Un nuovo saggio ripensa il museo attraverso la lente della queerness

I musei sono davvero spazi neutrali? È da questo interrogativo, tanto radicale quanto necessario, che prende le mosse Musei, genere e queerness, il nuovo volume curato da Nicole Moolhuijsen e pubblicato da Nomos Edizioni.

Il saggio, nato dalla collaborazione con il Gruppo di Lavoro Genere e Diritti LGBTQ+ di ICOM Italia – coordinato dalla stessa Moolhuijsen, ricercatrice e consulente attiva nel settore culturale – rappresenta un unicum assoluto nel panorama editoriale italiano. 

Si tratta del primo volume italiano dedicato al rapporto tra museologia e queerness, un tema che all’estero è ormai al centro di un ampio dibattito, mentre nel panorama editoriale italiano resta ancora poco esplorato. Il libro riunisce contributi di studiose e studiosi provenienti da discipline differenti per riflettere sul modo in cui i musei costruiscono il racconto del patrimonio. Dalle collezioni permanenti agli allestimenti temporanei, dalle didascalie ai percorsi espositivi, ogni scelta contribuisce a definire una particolare lettura della storia e delle opere. È proprio da questa consapevolezza che prende forma la riflessione proposta dal volume, che invita a guardare al museo come a uno spazio in cui la conoscenza viene continuamente costruita, interpretata e trasmessa. Ogni tassello dell’esperienza espositiva si rivela una scelta non neutra. Scegliere quali opere mostrare e quali escludere, calibrare il tono e il vocabolario delle didascalie, disporre i percorsi fisici nelle sale o stabilire le priorità della ricerca scientifica sono atti che determinano in modo diretto come i visitatori decodificano il patrimonio culturale e i valori a esso associati.

Nicole Moolhuijsen

Il filo conduttore del volume è la queerness, proposta come postura e strumento per leggere il museo contemporaneo.  Il libro, però, sposta ulteriormente il discorso; la queerness non viene presentata soltanto come una prospettiva legata alle identità LGBTQIA+, ma come un modo diverso di osservare il patrimonio culturale e i processi attraverso cui viene raccontato. È, come si legge nel volume, «un modo di pensare che comprende sesso, genere e orientamento sessuale, scavalcandoli fino a diventare un metodo di lettura del mondo». Applicata al museo, questa prospettiva invita a interrogarsi sulle narrazioni costruite dalle istituzioni, sulle storie che vengono messe in evidenza e su quelle che, nel corso del tempo, sono rimaste ai margini.

Tuttavia, l’operazione culturale curata da Moolhuijsen compie un ulteriore passo in avanti. Nel volume, la queerness supera la dimensione strettamente legata all’identità individuale per trasformarsi in un puro strumento interpretativo e metodologico. Viene intesa, per usare le parole del testo, come «un modo di pensare che comprende sesso, genere e orientamento sessuale, scavalcandoli fino a diventare un metodo di lettura del mondo». Adottare una prospettiva queer all’interno di un museo significa quindi dotarsi di una lente critica con cui interrogare criticamente il patrimonio, scardinare le modalità tradizionali di rappresentazione e decostruire i criteri asimmetrici con cui i musei hanno storicamente edificato i propri racconti egemonici.

Per fare questo, il libro raccoglie i contributi di studiose e studiosi provenienti da ambiti disciplinari differenti, favorendo un dialogo serrato tra museologia, studi di genere, pratiche curatoriali e ricerca accademica. Il taglio scelto è programmaticamente interdisciplinare e intersezionale, volto a creare un ponte continuo tra le tendenze del dibattito internazionale e le prime, cruciali esperienze che stanno faticosamente emergendo nel contesto italiano.

In conclusione, questa pubblicazione colma una lacuna profonda e non più tollerabile nel panorama editoriale e scientifico nazionale, offrendo finalmente un solido perimetro teorico e pratico a un ambito di ricerca finora marginalizzato o poco esplorato nel nostro Paese. L’obiettivo ultimo del testo è quello di stimolare una riflessione radicale sui processi politici di storicizzazione del patrimonio

Quali biografie vengono ritenute degne di essere valorizzate? Quali storie entrano a far parte della memoria condivisa e quali restano invisibili? 

Più che offrire risposte definitive, il volume solleva interrogativi su come la cultura venga prodotta, raccontata e condivisa. Ed è proprio questa disponibilità a rimettere in discussione categorie e narrazioni consolidate a rendere il libro un contributo significativo per chiunque, oggi, si occupi di musei e di patrimonio culturale.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Joseph Kosuth e i 28 metri di neon al Museo del Novecento

La nuova installazione permanente realizzata dall'artista americano per il Museo del Novecento - una scritta al neon di ventotto metri intitolata Vedere le cose - non si limita ad aggiungere un'opera alla collezione del museo, ma modifica piuttosto il modo in cui ci rapportiamo allo spazio che la ospita e, soprattutto, alla città che la circonda

Infinito Cabinet: miti, oggetti e narrazioni nella Wunderkammer di Maria Cristina Crespo

Tra gli eventi collaterali di una Biennale Arte che sussurra e riverbera l'intima bellezza delle espressioni corali, Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo, organizzato da Eclettica Cultura dell'Arte e a cura di Giusy Caroppo, racconta le infinite storie dell'essere umano. Miti, leggende e narrazioni si intrecciano, tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra opera e oggetto, all'interno di uno spazio raccolto, saturo ed eterogeneo, creando una Wunderkammer di storie e simboli.

A Civitanova Marche la grafica di Fares Cachoux attraversa guerre, identità e contraddizioni del presente

La grafica, quando rinuncia alla decorazione e sceglie la precisione, può diventare uno degli strumenti più incisivi per leggere il presente. È su questa capacità di condensare tensioni politiche, ferite collettive e questioni sociali in immagini immediate che si fonda la ricerca di Fares Cachoux, artista franco-siriano protagonista della sua prima mostra personale in Italia. Dal 13 agosto al 3 novembre, lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita …Oltre, progetto curato da Cristina Falco ed Enrico Lattanzi e organizzato dal Museo MAGMA insieme a Cartacanta APS.
Alessia Luigetti
Alessia Luigetti
Alessia Luigetti (Catania, 2001) è un’artista e ricercatrice visiva con base a Milano. Si è laureata in Pittura e Arti Visive presso la NABA, dove sta concludendo la magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali. La sua ricerca si concentra sul rifiuto del lavoro, il riposo e l’ozio come pratiche di critica alla performatività contemporanea. Collabora con riviste e progetti indipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui