Nella città lagunare del vetro per eccellenza si apre una mostra che crea un dialogo proficuo fra la tradizione boema e quella italiana, entrambe ricche di secoli di storia e contaminazioni.
A fare da sfondo all’evento è lo storico Palazzo Barovier & Toso ARTE, proprietà dell’omonima azienda fondata nel 1295 e conosciuta come la più antica vetreria al mondo, che a febbraio ha inaugurato uno spazio espositivo all’interno della storica Sala dell’Acqua, all’ultimo piano del palazzo muranese degli anni ‘20.
Lo spazio che ospita le nove sculture vitree di Vlastimil Beránek è diffusamente illuminato da quattro maestosi lampadari in vetro soffiato, enfatizzando le linee sinuose e i bordi perfetti che caratterizzano le opere dell’artista ceco. Ogni scultura è posizionata su di un piedistallo cilindrico nero, che ne risalta la forma, il colore e le rifrangenze, amplificate ancor di più dagli specchi che si susseguono tutt’intorno alla sala. In questo contesto, si ha come la sensazione di essere immersi in un’atmosfera in cui vetro, luce, riflessi e colori si amalgamano alla perfezione, creando un ambiente in cui quest’elemento non è più solo oggetto di arredo, ma diventa opera d’arte.

Le opere, caratterizzate da una certa solidità materica e strutturale, creano un contrasto rispetto all’idea che si è soliti avere del vetro, assimilabile a quanto c’è di più fragile e leggero. Questa percezione rimanda alla tecnica con cui l’artista plasma le sue sculture: egli decide di non lavorare soffiando il vetro, com’è consono invece ai maestri muranesi, bensì colandolo, come viene illustrato in un video — riassuntivo dell’intero (e lungo) processo — riprodotto su di uno schermo accanto all’ingresso della sala.
In precedenza questo processo prevedeva l’assemblaggio di frammenti vitrei posti in un contenitore di ceramica o grafite (crogiolo in termini tecnici), riscaldati in una fornace sino alla fusione, per poi essere versati in uno stampo che, una volta raffreddato, veniva rotto per permettere all’opera di “emergere” e di essere rifinita a freddo.

La differenza sostanziale nel metodo del casting — sviluppato negli anni ‘60 da Stanislav Libenský e Jaroslava Brychtova, di cui Beránek fu brillante allievo all’Accademia di Arti, Architettura e Design di Praga — è centrale per comprendere appieno le opere esposte. In questo caso il vetro viene riscaldato direttamente in uno stampo, permettendogli dunque di assumere meglio la forma del negativo, trasformandosi molto lentamente in materia solida, compatta e tridimensionale, dando vita a oggetti più grandi e pesanti.
Coniugando perfettamente la tradizione boema con l’innovazione artistica contemporanea, questo artista vetraio di terza generazione si lascia affascinare e ispirare dalla semplicità e dalla bellezza degli elementi naturali: sue muse sono le profondità marine, le creature che popolano gli oceani, l’effimerità del fumo, le forme cosmiche, le onde sonore, le emozioni umane.
Il percorso espositivo presenta al centro della stanza, posizionato a livello del suolo la scultura Echo (2020), composta da due coni concavi, a rappresentare la manifestazione fisica delle onde sonore attraverso lo spazio. L’effetto opaco di sabbiatura restituisce una sensazione ovattata, in cui la luce attraversa la materia come il suono fa con l’aria. Plume of Smoke Crystal (2019), con i suoi oltre due metri di altezza, gioca con lo spazio ricreando il movimento ascensionale del fumo, cristallizzandolo in eterno. La forma sferica e il colore rosa acceso di Temptation Rose (2017) attirano immediatamente lo sguardo, che si perde fra la sua pienezza e i suoi vuoti. Evocando il rossore stesso del desiderio, dimostra bene come la tentazione irrimediabilmente ci attiri.

Ad assorbire la luce è invece Venus Black (2018): alludendo a una Venere che emerge dall’ossidiana, si nutre della luce e la trasforma. Mola Mola Gold (2023) è invece, con la sua forma ovale traforata al centro, un rimando diretto al Mola Mola, noto anche come pesce luna, di cui riprende l’insolita forma, colorandola con una tinta ambrata calda che crea mille riflessi. Il riferimento all’armonia dell’acqua e della luce si ritrova poi nelle ultime sculture, in dialogo fra loro a chiudere il semicerchio poetico e narrativo in cui sono disposte all’interno della sala. Acqua One Crystal (2017), Endless-Torquise (2024), Crystal One Mood (2019) e Wave-Ice (2023) si susseguono in un’alternanza di azzurri e trasparenze, con forme e colori che rimandano alla potenza e impetuosità dell’acqua nel suo ciclo eterno, così come la luce, che sull’acqua riflette, cangiando forme e colori in modo sempre diverso.
In questo modo il paradosso a cui Vlastimil Beránek ci pone difronte resta irrisolto: le sue sculture in vetro colato catturano l’essenza del movimento, paralizzandola allo stesso tempo e rendendola eterna. Il vetro stesso, fra le sue mani esperte, mediante il calore, il tempo e la precisone, da fluido si fa solido, conservando la sua anima e facendosi portatore di un insegnamento importante: in un mondo in cui tutto è prodotto in serie e velocemente, questi lavori ci insegnano la pazienza, l’importanza di credere nel processo e la contemplazione della bellezza.






Molto molto bello, illustra il percorso della materia e la tecnica delle opere, poi le descrive, il tutto con fluidità’ generando in me lettrice il desiderio di visitare la mostra! Bravissima Laura Ferrone👏 😘🤗
Ma che meraviglia, spiegazione davvero impeccabile!! 💖
Complimenti per la recensione.
Mi ha fatto cogliere sfumature davvero interessanti, riuscendo a comprendere il percorso dell’artista.
Capita raramente di leggere articoli chiari e nello stesso tempo profondi .
La bravura è soprattutto scrivere in maniera semplice concetti difficili da spiegare.
Quindi complimenti davvero , in quanto significa che alle spalle c’è una ricerca e tanto studio .
La descrizione delle opere, dei loro colori e di come sono state esposte fa davvero desiderare di visitare questa mostra! Grazie per questo articolo!
Complimenti per questo articolo scritto con profondità, chiarezza e sensibilità. Riesce ad informare ed al tempo stesso a far riflettere, oggi qualità rara.
Complimenti per questo articolo scritto con profondità, chiarezza e sensibilità. Riesce ad informare ed al tempo stesso a far riflettere, oggi qualità rara.
Articolo davvero interessante ed approfondito, scritto sulle punte di trasparenze e sinuosità. Non sapevo ci fosse la mostra di Beránek a Murano, ottima occasione per tornare a fare una gita e godere delle meraviglie descritte.
Articolo davvero interessante ed approfondito, scritto sulle punte di trasparenze e sinuosità. Non sapevo ci fosse la mostra di Beránek a Murano, ottima occasione per tornare a fare una gita e godere delle meraviglie descritte.
Brava la giornalista, sintetica ma esaustiva, con un mood descrittivo leggero ma avvincente…