Tra simmetrie e visioni, danza il paesaggio: Hodler e Franzoni al MASI di Lugano

Il giardino è quello rigoglioso di Casa Wettstein a Basilea, che prende il nome dal suo proprietario un certo Johann Rudolf Wettstein, sindaco della città nel 1648, che la utilizzava come luogo di ritrovo e discussione. L’immagine è quella fotografica scattata da Fritz Staehelin-Bernoulli nel 1897 in bianco e nero, che ritrae i rappresentanti della Società degli Artisti dell’epoca, tra cui, seduti uno a fianco all’altro Ferdinand Hodler (Berna, 1853 – Ginevra, 1918) e Filippo Franzoni (Locarno, 1857 – Mendrisio, 1911). 

Due artisti che pur provenendo da ambienti e formazione diverse, si incontrano nello stesso momento storico partecipando insieme ad appuntamenti artistici, come l’ENSBA l’Esposizione di Berna del 1889, la prima a una mostra svizzera per Franzoni, e poi ancora nel 1892. L’anno successivo prendono parte all’XIIII EMBA di Ginevra, e nell’edizione del ‘94 all’ENSBA di Berna, solo per citarne alcune. Successivamente stringono un rapporto di amicizia come dimostrano le ricerche documentali effettuate dalla curatrice Cristina Sonderegger per la mostra al Ferdinand Hodler – Filippo Franzoni, un sodalizio artistico in corso MASI di Lugano, fino al 10 agosto 2025

Filippo Franzoni Autoritratto[1903-1905 circa] Olio su tavola Collezione della Città di Locarno

Franzoni meno noto al pubblico proviene da un ambiente colto e raffinato con studi all’Accademia di Brera, a differenza di Hodler figlio di una famiglia più umile, che si forma a Ginevra all’Écoles de Dessin come vedutista. Negli intenti della mostra vi è la volontà manifesta di offrire al pubblico una prospettiva della pittura dell’epoca tra Ottocento e Novecento, del paesaggio svizzero attraverso due figure diverse ma in cui emergono alcuni punti di contatto (personali e artistici). Alla mostra fa seguito un catalogo edito da Edizione Casagrande Bellinzona per l’edizione italiana e Verlag Scheidegger&Spiess Zurigo per quella tedesca, con una prefazione di Tobia Bezzola, di Monika Brunner dedicato a Hodler e di Veronica Provenzale a Franzoni. 

Da un punto di vista espositivo si tratta di un percorso che si muove letteralmente intorno a cinque sale tematiche e cronologiche, in cui le opere si guardano e trovano delle assonanze, seppur nell’evidenza delle differenze pittoriche e stilistiche. Tuttavia, si rintracciano alcune influenze reciproche, a partire dai luoghi ritratti da Hodler ma cari a Franzoni, uno su tutti l’opera Maggiadelta. Così come il rigore e l’intimità dell’opera pittorica di Hodler influenzano la pittura di Franzoni. 80 le opere, di cui alcune restaurate per l’occasione ruotano soprattutto intorno all’iconografia del paesaggio svizzero. Accanto alcuni ritratti esposti in cui emerge con chiarezza la loro diversità artistica ed emotiva.

In quello della madre di Franzoni nel dipinto del 1891, intenta a leggere il giornale ripresa all’interno di una dimensione domestica, in cui si coglie un certo gusto: un vaso in stile orientale con i fiori, una pianta sullo sfondo, gli arredi. Da un punto di vista stilistico la definizione dei piani pittorici si appiattisce, le forme si fanno sintetiche rimandando a una matrice pittorica tipica dei Nabis, sulla scia dei suoi rappresentanti francesi come Paul Sérusier (1864-1927). Manifestazione di una volontà meno tesa a una rappresentazione della realtà, quanto piuttosto a renderla attraverso il simbolismo. 

