A un primo sguardo sembrerebbe una delle tradizionali processioni che animano i piccoli centri del Mezzogiorno. Ma basta osservare meglio per capire che questa volta qualcosa è diverso. Domani sera, mercoledì 8 luglio, le vie di Bosco, nel comune cilentano di San Giovanni a Piro, saranno attraversate da Machina Sacra, il progetto di Max Magaldi e Matteo Mandelli che trasforma il corteo religioso in una performance partecipativa: al posto del simulacro un grande schermo digitale, al posto dei ceri gli smartphone del pubblico. L’evento, in programma dalle ore 22 nell’ambito del festival MicroCosmi, diretto da Vittorio Cosma e Annarita Masullo, coinvolgerà direttamente abitanti e visitatori. Attraverso un QR code, ogni partecipante potrà collegare il proprio telefono all’opera, contribuendo alla diffusione di una litania digitale che accompagnerà il percorso fino alla Cappella del Carmine, dove l’installazione resterà esposta per tutta la durata della manifestazione. L’opera nasce dall’incontro fra due immaginari solo apparentemente lontani: da una parte la tradizione della processione religiosa, dall’altra gli strumenti che scandiscono la nostra quotidianità digitale. Il risultato non è una provocazione, ma una riflessione sul modo in cui cambiano le forme della partecipazione e della condivisione, trasformando un gesto profondamente radicato nella cultura popolare in un’esperienza che parla il linguaggio del presente.

Non è casuale la scelta di Bosco, piccolo borgo del Cilento che negli anni Sessanta accolse il pittore spagnolo José Ortega, rifugiatosi qui durante l’esilio dal regime franchista. Proprio negli spazi di Casa Ortega gli artisti hanno sviluppato la residenza che ha preceduto la performance, coinvolgendo la comunità locale nella preparazione del progetto. Per una sera, dunque, le strade di Bosco diventeranno il teatro di un rito contemporaneo nel quale la luce degli schermi prenderà il posto di quella delle candele, senza rinunciare alla dimensione collettiva che da sempre accompagna le processioni popolari. Un progetto destinato ad aprire una riflessione sul rapporto tra tradizione, tecnologia e nuove forme della partecipazione, che sarà possibile approfondire anche nei giorni successivi, quando l’opera rimarrà esposta nella Cappella del Carmine fino alla conclusione del festival.


