TvBoy: “Il Leoncavallo laboratorio di creatività, deve essere riaperto”

In seguito alla sgombero dello storico centro sociale Leoncavallo a Milano, abbiamo già pubblicato un articolo di Alessandro Riva in cui ci si chiede quale sarà la sorte dei graffiti all’interno del centro sociale e nella zona di via Watteau (Leoncavallo sgomberato. E ora, che ne sarà dei graffiti che hanno reso unica la zona di via Watteau?), uno di Vittorio Sgarbi, che spiega perché, da Assessore alla Cultura della Giunta Moratti, nel 2006, l’abbia definito “la Cappella Sistina della contemporaneità” (I graffiti del Leoncavallo, Sgarbi: “Questa è l’Arte Contemporanea, il luogo della vita. Per questo dico che è la Cappella Sistina del contemporeaneo…”), e uno dello street artist Pao (Pao: “Hanno sgomberato il Leoncavallo. Il Leoncavallo è vivo!”). Qua di seguito pubblichiamo un intervento dello street srtist TvBoy, che lo frequentò e vi lavorò a lungo.

Del Leoncavallo conservo solo bei ricordi. Avevo vent’anni quando iniziai a frequentarlo, era il 2000. Lì andai ai miei primi concerti: Casino Royale, Africa Unite, Neffa. Lì realizzai le mie prime opere, insieme a Bros, Ivan, Pao, Sonda, Nais. Lì conobbi Blu, un artista straordinario che avrebbe rivoluzionato la street art.

Il Leoncavallo non era solo un centro sociale: era un laboratorio di creatività, un luogo di libera espressione, un punto di incontro per chi credeva che l’arte e la cultura dovessero essere accessibili a tutti, non un privilegio per pochi.

Un graffito di TvBoy dei primi anni Duemila all’interno del Centro Sociale Leoncavallo

Oggi Milano ha più che mai bisogno di spazi come il Leoncavallo. Invece si preferisce demonizzare l’aggregazione giovanile, spegnere i valori della condivisione, soffocare ciò che nasce dal basso e non dal profitto.

Il mio appello è chiaro: il Leoncavallo deve essere riaperto. Le opere d’arte al suo interno e all’esterno devono essere salvate, preservate, tutelate. Devono diventare patrimonio collettivo, un museo vivente.

Già nel 2007, Vittorio Sgarbi – che pure viene da un mondo lontano dal mio – riconobbe il valore del Leoncavallo, definendolo “la Cappella Sistina della street art” durante la mostra al PAC (Street Art Sweet Art, ndr). Questo dice molto: la forza di quel luogo andava oltre le ideologie, perché parlava con il linguaggio universale dell’arte.

Il Leoncavallo è stato un faro per generazioni di artisti e ragazzi. E Milano non può permettersi di spegnere una luce così.

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