Ci sono poche cose affascinanti e intellettualmente stimolanti – almeno dalla mia piccola prospettiva – quanto la consapevolezza che la storia della nostra specie e delle altre specie umane che hanno abitato questo pianeta è incredibilmente lunga.
L’elaborazione di un nuovo concetto o lo sviluppo di una nuova tecnologia al fine di creare oggetti non sono attività che si realizzano dall’oggi al domani, sono processi che richiedono tempo e tentativi. E chi studia questi processi – storici, antropologi, archeologi… – sa bene che più si va indietro nel tempo, più quella forbice di tempo all’interno della quale collocare lo sviluppo di una data tecnologia o l’elaborazione di un dato concetto si allarga e si sfuma, per lo più per l’ovvia rarefazione delle testimonianze di tali processi.
Ogni tanto – però – qualche testimonianza salta fuori e può succedere che bastino quattro “sassolini” a riaprire dibattiti anche molto importanti. In un territorio un po’ fuori dai radar (ma non per questo privo di interesse, anzi…) come quello uzbeko, precisamente nella valle del Paltau tra le montagne del Tien Shan, un gruppo di ricerca congiunto dell’Istituto di Storia e Archeologia dell’Accademia delle Scienze uzbeka e dell’Istituto di Archeologia e Etnografia dell’Accademia delle Scienze russa ha rinvenuto, negli ultimi due dei 21 livelli sedimentari della grotta di Obi-Rakhmat, numerose tracce di un’ancestrale presenza umana, che i diversi metodi di datazione impiegati collocherebbero addirittura a circa 80.000 anni fa.

Tra le oltre 500 testimonianze di industria litica rinvenute, lame e punte di selce impiegate nella caccia di mammiferi di medie e grandi dimensioni, quelle che hanno catturato l’attenzione degli studiosi sono una ventina di punte di selce, che per forma e dimensioni, per la tecnica di lavorazione e per gli studi di archeologia sperimentale condotti su di essi, sembrerebbero poter essere punte di freccia.

In tal senso, analisi comparative condotte con punte di freccia rinvenute in Francia, a Grotte Mandrin, e ben più recenti (si parla di circa 54.000 anni fa, sempre un’eternità fa, ma comunque distante quasi 30.000 anni dal contesto uzbeko, questo intendo quando parlo di tempi difficili da abbracciare mentalmente…), hanno rivelato numerosi punti di contatto. Se tale ipotesi venisse confermata, si tratterebbe di una scoperta veramente importante, perché si tratterebbe della più antica testimonianza mai rinvenuta di questa tecnologia (vale a dire la capacità di colpire efficacemente dalla lunga distanza), anticipando i precedenti oggetti interpretati come punte di freccia o dardo di almeno 6.000 anni (che – sostanzialmente – è la medesima distanza che ci separa dalla nascita di Cristo, ma moltiplicata per 3…).
Ma non si tratta solo di questo: l’altra domanda alla quale i ricercatori stanno cercando di dare risposta è: chi ha fabbricato queste punte di freccia? Siamo infatti in un periodo in cui Homo sapiens (che – comunque – già vaga per il mondo da almeno 120.000 anni…) non è l’unica specie umana esistente sulla Terra, ce ne sono almeno tre (se non quattro, Homo erectus probabilmente non è ancora del tutto estinto…) e tutte e tre – vale a dire sapiens, neanderthalensis e la (sotto)specie cosiddetta di Denisova – sono verosimilmente presenti nell’area della grotta di Obi-Rakhmat.

Nel 2003, nello strato 16 della grotta, databile a circa 70.000 anni fa, i ricercatori hanno rinvenuto i resti del cranio di un giovane essere umano, che pur presentando una dentizione tipicamente neanderthaliana, mostra una conformazione facciale molto ambigua, più vicina a sapiens, suggerendo la possibilità di una forma di ibridazione tra Neanderthal e sapiens/Denisoviani, che potrebbe non solo spiegare il motivo della prematura morte del giovane essere umano, ma allargherebbe ancora di più il campo delle possibili interazioni tra le varie specie di Homo, già da tempo oggetto della ricerca paleoantropologica.
Gli unici due siti neanderthaliani in cui sono attestate differenti tipologie di lame o armi sono in Francia – la grotta di Castelperronian of Arcy sur Cure e Saint Cézaire – ma sono siti che presentano numerose problematiche di stratigrafia, mentre l’associazione tra industria litica per la produzione di armi e Uomo di Denisova si basa unicamente su un sito, in cui è – comunque – attestata la sincronica presenza di Sapiens.
Siamo, dunque, di fronte a un altro prodotto di Homo sapiens, seppur ben più antico delle testimonianze finora raccolte? Oppure a un prodotto di altre specie umane, il che aprirebbe scenari finora praticamente mai attestati? Quali erano i rapporti tra le varie specie di uomo nell’area uzbeka? È possibile che nei loro contatti venissero trasmesse, oltre che il patrimonio genetico, anche conoscenze tecnologiche?
La risposta a queste domande – per il momento – è affidata a qualche frammento di cranio e venti presunte punte di freccia.
Se non è appassionante questo…


