Una nuova meraviglia etrusca a Tarquinia: scoperta la più antica decorazione pittorica della necropoli

La notizia è di quelle che fa bene e riguarda una di quei territori dove il patrimonio archeologico ci dà lustro in tutto il mondo, la Maremma – quella laziale nello specifico – lì dove il popolo etrusco dà ancora oggi testimonianza di tutta la sua magnificenza.

Riguarda un territorio che sì, regala un patrimonio di rara bellezza al nostro Paese, ma dove praticamente ogni giorno si combatte una lotta silenziosa tra chi tenta di restituire questo patrimonio alla fruizione e al godimento di tutti e chi tenta di sottrarlo a proprio ed esclusivo beneficio.

Riguarda uno dei 60 siti Unesco italiani, la necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, che insieme a quella della Banditaccia di Cerveteri porta in alto il vessillo delle necropoli etrusche.

Ai Monterozzi si è appena conclusa la prima campagna di scavo a cura del giovanissimo Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, finanziata dalla Direzione Generale Musei e diretta scientificamente dal Direttore del parco Vincenzo Bellelli e dal Funzionario Archeologo Daniele Rossetti, che ha riguardato un settore periferico della necropoli dal meraviglioso affaccio sulla città antica, un settore che non aveva dato molte soddisfazioni durante le precedenti campagne di indagini.

Ma perseverare in questo caso è stato tutt’altro che diabolico, ed è infatti saltata fuori un’altra delle magnifiche tombe a camera decorate che caratterizzano il panorama funerario etrusco di quest’area. La tomba è inviolata – già questa una notizia – risale con molta probabilità alla fine dell’VIII secolo a.C. – dunque tra le più antiche del sito – e già dalle prime fasi di pulizia delle pareti e della camera, caratterizzata da un’unica banchina per la deposizione del defunto, risultano evidenti tracce di una decorazione a fascioni rossi e gialli, che – in tal senso – sarebbe la più antica attestata in tutta Tarquinia.

Parte della copertura della tomba, un piccolo ipogeo del tipo a “fenditura superiore”, in cui la camera è scavata direttamente nel banco di calcare (che qui a Tarquinia, per la contigua presenza del mare, è ricco di fossili), è crollato, e le infiltrazioni d’acqua sono state cospicue: ciò ha in parte danneggiato l’intatto corredo, ora in fase di restauro, e caratterizzato da ceramica d’impasto depurato ma non lavorata al tornio e da oggetti in bronzo e in lamina bronzea, tra cui una quantità cospicua di anellini, sparsi un po’ ovunque nella camera.

Lo spazio davanti all’ingresso dell’ipogeo venne – in una fase verosimilmente più recente – perimetrato su un lato con grossi blocchi di calcare, e riutilizzato per una seconda sepoltura, anch’essa dotata di corredo.

La bella notizia finale è che a breve sarà possibile prenotare visite guidate della tomba a cura del Parco e, dunque, la nuova scoperta sarà tra non molto fruibile per chiunque lo desideri.

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Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari (Perugia 1994) lavora presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Archeologo e storico per studi e passione, è ideatore e autore del podcast "Ceraunia - Storie di Archeologia", con cui cerca di raccontare l'archeologia e il passato dell'uomo ad un pubblico quanto più vasto possibile

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