Tresoldi ridisegna la memoria di Bari: un’opera monumentale per ricucire storia, vuoto e comunità

Bari si prepara ad accogliere l’opera monumentale che sta realizzando l’artista Edoardo Tresoldi (Milano, 1987): un inno alla storia e alla complessità del cambiamento, rappresentate nella stratificazione della struttura.

Il complesso sarà visibile anche dal mare, installandosi nell’area archeologica di San Pietro a Bari Vecchia, località che presenta una storia complicata e travagliata fin dall’Alto Medioevo e cuore pulsante del capoluogo pugliese: prima, luogo di culto – dovuto alla presenza della chiesa di San Pietro (XII secolo) e dal convento francescano (XV secolo); poi, complesso monumentale; dopo, in epoca napoleonica, edificio civile, un liceo e successivamente un ospedale, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e infine demolito, lasciando un vuoto.

È proprio sul “vuoto” lasciato dai secoli e dall’azione degli uomini, che si inserisce il progetto dell’artista lombardo che ha presentato il modello in scala dell’opera la scorsa settimana, nell’ex chiesa di San Francesco della Scarpa, insieme a Maria Piccarreta, architetta e segretaria regionale del Ministero della Cultura – Puglia e al Sindaco di Bari, Vito Leccese. La prima porzione dell’installazione raggiungerà i 30 metri di altezza e sarà interamente creata con reti metalliche, riempiendo lo spazio del sito archeologico.

Edoardo Tresoldi_Bari modello_ph Roberto Conte

Noto per la creazione, nel 2016, dell’opera di ricostruzione della Basilica paleocristiana di Santa Maria Maggiore a Siponto, lo scultore lavora al progetto di rigenerazione urbana da quattro anni, quando ha vinto il bando pubblico internazionale del Segretariato Regionale finanziato con fondi europei del valore di due milioni di euro, dopo aver analizzato l’area archeologica, supportato dall’interesse e dalla voglia di rinascita della comunità barese. L’installazione, unendo arte e archeologia, mira a restituire agli abitanti non solo una parte del territorio, un luogo che ha racchiuso fede, storia e memoria, ma anche a risvegliare in loro un senso di appartenenza e speranza, che nasce proprio dalle macerie.

«Sono partito dalla ricerca storica e scientifica di quello che è stata l’area di San Pietro negli ultimi mille anni» ha raccontato Edoardo Tresoldi, scoprendo un sito ricco di stratificazioni che ha accompagnato la città di Bari dalla sua fondazione, fino alla contemporaneità, e ne ha visto le oscillazioni, dalle grandi possibilità di un futuro certo e florido, alla conformità con il quotidiano, fino alle mutilazioni della guerra. «L’opera cerca di cogliere la fotografia di questo processo. È una foto temporale in cui gli edifici, come una matrioska, si incastrano l’uno dentro l’altro per raccontare la storia della città. È un grande puzzle con il quale anche noi cerchiamo di rispondere alla domanda millenaria sul senso del sacro che ha abitato qui».

Edoardo Tresoldi_Bari modello_ph Roberto Conte

Dall’Età del Bronzo, passando per l’epoca romana, il Medioevo e il Novecento, l’area di San Pietro è stata testimone di fasi differenti, usi, trasformazioni e si è adattata continuamente, rispondendo alle necessità e alle esigenze che le si imponevano. Oggi il risultato è quello di essere davanti a un luogo pluristratificato e complesso, protagonista della recente campagna di scavi che ne ha ricostruito con precisione e studio i diversi strati.

Il progetto dell’artista prevede una trama di rete metallica, in cui “pieno” e “vuoto” si combinano, costruendo forme, generando composizioni e volumi nuovi, donando a San Pietro un ulteriore livello: quello della valorizzazione del ricordo. In aria, oltre alla rete, intrecci di tempi, memorie, tradizioni e identità che si sono susseguite, spesso amalgamandosi, senza mai scomparire del tutto. In questo groviglio di passato e presente, le pareti interne della chiesa più antica saranno rese materiche, utilizzando materiali inerti recuperati da demolizioni di edifici urbani del territorio barese.

Ricostruire, evocare, portare alla luce, ma anche testimoniare, mettendo in scena le radici, la storia, il territorio ed esaltando la memoria di una comunità che si è sapientemente adattata al mutamento, alla flessibilità del tempo e alla malleabilità che la vita richiede giorno per giorno, senza perdere la propria identità e la voglia di lottare, contro la trascuratezza, il degrado e l’abbandono.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Stefania Malerba
Stefania Malerba
Sono Stefania e ho poche altre certezze. Mi piace l’aria che si respira al mare, il vento sulla faccia, perdermi in strade conosciute e cambiare spesso idea. Nel tempo libero imbratto fogli di carta, con parole e macchie variopinte, e guardo molto il cielo.

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