Un Ironico Festival d’Arte Inaspettatamente Modesto Sbarca a New York

Chi vive a New York sa che è più comune del previsto assistere a situazioni piuttosto eccentriche, ma, ogni ottobre, la 14th street diventa ancora più interessante. L’organizzazione “Art in Odd Places” (Arte in Luoghi Insoliti), come rivelato dal nome stesso, porta l’arte visiva e performatica in luoghi pubblici inattesi attraverso un festival che dura un intero fine settimana.

Ed Woodham fondò “Art in Odd Places” come parte del ‘Cultural Olympiad’ delle Olimpiadi 1996 di Atlanta. Dal 2008, lo spettacolo ha preso stabile dimora lungo la 14th street di New York. È proprio Woodham a rivelarci l’essenza del festival: “L’idea è che diventi parte integrante del tessuto quotidiano della 14th Street. Le strade non vengono mai chiuse, non c’è cibo da strada o gadget. È un’arte che si inserisce delicatamente nella routine cittadina.”

D’altronde, è proprio la sorpresa a rendere speciale la scoperta di “Art in Odd Places”. Patricia Miranda, co-curatrice dell’edizione di quest’anno, lo enfatizza: “All’inizio, pensi che sia soltanto un’anonima giornata a New York, poi ti accorgi che c’è questo insieme di persone che stanno facendo qualcosa di interessante”. Immaginate, ad esempio, di trovarvi di fronte a una donna, dotata di un costume futuristico, che si mescola alla folla di una stazione della metropolitana: un’immagine che sicuramente catturerebbe l’attenzione di chiunque!

Per dirigere il festival, Woodham ha nominato Patricia Miranda e suo marito Chris Kaczmarek, che furono tra i partecipanti dell’edizione precedente. Essi presentarono un’opera d’arte performatica particolare: Kaczmarek, alto un metro e novantacinque, era nascosto da uno stratificato costume di sottane arancioni.

“Il fatto che Chris sia così alto, pensavamo potesse intimidire,” racconta Miranda, “ma si è rivelato al contrario un elemento di attrazione. I bambini si avvicinavano chiedendo: ‘Cosa c’è lì dentro?’ C’era questo aspetto giocoso che ci ha sorpreso persino noi”.

“Art in Odd Places” offre quindi suggestioni artistiche impreviste, andando a “disturbare” la quotidianità della metropoli. Coloro che incrociano il festival lo fanno spesso per puro caso, ignari di ciò che stia accadendo. Alcuni continuano la propria giornata indisturbati; altri, incuriositi, si soffermano per ammirare l’opera o ritornano più tardi per esplorare il festival con più calma. “Trattasi di un’interruzione che mette in discussione le nostre abitudini quotidiane”, afferma Woodham. “È anche un’offerta consapevole, l’arte non viene imposta a nessuno”.

Allo stesso tempo, “Art in Odd Places” aspira a essere un accesso facilitato all’arte, aperto a chiunque. Non c’è bisogno di essere esperti del settore, con l’arte nel cuore del tessuto urbano ognuno può scoprire, interagire e giocare con essa. In conclusione, “Art in Odd Places” non è un regolare festival d’arte, ma un’esperienza artistica quotidiana, un viaggio improvvisato attraverso l’arte inaspettata, che cattura, sorprende e coinvolge.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Mare d’Arte Festival 2026 porta Milano Marittima oltre l’estate: arte pubblica, visioni urbane e il sogno della città-giardino

Una città-giardino immaginata, disegnata, costruita come relazione tra mare, pineta, architettura e vita moderna. È da questa origine che riparte Mare d’Arte Festival 2026, seconda edizione dell’hub culturale a cielo aperto in programma dal 3 al 12 luglio, con un’estensione che accompagnerà la città fino a settembre.

Hernan Bas a Venezia: a Ca’ Pesaro il turismo diventa pittura, tra selfie, dark tourism e città consumata

In un'estate afosissima, senza zone d'ombra o luoghi per ripararsi dal sole, Venezia si riempie di turisti. Complice una politica che mira al solo profitto - visti anche gli ultimi sviluppi sul tema del biglietto d'accesso - la turistificazione eccessiva di Venezia sfugge di mano tanto da divenire la normalità.

Picasso, Morandi e Parmiggiani a Venezia: la natura morta oltre il visibile alla Bevilacqua La Masa

La 61ª Biennale d’Arte di Venezia ha preso avvio nel consueto fermento delle prime settimane. Un fermento che, complice l’aggravarsi della condizione di Venezia malata di overtourism, non accenna a diminuire.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui