Un Apollo nel Mediterraneo: la provocazione artistica di Giuseppe Lo Schiavo a Firenze

Nel panorama artistico contemporaneo, spesso dominato dal virtuosismo tecnico, emerge una ricerca che non punta alla seduzione estetica, ma all’attivazione di uno sguardo critico. Giuseppe Lo Schiavo (in arte GLOS), artista noto per la sua capacità di fondere bellezza e innovazione, compie con Rotta un gesto di discontinuità nella propria ricerca. Con quest’opera, Lo Schiavo non accompagna lo spettatore nella sua consueta poetica, ma lo pone di fronte a una realtà complessa.

È nella Sala d’Arme del Palazzo Vecchio di Firenze che Rotta prende forma. Qui il progetto site-specific, a cura di Serena Tabacchi, trasforma uno spazio storico in un ambiente immersivo dove immagine, suono e materia costruiscono un’esperienza di grande intensità percettiva e simbolica, visitabile fino al 29 marzo.

Al centro di questa operazione artistica (e morale) troviamo un atto tanto semplice quanto radicale: il lancio di una scultura antica nel Mar Mediterraneo. Non si tratta di un oggetto qualsiasi, ma di una testa di Apollo, una scultura simbolo che rappresenta un pilastro fondamentale della produzione artistica di Lo Schiavo (e che ritroviamo spesso nelle sue note opere dalla serie “Windowscapes”).

GiuseppeLoSchiavo_archi Sala d_Arme_Rotta2026

Perché proprio Apollo? La scelta non è casuale. Apollo è il dio del sole, delle arti, della musica e della profezia; è l’emblema dell’armonia e della civiltà occidentale. Lanciando questa testa nelle acque, l’artista compie un gesto che interroga il valore stesso dell’arte. Quella scultura diventa un simbolo di storia e memoria, gettato in un mare che, nel nostro tempo, ha smesso di essere solo un ponte tra culture per trasformarsi, troppo spesso, in un deserto di memorie silenziose”.

Scegliendo l’Apollo, Lo Schiavo rinuncia a una parte di sé. È un atto di spoliazione: l’artista sacrifica la propria “Musa”, il proprio “bello”, per far emergere una verità più urgente. La domanda che sottende l’intero progetto è una sfida diretta alla nostra coscienza e a raccontarcelo è proprio Lo Schiavo: Che valore ha l’arte se perdiamo l’umanità?”.

Il concetto cardine che attraversa l’opera è quello del “cortocircuito“. Di fronte a “Rotta”, il pubblico non è chiamato a una contemplazione passiva, ma è spettatore di un’interruzione di corrente emotiva e logica. Il cortocircuito nasce dalla provocazione: un artista che rinuncia ad un simbolo importante della sua ricerca per urlare la necessità di una “chiamata alle armi alla nostra dignità e dovere di umanità”. È proprio in questa rinuncia, in questo gesto provocatorio, che ritroviamo il potere dell’arte: il ritorno di una performance potente che non vuole decorare, ma generare significato.

GiuseppeLoSchiavo_archi Sala d_Arme_Rotta2026

L’opera produce una sorta di crash percettivo, un cortocircuito che costringe noi – il pubblico – a porci una domanda: perché siamo più indignati per la perdita di una scultura che per la perdita di una vita umana? In questa tensione si colloca il nucleo dell’opera. Rinunciando a un elemento iconico della propria produzione, Lo Schiavo trasforma l’atto artistico in un gesto critico che mette in discussione il rapporto tra estetica e responsabilità.

Rotta non si esaurisce tuttavia nella performance del lancio. Il progetto prende forma in un’installazione site-specific che combina sculture fisiche e dispositivi digitali in un ambiente immersivo capace di amplificare l’impatto del gesto originario. La curatela di Serena Tabacchi costruisce un percorso in cui immagine, materia e tecnologia contribuiscono a trasformare la documentazione dell’azione in esperienza sensoriale e riflessiva.

Un elemento fondamentale dell’installazione è la composizione sonora di Rakans, produttore musicale rifugiato in Germania, che ha attraversato personalmente il Mediterraneo nel viaggio verso l’Europa. La sua traccia non funziona come semplice accompagnamento musicale, ma come testimonianza incarnata che introduce nello spazio espositivo una memoria diretta di quella rotta.

Il titolo dell’opera – “Rotta” -gioca su una duplice ambivalenza. Da un lato indica la traiettoria delle imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo; dall’altro suggerisce una deviazione, una frattura nella direzione dei nostri valori collettivi.

Siamo di fronte a una “chiamata” rivolta al pubblico, un invito a guardare con onestà in quale direzione stiamo procedendo, come collettività. In un’epoca dominata dal virtuosismo tecnico e dalla perfezione digitale, Lo Schiavo ci riporta ai “valori più umani“, ricordandoci che l’arte non può esistere nel vuoto pneumatico dell’estetica se intorno ad essa l’umanità naufraga.

Nel gesto di Lo Schiavo, l’opera smette di essere un oggetto da contemplare e diventa un dispositivo critico. Accettando di “rompersi” — di andare, appunto, in rotta — l’arte produce un cortocircuito nello sguardo dello spettatore e lo costringe a confrontarsi con una distanza spesso inquietante: quella tra valore estetico e valore umano.

Nota: si ringrazia Giuseppe Lo Schiavo per il tempo dedicato e per la generosa disponibilità nel raccontare la genesi e le implicazioni del progetto Rotta.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Rebecca Pedrazzi
Rebecca Pedrazzi, storica e critica d’arte con focus sull’AI Art, curatrice e autrice del libro "Futuri possibili. Scenari d'Arte e Intelligenza Artificiale”. É giornalista e direttrice di notiziarte.com e sul tema AI & Arte tiene docenze, conferenze e webinar dedicati. Ha collaborato con diverse realtà, quali CINECA per il progetto GRIN S+T+ARTS, VAR Digital Art, il Dipartimento Neuromarketing e Metaverso AINEM, il progetto europeo PERCEIVE, e l’Istituto Europeo di Design, dove attualmente insegna “Fenomenologia delle Arti Contemporanee”. Membro della Gallery Climate Coalition, unisce ricerca e curatela a impegni per la sostenibilità e la riflessione critica sui futuri dell’arte.

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