Un muro lungo 40 metri che diventa un museo: ecco l’opera di Mr Savethewall per Massa Street Art

A gennaio 2025 la nave cargo Guang Rong si è incagliata scontrandosi contro il pontile di Marina di Massa. È da questo evento estremamente negativo, al punto da mettere a rischio la stessa stagione balneare, che si è aperta la possibilità di sfruttare positivamente, come un’occasione, il deposito dell’ormai grande relitto. 

Massa Street Art, evento organizzato dalla Galleria Deodato Arte in collaborazione con il Comune di Massa e Artuu Lab, ha colto l’occasione per creare un vero e proprio museo a cielo aperto che, attraverso l’operato di Mr Savethewall, street artist di Como, ha utilizzato i 40 metri di blocchi in cemento che dividono il pontile dalla passeggiata per creare un’enorme opera murale dal forte impatto visivo e narrativo. L’operazione di Mr. Savethewall, inaugurata domenica 17 agosto, è un vero e proprio diario collettivo e permarrà fino alla rimozione del relitto della Guang Rong. Secondo quanto affermato da Deodato Salafia, gallerista di Deodato Arte, promotore dell’azione «è un processo, un museo che nasce man mano, così che le persone possano interrogarsi su queste icone contemporanee». Quello che Mr Savethewall propone, infatti, è un intervento artistico che possa interagire con i passanti, diffondersi e contribuire, nelle aspettative dello stesso comune di Massa, alla candidatura della città come Capitale Italiana della Cultura. 

Un’operazione di “disincagliamento”

Ciò che è stato, per mesi, un problema da risolvere, diventa con questa opera murale un’occasione di arricchimento: la nave cargo Guang Rong, che batteva bandiera cipriota, si inserisce all’interno del murale, non solo da un punto di vista grafico e simbolico, ma materialmente; senza i blocchi del cantiere non sarebbe stato possibile realizzare quanto creato da Mr Savethewall. Guang Rong, infatti, è l’inizio e la fine di questa operazione: una volta rimossa, anche l’opera di Street art verrà smantellata, per essere conservata, in questo caso, dal comune, come bene culturale della cittadinanza. 

La nave è doppiamente protagonista: diventata ormai relitto per complesse decisioni relative ai costi di rimozione e possibile rimessa in opera, sarà smantellata una volta disincagliata dal fondale. Un oggetto così potentemente pesante diventa quasi un giocattolo nelle mani dei due operai-rana di Mr. Savethewall che immagina le creature, simbolo della sua arte, trasportare con agilità una nave dalle fattezze della Guang Rong. È l’idea di fondo dell’azione artistica: rendere un elemento problematico simbolico trasformabile, al punto da poter immaginare di poterlo trasportare via a quattro mani, lontano dal pontile. Lo sfondo blu damascato che percorre tutta la superficie in cemento contrasta fortemente con l’operazione da cantiere, creando un conflitto tra la rievocazione di un interno quasi borghese da museo ottocentesco e un’azione meccanica. 

La crisi rinnovatrice

Il momento di crisi è segnale di svolta, questo anche all’interno della serie di opere messe in mostra da Mr. Savethewall che ripresenta il suo “opus magnum”, Povera Patria, realizzata per la prima volta negli anni della crisi del 2008, quando i media internazionali definivano, non a caso, l’Italia come «fanalino di cosa dell’Europa”, “una nazione considerata in default». Ed ecco che Mr. Savethewall realizza una Pietà michelangiolesca, la Vergine che tiene tra le braccia la bandiera italiana, ancora una volta con un’ipotesi inaspettata: così come Cristo è risorto dopo tre giorni da quel momento rappresentato da Michelangelo, così l’artista crede che anche il bel Paese potrà rinascere.

Il piacere di incagliarsi: love me or like me

Non è esente da pesanti critiche la serie di opere dell’artista comasco. Si sfrutta, ancora una volta, il relitto incagliato per passare in rassegna problematiche relative alla nostra percezione del mondo, a come essa stia cambiando con l’avanzare della “deriva social”, fatta di tempo libero impigliato nelle maglie digitali di uno schermo che ci priva delle relazioni umane basilari. Una bambina, in una posa di preghiera, chiede al proprio iPad di lasciare che i genitori abbiano del tempo da dedicare anche a lei, con la stessa intensità con cui gli adulti dedicano il tempo al mondo di internet. Amore e Psiche si baciano non solo perché sono legati da un sentimento di affetto reciproco, ma perché sanno che la loro storia farà eco nel tempo e nello spazio; se non ci pensa Canova a immortalare in una scultura capolavoro senza tempo il delicato momento del loro bacio, ci penserà lo smartphone di Psiche, nella cui opera Mr. Savethewall le fa esclamare love me or like me, svelando il nostro vero intento: piacere e non amare.

Like a donkey conclude questo itinerario di pesante critica quotidiana ponendoci davanti a un gioco di parole iconografico: un asino con i paraocchi a forma di logo di Instagram ci invita a riflettere sul fatto che siamo come asini, ma che un’immagine del genere potrebbe anche farci scappare un like. 

L’artista è critico anche nei confronti dei modelli di stereotipizzazione diffusi da altri media: La famiglia del Mulino Bianco ci riporta al celebre incipit di Anna Karenina in cui Tolstoj recita: «tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Una bambina è vestita da collegiale, «forse – afferma l’artista – come stereotipo di perfezione ambita dalla mamma»; ma quanto è dannosa questa aspettativa? Quanti danni fa l’idea della famiglia perfetta? Lo stereotipo qui prende fuoco, appiccato dalla stessa bimba che nasconde, invano, la sua colpevolezza, rendendo il felice mulino un rudere nero, all’orizzonte, una consuetudine distrutta come occasione per qualcosa di nuovo. 

Photo Credits: Netlifesrl – Francesca Anzalone

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