Torna la Tosca alla Scala, con luci caravaggesche e costumi sontuosi

Raramente l’interpretazione di Tosca come opera di struttura “cinematografica” ha avuto più rigorosa applicazione che nell’allestimento pensato da Davide Livermore e dalla sua squadra, a cominciare dall’impressionante “piano sequenza” iniziale sulla fuga di Angelotti. L’imponente produzione, nata come titolo inaugurale della Stagione 2019/2020 con la bacchetta di Riccardo Chailly e costruita sui fastosi elementi architettonici disegnati da Giò Forma, è ora diretta da Michele Gamba che torna alla Scala dopo i successi ottenuti per Rigoletto e Médée con un cast che alterna nella parte eponima Chiara Isotton e Elena Stikhina e come barone Scarpia Luca Salsi e Amartuvshin Enkhbat mentre Cavaradossi sono Francesco Meli e Fabio Sartori.

Alessandra Premoli riprende la “Tosca” vista da Davide Livermore, che ha trionfalmente aperto la stagione lirica 2019 – 2020 della Scala di Milano. Una versione cinematografica, con scenografie gargantuesche, spesso a due piani, tagliate da una luce viva e potente. 

Siamo a Roma, nel giugno del 1800. Il pittore Mario Cavaradossi si trova nella basilica di Sant’Andrea della Valle, intento a dipingere una tela che gli è stata commissionata. Improvvisamente scopre Angelotti, un Bonapartista appena fuggito dalla prigione di Castel Sant’Angelo e rifugiatosi nella cappella della famiglia Attavanti, che il pittore conosce e desidera aiutare.

Ecco perché lo fa travestire da donna e fuggire nella sua casa di campagna, appena prima che la sua amante, l’attrice Floria Tosca, non faccia irruzione nella chiesa e, da donna passionale e gelosa, prorompa in uno scoppio d’ira perché il quadro del suo amante non ritrae lei. Cavaradossi riesce a stento a fugare i suoi sospetti e a farla uscire dalla chiesa, ma irrompe allora la polizia papalina, comandata dal barone Scarpia, alla ricerca di Angelotti. Scarpia non ama Cavaradossi, perché desidera avere Tosca per sé e, da uomo furbo e calcolatore, intuisce che può giocare la situazione per ottenere più di uno dei suoi scopi. 

Quando Tosca ritorna in chiesa, non trova il suo amante, ma Scarpia stesso, che la induce a sospettare di un tradimento di Cavaradossi. Matta di gelosia, la donna vola verso la sua casa di campagna, inconsapevolmente seguita dagli uomini di Scarpia, che arrestano Cavardossi.

A Palazzo Farnese, Tosca prega Scarpia di rilasciare il suo amato e il barone acconsente a firmare un documento di grazia, a patto che lei gli si conceda. All’ultimo momento, però, la donna ha un moto di ribrezzo e accoltella Scarpia a morte, fuggendo verso la prigione con i documenti che salveranno Cavaradossi dall’esecuzione, o almeno così crede lei.

Scarpia in realtà ha giocato sporco e non ha fermato l’esecuzione. Cavaradossi muore credendo di avere salva la vita e Tosca, disperata e braccata dalla polizia, si butta giù dai bastioni di Castel Sant’Angelo.

“Tosca” è senza dubbio l’opera più drammatica di Giacomo Puccini e l’impianto narrativo orchestrato dalla regia ben si adatta alla sua trama. Le scene sono mastodontiche come nello stile di Livermore, ma per una volta mantengono l’estetica tradizionale, rinunciando all’avvenierismo tipico del regista piemontese. I colori sono fumosi, con sprazzi d’oro e di lusso nel secondo atto, e lasciano che i colori sgargianti dei costumi spicchino vivi sul palco, colpendo lo spettatore.

La meravigliosa orchestra della Filarmonica della Scala è diretta dal Maestro Michele Gamba, che sceglie di dare libero sfogo alla passionalità della musica di Puccini, pur mantenendo il controllo necessario per trasformare con scioltezza la viva potenza dell’orchestra nelle sfumature delle arie più famose.

Francesco Meli veste i panni di Cavaradossi come alla Prima del 2019, donandogli i suoi toni caldi e potenti e quell’eleganza nel cantato che è stata il suo tratto distintivo fin dagli inizi della sua carriera. Lo affianca la soprano veronese Chiara Isotton, che offre al pubblico una Tosca viva, giovane e piena di slanci, siano essi passionali, di gelosia o violenti. Completa il trio protagonista il sempre ottimo Luca Salsi con la sua resa di uno Scarpia serpentino, elegante all’apparenza, ma rozzo e quasi volgare negli istinti: un antagonista perfetto.

Ottima prova anche degli altri cantanti in scena, con una menzione speciale al sagrestano di Marco Filippo Romano. Il Teatro Scaligero inizia la sessione primaverile della stagione operistica senza correre rischi, con una “Tosca” solida e di sicuro impatto, in vista degli altri, promettenti, titoli in cartellone. 

Fonti e crediti fotografici

Teatro alla Scala di Milano

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