Yes We Fluxus! Party Chiari e Amicizie Fluxus. Questo è il titolo della straordinaria mostra dedicata a Giuseppe Chiari, che la gallerista Susanna Orlando presenta nel suo spazio di Pietrasanta. Aperta dal 5 aprile al 7 giugno 2026 e curata da Paolo Emilio Antognoli, la mostra celebra i cinquant’anni di apertura ripercorrendo la storia e le opere di Giuseppe Chiari, artista, musicista e compositore fiorentino, in occasione del centenario della sua nascita.
“Questa mostra Fluxus rappresenta la festa dell’arte che è in me.”
Quale modo migliore per celebrare un così importante traguardo se non quello di tornare alle origini, nello specifico a Firenze, città natale della gallerista così come di Chiari. La fiorentinaggine dell’artista è proprio ciò che ha spinto Orlando a selezionare Giuseppe Chiari per l’esposizione a coronamento della sua carriera. “Io sono cresciuta a Firenze e quando, a gennaio di quest’anno, mi sono chiesta da dove iniziare, ho selezionato l’artista fiorentino contemporaneo più festoso”, racconta Susanna spiegando le motivazioni dietro alla scelta della figura di Chiari.

Nonostante quello che possa sembrare, non si tratta però di una personale di Giuseppe Chiari. Quelle che Orlando mette in dialogo sono le opere di molti artisti, da Joseph Beuys e George Brecht, passando per Yoko Ono e George Maciunas, fino a Nam June Paik, Philip Corner e agli spartiti di John Cage. Ma non solo, in mostra sono incluse anche le opere di Gianni Melotti, Carlo Battisti, Giancarlo Cardini e molti altri.
“Sono entrata nella sua filosofia per questa mostra.” Affermazione emblematica della gallerista in riferimento a Chiari. Nonostante non lo abbia conosciuto, possiamo affermare con certezza che è senza dubbio riuscita nell’intento, restituendo lo spirito giocoso e ironico dell’artista.
Venuto a mancare nel 2007, Giuseppe Chiari nasce il 26 settembre 1926 ed è stato tra gli artisti concettuali e i compositori più innovativi del tempo. Nella sua Firenze, parallelamente agli studi universitari in matematica e ingegneria, si è dedicato alla musica studiando pianoforte e composizione.

Profondamente influenzato da figure come John Cage, condivide col maestro l’importanza del silenzio e del caso, così come l’appartenenza dell’arte alla vita stessa dell’uomo. Che il silenzio vale più di mille parole è affermazione ormai nota e Cage non solo fece tesoro di questa massima, ma riuscì anche a restituirla concretamente al pubblico in 4’33’’, un “concerto del silenzio” in cui non suonò neanche una nota, invitando gli spettatori ad ascoltare i rumori ambientali. Negli anni Sessanta, durante uno di questi concerti a Milano, Chiari strappò gli spartiti di Cage in un atto simbolico e performativo, segnando in quel momento una svolta nel campo della musica e dell’arte.
Esponente del movimento internazionale Fluxus fondato da George Maciunas, che mette al primo posto il superamento di rigidi schemi prestabiliti, a favore di un’arte totale che unisce performance, musica, arti visive ma anche letteratura, Chiari fa di questo stile di vita la sua bandiera. L’aspetto sinestetico e multidisciplinare del movimento viene perfettamente restituito in Yes We Fluxus! alla Galleria Susanna Orlando.

Molte opere esposte, come le biciclette di Carlo Battisiti, emettono suoni una volta attivate, in pieno spirito Fluxus. Non a caso l’artista ha collaborato con figure storiche del movimento, partecipando a concerti e performance sperimentali. Per la mostra in galleria, Battisti presenta una serie di opere autoprodotte che invitano lo spettatore all’interazione. Diversamente dal solito infatti, in questo caso è proprio l’artista a chiedere al pubblico non solo di toccare l’opera, ma addirittura di salirci sopra, pedalando sulla bicicletta per liberare il suono dagli autoparlanti che ingegnosamente modificano la funzione del veicolo.
“La parte più interessante è quella delle performance – racconta la gallerista – sono azioni che fanno capire di dover andare oltre quello che si vede e quello che si sa. Questo andare oltre, che peraltro è comune a tutte le opere d’arte, dal disegno alla scultura, se sono opere fatte da un’artista con la A maiuscola o, come diceva mio padre, se sono iscritte all’anagrafe dell’arte, ti devono dare questa sensazione di vedere oltre, sennò non è arte ma è decorazione.”
Non è quindi solo una mostra ma anche una grande festa, come il titolo dell’esposizione ci suggerisce e che non solo promette ma restituisce.

“Il tema comune tra tutte le mie mostre è l’armonia. – racconta Susanna – Dall’ingresso alla scrivania ci deve essere un respiro unico tra tutto quello che comprende lo spazio, tanto le opere quanto l’arredo. Io esigo che chiunque entri qui dentro provi questa sensazione armonica, è una mia importante regola. Un fatto divertente è che molto spesso io e Mattia, il mio collaboratore, ci vestiamo uguali senza metterci d’accordo, perché scegliamo colori che si abbinino alle opere della mostra in corso, questo per non offenderle, perché ne abbiamo un grande rispetto.”
Susanna ci racconta qualcosa in più anche sulla storia della galleria. “Prima di venire a Pietrasanta io avevo uno spazio a Forte dei Marmi, un luogo dove tutti volevano essere ma che ha il grande problema di essere costosissimo. Per questo alcuni miei colleghi si erano già spostati qui. Quando mi sono trasferita eravamo in pochi, cinque gallerie circa e come succede un po’ ovunque ha iniziato ad esserci un cambio di rotta. Forte dei Marmi è diventata una vetrina di lusso, molte gallerie hanno dovuto chiudere, al contrario, Pietrasanta ha iniziato a commercializzarsi, hanno aperto più ristoranti ed è diventata più turistica. Nel 2011 c’era proprio una bella atmosfera, ad oggi io continuerò a fare la gallerista nonostante tutte le difficoltà del caso perché è quello che sono.”
Alla domanda se c’è un tipo di arte che predilige, Susanna risponde: “No, amo qualunque arte e qualunque musica purché sia veramente tale. Io espongo persone che hanno sacrificato la propria vita per fare gli artisti,posso assicurare che si sente la differenza, come io ho sacrificato la mia per stare in galleria fin da giovanissima.”