Ferdinand Hodler Der Buchenwald (Le Bois de Châtelaine) Il bosco di faggi 1885, ripreso nel 1890 e 1894 circa Olio su tela Kunstmuseum Solothurn, donazione signora Erica Peters in memoria del Dr. Rudolf Schmidt, 197

Nel ritratto Hodler lavora con un rigore delle simmetrie, i suoi soggetti spesso frontali, come nella donna che sorregge un bicchiere con un fiore rosso, la cui figura emerge da una luce lasciando alle spalle un fondo scuro e non contestualizzato. Anche nei due autoritratti le differenze tra gli artisti sono evidenti. La posa, lo sguardo fiero e realistico di Hodler si oppone a quello di Franzoni, che si fa più mistico, nostalgico in cui il colore sfuma i contorni, interpretando il suo pensiero in cui è necessario “Non perdere mai di vista la massima: sacrifica il dettaglio all’insieme”. 

Ma è soprattutto nel paesaggio che si rintracciano alcuni elementi che appartengono a entrambe. Eccezion fatta per l’ultima sala in cui l’Adorazione che ritrae il figlio di Hodler nato dalla sua relazione con la Augustine Dupin, è inginocchiato su un prato, e si alterna al tema di Narciso dipinto da Franzoni ambientato nella zona del delta del fiume Maggia, vicino alla Colonia del Monte Verità (gruppo di cui faceva parte, che raccoglieva figure intellettuali, ecclettiche o artistiche dell’epoca). Le figure femminili danzanti che Hodler dipinge nell’opera L’Emozione (soggetto ampiamente riproposto in altri suoi lavori), sebbene lontane da forme di rappresentazione realistica mettono in evidenza le differenze con Franzoni nel dipinto Apparizioni – Saleggi con figure danzanti, che all’interno del bosco quasi si confondono in un’osmosi con la natura. 

Una natura protagonista per Ferdinand Hodler e Filippo Franzoni tra distese rocciose come quelle dipinte dal pittore di Berna, lo Stockhorn con cui vince il primo premio al quarto Concorso Calame del 1883, le montagne del Monte Ghiridone nascoste dalle nuvole, il Mönch e la Jungfrau. Per l’artista di Locarno invece sono lo sfondo dei suoi paesaggi di Muralto o i Saleggi di Isolino a Locarno. Distese di prati in fioe, rive di laghi e torrenti, che colgono il Lago di Lemano e le Alpi svizzere per il primo e il Lago maggiore con i suoi dintorni insieme a Locarno, per il secondo. Alberi solitari o in gruppo, come quelli di Hodler, che rimandano all’unione tra cielo e terra, mentre quelli di Franzoni hanno chiome folte su steli sottili come nel Bosco dell’Isolino – autunno, che ricordano dei flessuosi corpi danzanti.

Filippo Franzoni, Delta della Maggia1895 circa Olio su tela Comune di Chiasso, deposito della Confederazione svizzera, Ufficio federale della cultura, Berna

I soggetti riprendono le immagini dei viali, dei sentieri, e dei boschi. Iconica l’eleganza del bosco dei faggi di Hodler, Le Bois de Châtelaine in cui la ripetizione degli elementi, delle forme e dei colori originano la sua teoria compositiva del “parallelismo”. Ma le composizioni di Hodler si articolano anche intorno a bande orizzontali, una modalità rintracciabile nelle tombe romane di Franzoni. Il paesaggio di Franzoni si perde e si confonde in un unicum uomo-natura come nel Delta del Maggia, che mostra il lago svizzero sorpreso guardando il Bosco Isolino. Lo stesso bosco in cui giocano le sue nipoti rese come due macchie bianche smaterializzate tra il verde in L’isolino con bambine, e le mucche in un altro quadro, concretizzando il suo pensiero di attrazione nei confronti dell’astrazione delle forme, più che da una rappresentazione realistica. 

La mostra al MASI permette la conoscenza di un paesaggio naturale alle soglie di una modernità, che si stava affacciando lentamente. Tuttavia, la visione degli artisti anticipa un sentire tutto contemporaneo o forse dovremo dire universale, nella volontà di creare un trait d’union tra l’uomo e la natura. 

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