il thriller e il risultato è un cinema che sembra continuamente sul punto di uscire dai propri confini.
Anche la storia d’amore tra Bernard e Jane viene raccontata attraverso questa tensione. I due si incontrano dentro una situazione di pericolo e da quel momento attrazione e fuga procedono insieme. Jane non è soltanto la donna da salvare o da inseguire: è il motore della storia, il personaggio che trascina Bernard dentro un universo sempre più instabile. Il desiderio diventa così parte della stessa costruzione visiva che sostiene il mistero.
A interpretare i protagonisti sono Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Accanto a loro, Londra diventa quasi un terzo personaggio: una città attraversata di corsa, osservata attraverso finestre e vetrine, trasformata dal montaggio in un labirinto. La fotografia è firmata da Silvano Ippoliti, le scenografie sono di Carmelo Patrono e le musiche di Armando Trovajoli. Col cuore in gola appartiene a una fase precisa della filmografia di Brass. Dopo questo film arriveranno Nerosubianco e Dropout, anch’essi legati al periodo londinese e attraversati dai riferimenti alla Pop Art e al fumetto. Poi il percorso del regista cambierà direzione. Con Salon Kitty, Caligola e soprattutto La chiave, Brass costruirà quell’immaginario erotico che finirà per diventare il tratto dominante della sua memoria pubblica.
Rivedere oggi Col cuore in gola significa allora spostare lo sguardo su un autore interessato al rapporto tra cinema e arti visive, alla possibilità di rompere la linearità del racconto e di far entrare sullo schermo ciò che appartiene alla strada, alla pubblicità e al fumetto. Il corpo è già presente, così come il desiderio, ma sono inseriti dentro una ricerca che riguarda soprattutto l’immagine e il modo in cui può essere costruita.
Il restauro in 4K restituisce nuova precisione a questa ricerca. Il lavoro del Centro Sperimentale di Cinematografia permette di riportare sul grande schermo un film che appartiene a una stagione del cinema italiano in cui i confini tra le discipline si stavano facendo più permeabili. Il sostegno di Netflix aggiunge poi un secondo passaggio: dopo Venezia, l’opera può raggiungere un pubblico che probabilmente la conosce soprattutto per il nome del suo autore e molto meno per questa fase della sua produzione.
C’è qualcosa di particolarmente significativo nel fatto che il ritorno avvenga proprio a Venezia. Brass è nato qui e qui aveva presentato Col cuore in gola nel 1967. Quasi sessant’anni dopo, la stessa città lo accoglie di nuovo, questa volta attraverso un film che permette di guardare alla sua carriera da un punto diverso.
Col cuore in gola torna così al presente con la stessa inquietudine con cui era arrivato nelle sale nel 1967. Il giallo diventa fumetto, la città diventa immagine, il montaggio diventa collage. E Tinto Brass torna a essere un autore che voleva capire fino a dove potesse spingersi il cinema quando smetteva di rispettare le proprie regole – molto prima che la storia scegliesse di ricordarlo soltanto come il regista erotico.



