Una cupola per i popoli: la nuova scultura di Velasco Vitali ad ArteSella

Il Trentino-Alto Adige è una terra di confine, attraversata da rotte commerciali e culturali che uniscono i popoli delle montagne a quelli dei mari. Proseguendo lungo questo tracciato immaginario dalle alpi fino alle coste è possibile ripercorrere i fatti storici e conoscere le usanze che raggruppano sotto lo stesso tetto le genti del Mediterraneo, da Occidente a Oriente. Velasco Vitali non poteva trovare luogo più adatto ad accogliere la sua ultima opera, “Sabìr”, scaturita da una profonda riflessione sulle tragedie legate all’attraversamento del Mare Nostrum.

Velasco Vitali – Sabìr – Arte Sella 2024 – Ph Giacomo Bianchi

Arte Sella, il parco d’arte e architettura contemporanea di Borgo Valsugana che unisce arte e natura, presenta un’installazione site-specific che intende riflettere sulla storia passata e presente del Mediterraneo. Il centro artistico, giunto al trentottesimo anno dalla sua fondazione e nutrito da alcuni dei più grandi nomi della scena contemporanea, sceglie di aprirsi alla contaminazione per ricordare una pagina nera della cronaca italiana.

A sei anni dalla devastante tempesta Vaia, una nuova porzione del parco torna all’attivo per ospitare quest’opera. “Sabìrnasce il 3 ottobre 2023, a seguito di una lunga ricerca dedicata alla memoria del naufragio nel quale dieci anni prima, sulle coste di Lampedusa, hanno perso la vita 368 persone e altre 20 sono state dichiarate disperse. Per il parco trentino, Velasco Vitali ha concepito una copertura semicircolare, ispirata alla cupola, forma architettonica tradizionalmente diffusa nell’area mediterranea e tuttora presente. L’artista tradisce la foresta, atterrito di fronte all’energia che percorre gli alberi creando narrazioni e scenari unici e, stupefatto dalla sua magnificenza, deve allontanarsene per contribuire ad essa.

Velasco Vitali, rivestimento apertura a rombo, 2024

“Sin da subito ho avvertito il rischio di lasciarmi condizionare dall’incanto di questa bellezza boschiva e dalla storia millenaria di queste montagne”, spiega l’artista Velasco Vitali. “Il legno degli abeti s’è trasformato così in un invito a tradire le convenzioni e un mezzo per provare ad abbracciare significati, ancorati a questa materia, ma intrecciati a un mistero più profondo. Barche, navigazione, Mediterraneo, viaggi per mare: tutto è racchiuso in un pezzo di legno che galleggia; come le religioni islamiche e quelle cristiane trovano rifugio sotto una forma architettonica comune, la cupola”.

La struttura, ampia e accogliente, è composta da 6000 scandole di larice, tipiche dei rivestimenti delle costruzioni alpine, 20 delle quali sono frammenti provenienti dal barcone su cui hanno perso la vita i migranti. L’installazione è animata dai giochi di luci e ombre, arricchiti da una gamma di colori che spazia dal blu del mare al rosa dell’alba, simili a quelle della ceramica mediterranea, evocando l’influenza culturale orientale che ha modellato le coste europee per secoli.

Recuperate con l’aiuto della Fondazione Casa dello Spirito e dei detenuti del carcere di Opera, le venti assi portano con sé la memoria di antichi passaggi e tristi realtà della nostra epoca. Sono “errori compositivi” che evidenziano le divisioni createsi tra gli abitanti del Mediterraneo, fratture rese evidenti dalle ripetute morti avvenute in mare. Vitali rivolge nuovamente la sua attenzione ai fenomeni migratori, divenuti oramai un tema fondamentale nel suo lavoro, nel tentativo di dare nuova linfa al dibattito politico e culturale generato dalla necessità di trovare una soluzione al problema.

Esattamente sul punto in cui passa il 46° parallelo sorge una cupola variopinta, arricchita da una texture che richiama i mosaici delle chiese bizantine, veneziane o ravennati, a cui viene accomunata anche dall’uso della vernice oro. È un atto coraggioso contro il dualismo, contro quei pregiudizi e preconcetti che abbattono un sodalizio millenario e sminuiscono la forza della pluralità. A partire dal titolo, “Sabìr”, ossia la lingua franca che, come un ponte verbale, permetteva ai marinai e ai corsari di comunicare nei porti: la lingua dell’accoglienza.

Velasco Vitali, Sabìr, variazione 5, 2023

La dimensione collettiva permea il progetto co-finanziato da GAL Trentino Oriente e Arte Sella e realizzato coinvolgendo gli operai in un dialogo aperto e diretto con l’artista, il quale ha seguito passo per passo l’andamento dei lavori. In perfetta armonia con i principi fondamentali di Arte Sella, spazio dove gli artisti non sono gli unici protagonisti dell’opera, poiché la natura, che deve essere preservata e tutelata, porta a compimento il processo creativo. Le opere sono realizzate da team esperti utilizzando principalmente materiali naturali e crescono in simbiosi con il paesaggio.

Oggi quelle sinergie hanno dato corpo ad una struttura nata da una duna di sale e circumnavigata da abeti e rocce, rappresentanti non solo una congiunzione spaziale tra culture diverse, ma anche un collegamento tra passato e contemporaneità. Una forma irregolare, le cui sponde ricordano la schiuma del mare che si propaga con un andamento disomogeneo. Nella sua stratificazione, tessera dopo tessera, si sommano fatti storici, filosofie, religioni e lingue parte di una memoria comune.

La natura architettonica dell’intervento permette al visitatore di addentrarsi in un’esperienza sensoriale: proseguendo a piedi nudi sul sale la sensazione è quella di camminare sulla spiaggia, estesa oltre alle mura interne della struttura. Questo è il potere dell’arte, che da senso alle cose riuscendo nell’impossibile: trasportare il mare nel bosco, oltrepassando quei limiti solo mentali che separano i popoli. Ostinata nella sua gloriosa presenza, “Sabìr” rivendica il diritto a occupare spazio, a riconquistare una narrazione condivisa costruita sul mutuo scambio padre di quel patrimonio artistico, architettonico e culturale che da sempre caratterizza i territori bagnati dal Mar Mediterraneo.

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Francesca Calzà
Francesca Calzà
Francesca Calzà (Rovereto, 1998), consegue la laurea triennale in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Firenze. Si trasferisce poi a Bologna, dove completa il corso di laurea magistrale in Arti visive, specializzandosi sul Seicento bolognese. Durante gli studi inizia una collaborazione con la testata giornalistica online The Soundcheck, occupandosi prevalentemente di arte contemporanea, musica e moda. Successivamente prosegue il suo percorso nelle arti visive come curatrice della mostra «Time capsule. (In)finita misura delle cose», premiata come miglior progetto espositivo della sezione Nice & Fair presso Paratissima, e poi fornendo il suo contributo critico alla piattaforma T.O.E Art Market, per la quale realizza articoli, testi critici e con il ruolo di art advisor si occupa della ricerca di nuovi talenti, oltre a curare la promozione degli artisti iscritti alla piattaforma. Attualmente continua la sua carriera come curatrice indipendente e articolista.

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