Tomaso Montanari, La terza ora d’arte

La vita come una prigione, perché “il tempo che viviamo ci imprigiona dietro le sbarre dell’attuale, dell’effimero”, scrive Tomaso Montanari, storico dell’arte e saggista, columnist del “Venerdì di Repubblica”, con la sua rubrica che si intitola per l’appunto “Ora d’arte”. Perché l’arte, secondo Montanari, è il motore che ci aiuta a “restare umani”, in un “percorso di liberazione” dalla dittatura dell’effimero e dell’apparenza.

E La terza ora d’arte è infatti il titolo del libro in cui lo storico dell’arte riunisce i testi di oltre duecento delle sue rubriche, nelle quali ripercorre i capolavori della storia dell’arte di tutti tempi, dai vaso greci alle sculture etrusche ai mosaici bizantini fino alle lettere di Geco, writer con la mania del gigantismo, che piazza la sua firma nei luoghi meno accessibili e più visibili di Roma; passando per le opere di Caravaggio, Donatello, Rembrandt, Watteau, Rubens, Grosz, Carrà, Goya, Schiele, Cartier Bresson, solo per citarne alcuni.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista.

Ogni immagine, di quadro o di scultura o di monumento, è la testimonianza di un percorso di educazione, di riflessione, di maturazione per chi impara a guardarla e a conoscerne la storia che vi si cela dietro. Così, il San Giovanni Battista di Caravaggio è raccontato come un sedicenne inquieto di oggi, sempre “incazzato nero”, che sfugge al nostro sguardo; il bambin Gesù del secentesco Gherardo Delle Notti è la prova che “la carna di ogni uomo è luminosa”, perché “rivestendosi di umanità, Dio ha divinizzato la natura umana”; il ritratto di Samuel Beckett di Jane Brown è l’esempio di come si possa, in un solo scatto, raccontare l’intera storia di un uomo; e I pilastri della società di George Grosz, feroce satira della società tedesca del suo tempo, non è altro che una metafora della decadenza del potere di ogni tempo, anche della nostra “avviata alla catastrofe”.

George Grosz, I pilastri della società, 1926.

Palazzi, ville, monumenti pubblici anche celeberrimi, come il Colosseo o la piramide Cestia a Roma, assieme a mosaici, sculture pubbliche e capolavori pittorici, sono raccontati e contestualizzati nel tempo che li ha fatti nascere e nel luogo che li ospita, per creare, scrive Montanari, “ragnatele di prossimità culturale” e “geografie di significati”. Ecco allora che le tensioni geopolitiche del tempo presente, le nevrosi, le contraddizioni e le disuguaglianze della società di oggi entrano senza soluzione di continuità nei testi di Montanari, in un discorso ininterrotto che attraversa storia passata e presente.

Tomaso Montanari, La terza ora d’arte, Enaudi (pagg. 250, euro 15).

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(A.R.)

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