Attraverso un sentiero di terra che collega l’autostrada costiera a una torre di comunicazione in vetta a una collina, un sorprendente ritrovamento ha catalizzato l’attenzione della comunità scientifica. Si tratta di un antico graffito, inciso in un masso di marmo, che raffigura una struttura con cinque colonne e una scalinata in avvicinamento. Assomiglia all’imponente facciata di un tempio.
Questo graffito si aggiunge ai più di 2000 già ritrovati nella zona, realizzati presumibilmente da pastori annoiati, nei quali sono raffigurate scene di vita quotidiana, figure di animali e scene erotiche. Questi graffiti, databili al sesto secolo a.C., sono stati oggetto di notevoli ricerche accademiche nel corso delle ultime due decadi, gettando una luce nuova sulla vita, le usanze e il tasso di alfabetizzazione dei cittadini comuni dell’epoca.
In questo caso, quello che rende unico il graffito è la firma dell’autore, un tale Mikon, e una parola enigmatica che circonda l’immagine del tempio: Ekatòmpedon, ovvero “centopiedi”, evidentemente riferita a un edificio di notevoli dimensioni e di grande rilevanza culturale.
Una ricerca condotta dai ricercatori Merle Langdon e Janric van Rookhuijzen, pubblicata sul American Journal of Archaeology, suggerisce che questo graffito potrebbe essere una testimonianza dell’esistenza di un tempio situato sul lato sud dell’Acropoli, preesistente al Partenone. “L’Ekatòmpedon, che forse era appena emerso dalla sacra roccia di Atena, era una naturale fonte di stupore per Mikon”, scrivono gli autori. “Il suo disegno ora si erge come la testimonianza più antica di ammirazione per l’architettura dell’Acropoli – e come la prima di molte a venire”.
Datare i graffiti non è un compito semplice, ma gli studiosi si sono concentrati sull’uso dell’antico alfabeto Attico, riuscendo a far risalire l’opera alla seconda metà del VI secolo a.C. Da qui se ne deduce che il tempio di Mikon era antecedente al Partenone di almeno 50 anni. Ricordiamo che il tempio attuale fu costruito in seguito alle guerre Persiane, durante le quali tutti gli edifici sull’Acropoli furono distrutti nel 480 a.C.
Non vi è alcuna incertezza, dunque, sulla presenza di un Ekatòmpedon prima del Partenone. La collina stessa, infatti, veniva un tempo chiamata Ekatòmpedon e un decreto democratico del 485 a.C. menziona la presenza di un tale edificio sull’Acropoli. Il dibattito accademico, però, si è protratto a lungo per capire quale funzione svolgesse questo Ekatòmpedon. Secondo il decreto, veniva utilizzato come “deposito di tesori”, ma alcuni sostengono che questa descrizione corrispondesse al ruolo usuale di un tempio, mentre altri ritengono che facesse riferimento a una grande corte sull’Acropoli.
Lo studio di Langdon e van Rookhuijzen, sulla base del graffito di Mikon, sembrerebbe ora confermare la presenza di un’antica superstruttura. “L’incisione può informare futuri studi sulla storia architettonica dell’Acropoli”, concludono gli autori. “Rafforza l’idea che questo termine si riferisse a un tempio, con una probabile, ma incerta, ubicazione sul lato sud dell’Acropoli dell’epoca arcaica.”
Questo affascinante ritrovamento apre nuovi orizzonti nella comprensione dell’antica Grecia e del suo patrimonio architettonico. Continueremo a seguire con interesse gli sviluppi di questa rivelazione che, tra mistero e storia, coinvolge, appassiona e sorprende. Gli antichi graffiti rivelano parole e immagini di un mondo perduto, ma al contempo così vicino alla nostra moderna sensibilità artistica. Un dialogo oltre il tempo che, ancora una volta, conferma l’universalità e l’infinita ricchezza dell’arte.



