Una banca trasforma Santander in città dell’arte: apre Faro, il museo firmato Chipperfield

L’ex sede del Banco Santander diventa un centro culturale affacciato sulla baia. Fra Goya, Frida Kahlo e Leonora Carrington, l’apertura accende anche il dibattito sulla Collezione Gelman.

L’8 settembre Santander accende il suo nuovo Faro. Il nome suggerisce orientamento, visibilità, approdo; l’edificio racconta soprattutto una trasformazione. La sede monumentale del Banco Santander sul Paseo de Pereda, per decenni emblema del potere finanziario cittadino, apre le porte come centro d’arte, cultura e tecnologia. A guidare la metamorfosi è David Chipperfield, Premio Pritzker 2023 e maestro di quella chirurgia architettonica capace di restituire vita pubblica agli edifici storici.

Il progetto occupa oltre 10.000 metri quadrati distribuiti su dieci livelli, con circa 3.000 metri quadrati destinati alle mostre. Chipperfield conserva l’identità urbana dell’antico complesso, nato alla fine del Settecento e ampliato nel Novecento, e ne riorganizza la circolazione attorno alla grande arcata centrale. Una scala elicoidale in cemento collega gli ambienti; in cima, un nuovo padiglione ospita il ristorante e una terrazza affacciata sulla baia.

Sale espositive, auditorium, spazi educativi, installazioni multimediali e aree per la sperimentazione compongono un’istituzione pensata come luogo di permanenza, oltre la visita rituale alla collezione. Il restauro tratta la preesistenza come una materia viva: facciate, volumi e memorie bancarie restano leggibili, mentre luce, percorsi e servizi costruiscono una relazione più porosa con il lungomare. L’architettura diventa il primo atto curatoriale di Faro.

L’apertura mette subito in campo i pezzi forti. Masterpieces from the Banco Santander Collection attraversa quasi cinque secoli di storia dell’arte: Tiziano, Rubens, El Greco, Velázquez e Goya dialogano con Picasso, Miró, Tàpies, Soledad Sevilla e Juan Uslé. Il patrimonio aziendale esce dalla dimensione rappresentativa e diventa programma culturale, strumento di reputazione e risorsa turistica. La banca traduce il proprio capitale simbolico in un’infrastruttura civica, dentro un edificio che mantiene sulla facciata il nome e l’iconografia del suo fondatore.

La seconda mostra, Modern Mexico in the Gelman Santander Collection, possiede una forza mediatica ancora maggiore. Frida Kahlo, Diego Rivera, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo e Rufino Tamayo ricostruiscono la nascita di una modernità messicana capace di unire identità nazionale, avanguardia e autorappresentazione. Fra le opere spiccano gli autoritratti di Kahlo, i ritratti della collezionista Natasha Gelman e le fotografie di Lola e Manuel Álvarez Bravo.

Proprio la Collezione Gelman porta dentro Faro una questione culturale decisiva. Il trasferimento temporaneo in Spagna di circa 160 opere, alcune protette in Messico come monumenti artistici, ha suscitato proteste e richieste di maggiore trasparenza. Il governo messicano assicura il rientro nel 2028; Fundación Banco Santander presenta l’accordo come occasione di studio, conservazione e circolazione internazionale. Il museo nasce quindi già immerso nel tema più sensibile del collezionismo contemporaneo: chi custodisce un patrimonio, chi lo rende accessibile e quale responsabilità accompagna il potere finanziario sulle opere.

Completa il programma inaugurale Leonora Carrington: The Symptomatic Surreal, dedicata al traumatico soggiorno dell’artista a Santander nel 1940. La mostra presenta anche Villa Pilar, dipinto rimasto a lungo invisibile, accanto a materiali che collegano psicoanalisi, occultismo e immaginazione surrealista. La città diventa così parte della biografia di Carrington, anziché semplice cornice espositiva.

Faro arriva in una Santander già ridisegnata dalla cultura: il Centro Botín di Renzo Piano presidia il waterfront dal 2017, mentre il futuro polo del Reina Sofía dedicato all’Archivo Lafuente completerà un triangolo museale di scala europea. La scommessa riguarda ora il pubblico, la produzione culturale locale e la capacità di trattenere talenti. Un museo aziendale misura il proprio valore quando la collezione genera conoscenza, confronto e cittadinanza. A Santander, quella verifica comincia l’8 settembre.

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