C’è qualcosa di programmaticamente paradossale nell’ospitare una mostra intitolata «L’Attimo Sospeso» in un sottopassaggio, luogo per definizione di transito, di passaggio rapido e distratto. Eppure è proprio questa tensione a fare da cornice ideale alla seconda personale che la Galleria Sottopasso di Viterbo dedica a Tiziano Ionta, fotografo con oltre trent’anni di carriera alle spalle tra palchi, reportage di guerra e missioni umanitarie. L’esposizione sarà visitabile dal 1 al 30 settembre 2026, tutto il giorno, negli spazi del sottopassaggio di Piazza Francesco Crispi.
La galleria, concepita come una «partitura artistica» dal progetto PantaCZ e diretta da Carlo Alvise Crispolti, ha già ospitato Ionta in una precedente occasione: un reportage sul Giubileo dei Giovani, incentrato sulla cristallizzazione di istanti unici e irripetibili. Questa nuova mostra prende una direzione diversa, più intima e riflessiva. Se la precedente lavorava sulla potenza del documento, «L’Attimo Sospeso» sposta il baricentro verso la dimensione soggettiva dello scatto, verso quella capacità della fotografia di dare respiro a ciò che altrimenti svanisce nel flusso del tempo.
Il percorso biografico e artistico di Ionta è insolito per densità e varietà. La sua formazione nella street photography si è intrecciata con esperienze nel teatro sperimentale e d’avanguardia, che lo hanno portato a documentare dal vivo il Fringe Festival di Edimburgo e il Festival del Mimo di Avignone, e a lavorare a fianco di figure come Marcel Marceau e Lindsay Kemp. Non si tratta di semplici collaborazioni: sono incontri che hanno plasmato il suo sguardo, insegnandogli a leggere il corpo come linguaggio e il gesto come narrazione visiva. In parallelo, ha affinato la tecnica del reportage attraverso missioni sul campo in Bosnia e Palestina, svolte per conto di UNICEF e del Vaticano. Da questi contesti apparentemente distanti — il palco e la guerra, la maschera del mimo e il volto del conflitto — emerge un filo comune: la necessità di fermare ciò che è vivo prima che sparisca.
Le opere in mostra sono il risultato di questo lungo e stratificato lavoro di osservazione. Ionta non fotografa semplicemente gli spettacoli: li abita, li attraversa con la pazienza di chi sa che l’immagine più vera non è quella programmata ma quella rubata al momento, alla luce che cambia, al corpo che si muove. La fotografia dinamica — questa la definizione che la galleria stessa adotta per descrivere il suo lavoro — non è una categoria tecnica ma una postura etica: restare presenti, lasciare che la realtà accada davanti all’obiettivo senza forzarla.
La Galleria Sottopasso si conferma uno degli spazi espositivi più originali del centro Italia, non solo per la sua collocazione fisica — un sottopassaggio pedonale recuperato all’arte — ma per un modello gestionale che merita attenzione: la manutenzione della struttura, incluse pulizia, tinteggiatura annuale, impianto elettrico e oneri fiscali, è sostenuta dai ricavi pubblicitari degli spazi commerciali presenti nell’ingresso superiore. Un meccanismo che tiene in vita uno spazio pubblico attraverso risorse private, senza fondi istituzionali dichiarati, in una città come Viterbo che non è certo un polo dell’arte contemporanea di prima fascia. Proprio per questo, iniziative come questa hanno un peso specifico maggiore: dimostrano che la ricerca fotografica di qualità può trovare casa anche fuori dai circuiti canonici.


