Tre realtà fuori dai radar da non perdere alla Biennale di Venezia

Nei primi giorni di apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia torna ad essere un atlante diffuso di stimoli, visioni e incontri, ma anche scontri e contrasti su forma e contenuti di quella che, al di là delle polemiche, rimane una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo. Accanto ai grandi padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale di cui, soprattutto quest’anno, si parla costantemente, è sempre interessante perdersi nell’intricato tessuto cittadino fatto di calli e piccole piazze, nelle quali si nascondono eventi collaterali, progetti indipendenti, nuovi spazi e mostre capaci – chi più, chi meno – di instaurare un dialogo con l’architettura veneziana e con il tempo sospeso della laguna.

Nella dinamica di un ampio programma ufficiale, ecco tre realtà laterali da non perdere; realtà che, pur diversissime tra loro, raccontano bene il clima di ricerca e sperimentazione che attraversa anche questa edizione della Biennale d’Arte.

Close-up of a miniature multi-story building with orange-tiled roof on a glass surface, blurred staircase in the background, indoors.
Hybrids di Leandro Erlich, negozio Olivetti

La prima tappa obbligata è la mostra Hybrids di Leandro Erlich ospitata presso Negozio Olivetti, il capolavoro progettato da Carlo Scarpa affacciato su Piazza San Marco. L’intervento dell’artista argentino, in collaborazione con FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, trasforma lo storico spazio dal design senza tempo in un paesaggio di metamorfosi e illusioni: farfalle con ali che ricordano orecchie, coralli che assumono l’aspetto di skyline urbani, alberi che terminano in piedi umani. Circa venti opere, alcune inedite, costruiscono un universo ambiguo e magnetico in cui natura, architettura e corpo si fondono continuamente. Il dialogo con gli interni di Scarpa amplifica la forza percettiva delle sculture, creando una delle mostre collaterali più riuscite di questa Biennale.

Industrial brick wall gallery with two windows and a hanging colorful gradient artwork in front, reflections on the polished floor.

A pochi passi dai percorsi più battuti, situato nel sestiere di Cannaregio vicino alla Scuola Grande della Misericordia, merita sicuramente attenzione anche il nuovo spazio AMA Venezia. Inaugurato nel 2025 nei locali in disuso dell’antica fabbrica di sapone della città, sapientemente recuperati e trasformati in un centro espositivo d’avanguardia, AMA Venezia rappresenta una delle novità più interessanti e raffinate di questa stagione veneziana. Più che un semplice luogo espositivo, AMA nasce come piattaforma aperta alla contaminazione tra arte contemporanea, ricerca curatoriale e progettualità internazionale. La mostra AURA, visitabile dal 5 maggio al 22 novembre 2026, mette in relazione opere e presenze attingendo interamente dalla Collezione AMA; attraverso un dialogo continuo tra materialità e immaterialità, tra visibile e invisibile, nel percorso espositivo opere di Ed Ruscha, Tino Sehgal, Arthur Jafa, Charles Ray, Christopher Wool, Richard Serra, Laura Owens, Jenny Saville e altri, attivano, ognuna a suo modo, le dimensioni architettoniche e percettive dello spazio.

Cat standing in an open doorway into a room with a wooden piano and a small plant on top; blue wall visible to the left.
LETTERA – CASA COLUSSI

La terza realtà da segnare in agenda è “Lettera”, il nuovo progetto curatoriale ideato da Elena Re e Giulia Colussi. La mostra, visitabile esclusivamente su appuntamento a Palazzo Bragadin Carabba, sceglie deliberatamente un formato intimo e raccolto, lontano dalla frenesia, in una dimensione quasi segreta che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti del progetto. Lettera si costruisce come un progetto culturale relazionale, uno spazio di ascolto e prossimità in cui opere, testi e presenza del visitatore entrano in dialogo diretto. In contrasto con la spettacolarizzazione che spesso accompagna gli eventi collaterali della Biennale, Re e Colussi propongono un’esperienza lenta, personale, quasi domestica, che restituisce centralità al tempo della visione nella raffinata atmosfera di un’elegante residenza veneziana. “Lettera#1”, primo di una lunga serie di appuntamenti, che ogni anno si riproporranno in occasione della Biennale (Arte e Architettura) con la stessa modalità ma con contributi sempre nuovi, vedrà in mostra i tre giovani artisti Elisa Bertaglia, Andrea Fais e Mario Uliassi . Ad ogni mostra corrisponderà, più che un catalogo, un vero e proprio libro che andrà a costituire una collana dotata di una precisa identità; una chicca edita da PRINP Editoria d’Arte, piccola realtà indipendente torinese con alle spalle una bella storia e un interessante catalogo di titoli.

Queste tre esperienze dimostrano come la Biennale di Venezia continui a vivere soprattutto fuori dai percorsi ufficiali, nelle pieghe della città e nei progetti che riescono a creare nuove relazioni tra arte, spazio e pubblico. Tra l’approccio visionario di Leandro Erlich, l’energia sperimentale di AMA Venezia e l’intimità curatoriale di Lettera, i primi giorni della Biennale 2026 confermano ancora una volta Venezia come il luogo ideale in cui perdersi — e ritrovarsi — attraverso l’arte contemporanea.

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Matteo Pacini
Matteo Pacini
Curatore indipendente e critico d’arte, collabora con istituzioni ed enti pubblici e privati. Laureato in Conservazione dei Beni culturali all’Università di Perugia e specializzato in Gestione e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico Industriale presso l’Università di Padova, suddivide il suo interesse tra la fotografia, lo studio del territorio e le varie implicazioni tra architettura, urbanistica e arte contemporanea. Nel 2011 crea PACMAT_ART_IN PROGRESS, attività autonoma di progettazione e curatela di mostre e progetti culturali grazie a un bando della Comunità europea per lo sviluppo di idee imprenditoriali. Cura mostre in Italia e all’estero e alterna la pubblicazione di cataloghi d’arte con case editrici come Allemandi Editore, Skira, Selective Art Edizioni, a volumi sulla catalogazione e la riqualificazione urbanistica del patrimonio storico e culturale della città (Giunti, Crace, il Formichiere). Vive e lavora fra l’Umbria e Milano

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