Ugo Gattoni: l’autore del poster delle Olimpiadi di Parigi 2024

I Giochi Olimpici sono un evento popolare radicato nelle storia europea, che prevede una lunga serie di tradizioni e rituali come la staffetta della torcia olimpica o l’ideazione di un manifesto grafico dedicato dell’edizione. Fin dal 1912, quando gli organizzatori delle Olimpiadi di Stoccolma scelsero di commissionare un poster ufficiale della manifestazione, hanno preso vita una lunga serie di progetti artistici in onore della più grande competizione sportiva al mondo.

Quest’anno la scelta è ricaduta su Ugo Gattoni, illustratore francese classe ‘88, noto per il suo stile saturo di particolari e ambientazioni dal sapore surrealista, che ha ideato il primo manifesto orizzontale concepito per le olimpiadi. In realtà, si tratta di un dittico ricco di colore e arricchito dai tantissimi dettagli che unisce le sedi delle gare delle varie discipline olimpiche e paraolimpiche e i monumenti più iconici della capitale francese. Il lavoro si distacca dalle produzioni precedenti proprio per la densità di simboli e riferimenti che si riferiscono alle storia parigina e olimpionica: è una vera e propria illustrazione che raffigura una sorta di “mappa fantasiosa” delle Olimpiadi di Parigi 2024.

Il suo stile, caratterizzato da elementi surreali, onirici e meticolosi, si esprime attraverso una miscela di grafite, inchiostro e tipografia, armonizzandosi perfettamente con la ricchezza dei poster. Sono raffigurati 40.000 personaggi, 29 discipline olimpiche e 18 paralimpiche, incluse quelle di recentissima introduzione come l’arrampicata e il surf, tutte progettate rigorosamente a mano. Sono numerose le icone ritratte, tutte da scoprire, insieme a riferimenti storici alle Olimpiadi passate e altro ancora. Tra queste, spicca la famosa torcia olimpica, abilmente nascosta nell’acqua, e il “Discobolo”, protagonista del manifesto dei Giochi del 1948.

C’è anche la Bélem, famosa nave a vela della marina francese incaricata di trasportare la fiamma olimpica dalla Grecia alla Francia. In aggiunta, non mancano la Torre Eiffel, il cui ferro sarà usato per le medaglie olimpiche, l’Arco di Trionfo e i giardini di Versailles, esclusiva location delle competizioni di equitazione e pentathlon.

In precedenza, i poster erano strutturati con uno stile più semplice e nettamente grafico, meno illustrati, distanti da un’opera d’arte che può avere vita propria oltre al periodo olimpico. Appare quindi di grande interesse attuare un confronto tra passato e attualità tramite il quale possiamo rintracciare i cambiamenti e le tendenze che hanno segnato l’evoluzione della grafica contemporanea.

D’altronde, tornando indietro nel tempo e paragonando Gattoni al manifesto realizzato per i Giochi Olimpici estivi di Stoccolma, possiamo evidenziare come il poster di inizio Novecento rimandi allo stile predominante del periodo l’Art Nouveau ricordando le produzioni grafiche di Alfons Mucha. Entrambi i lavori rappresentano il cosiddetto “zeitgeist” offrendo una panoramica sulle tendenze a loro contemporanee. Procedendo in avanti di qualche anno assistiamo ad una chiara semplificazione dei progetti che, se nei poster del 1924 e del 1936 mantengono ancora una vena prettamente figurativa, dal 1964 con le Olimpiadi di Tokyo iniziano ad assumere forme minimaliste e decise che riducono ai minimi termini le discipline scelte come copertina. Questo non deve indurci a pensare che arte e olimpiadi si siano allontanate, come possiamo apprezzare dal manifesto dei Giochi di Barcellona 1992, che raffigura sinteticamente una persona pronta a saltare un ostacolo riprendendo i segni e le forme tipiche del disegno infantile predilette da Joan Mirò. Citazione seguita dal concept dei Giochi di Rio de Janeiro 2016, che optarono per un’identità visuale chiaramente ispirata alla danza di Henri Matisse, seppur ridotta ai minimi termini. 

Dagli anni ‘60 in poi, le immagini assunsero un crescente ruolo pubblicitario adattandosi agli scopo di promozione per cui risulta funzionale porre al centro il logo olimpico (composto da cinque anelli intrecciati) attorno al quale costruire un visual sintetico: pochi colori, testi e immagini. Proprio per questo motivo è affascinante e coraggiosa la scelta fatta dal comitato organizzatore dei Giochi di Parigi 2024, che torna con forza al figurativo affidandosi ad Ugo Gattoni, il quale predilige composizioni complesse dominate dal colore e colme di elementi di contestualizzazione spaziale. Sarà interessante comprendere se questo sarà un unicum o l’inizio di un cambio di rotta che ci regalerà ulteriori novità. 

Newsletter

Follow us

Scelti per te

“Legendary 80s” a Milano: Basquiat, Haring, Scharf e Warhol in mostra da Deodato Arte

È all’interno di questa trasformazione che prende forma la mostra “LEGENDARY 80S”, presentata da Deodato Arte negli spazi di Via Nerino 1 dal 5 al 28 marzo 2026. Il progetto riunisce quattro figure centrali di quella stagione — Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Kenny Scharf e Andy Warhol — artisti diversi per linguaggio ma accomunati dalla capacità di trasformare l’arte in un dispositivo visivo immediato, capace di dialogare con la società del proprio tempo.

Matteo Mandelli: arte, algoritmi e materia nella grande antologica di Quingentole

Dal 7 marzo al 10 maggio 2026 l’ex Palazzo Vescovile di Quingentole, nel mantovano, ospita la prima mostra antologica dedicata a Matteo Mandelli, in arte You, artista tra i più riconosciuti in Italia nel campo delle ricerche che indagano il rapporto sempre più poroso tra mondo fisico e dimensione digitale.
Francesca Calzà
Francesca Calzà
Francesca Calzà (Rovereto, 1998), consegue la laurea triennale in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Firenze. Si trasferisce poi a Bologna, dove completa il corso di laurea magistrale in Arti visive, specializzandosi sul Seicento bolognese. Durante gli studi inizia una collaborazione con la testata giornalistica online The Soundcheck, occupandosi prevalentemente di arte contemporanea, musica e moda. Successivamente prosegue il suo percorso nelle arti visive come curatrice della mostra «Time capsule. (In)finita misura delle cose», premiata come miglior progetto espositivo della sezione Nice & Fair presso Paratissima, e poi fornendo il suo contributo critico alla piattaforma T.O.E Art Market, per la quale realizza articoli, testi critici e con il ruolo di art advisor si occupa della ricerca di nuovi talenti, oltre a curare la promozione degli artisti iscritti alla piattaforma. Attualmente continua la sua carriera come curatrice indipendente e articolista.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui