Una sola sera, tutto il Neo Pop di Francesco “Demo” De Molfetta. Arte, consumo e performance per inaugurare Pop Bites a Milano

Una mostra di una sola sera, un artista che fa dell’ironia una lente chirurgica e una riflessione sul cibo come oggetto simbolico: è questo il contesto in cui si apre Pop Bites, la nuova rassegna curata da Giorgio Chinea Canale e promossa da Francesco Noto per FGN Consulting, che debutta mercoledì 28 gennaio nello Spazio DOTS di Milano. A dare il via al progetto è Francesco “Demo” De Molfetta, artista milanese che da oltre due decenni lavora sulla superficie seducente dell’immaginario pop per rivelarne crepe, contraddizioni e derive psico-sociali. In questa personale dal carattere effimero, l’artista propone una selezione di opere inedite che affrontano con lucidità e sarcasmo il tema del junk food, emblema di un’epoca dominata da consumo compulsivo, estetica infantile e appagamento immediato.

Francesco De Molfetta Killer a sorpresa

Al centro dell’allestimento c’è la nuova serie Killer a sorpresa, edizione limitata e numerata che riprende la forma dell’ovetto di cioccolato più iconico degli ultimi quarant’anni, trasformandolo però in un oggetto inquietante e ambiguo. L’opera non si limita alla parodia: il processo di deformazione estetica e concettuale mette in discussione la retorica della dolcezza e dell’innocenza associata al cibo per bambini, facendo emergere un sottotesto psicologico ed economico. Il linguaggio plastico di De Molfetta — brillante, levigato, volutamente iperreale — non è mai fine a sé stesso: è uno strumento critico che opera per accumulazione e disvelamento. L’oggetto familiare diventa feticcio perturbante, e nell’immediata riconoscibilità si annida un corto circuito percettivo che costringe l’osservatore a rivedere la propria posizione.

Non è l’ovetto in sé a interessare De Molfetta, ma ciò che rappresenta: un mondo intero di miti infantili svuotati e riempiti di packaging narrativi, di rituali commerciali che simulano affetto, ricompensa, carezza. È qui che l’artista innesta una riflessione più ampia sul “binge eating” come fenomeno culturale, non solo alimentare: una fame continua di immagini, stimoli, senso, che la società spettacolare rifornisce senza sosta con un’estetica sempre più digeribile. Il junk food diventa così allegoria dell’eccesso visivo e del consumo emotivo, dove ogni oggetto è anche racconto, status, memoria artificiale.

Francesco De Molfetta Expired – man

A rafforzare questo impianto teorico interviene la performance live prevista durante la serata: rider veri entrano nello spazio espositivo consegnando pasti giocattolo, in una messinscena che capovolge il meccanismo di fruizione dell’arte. Il gesto, apparentemente banale, si carica di significato: nella consegna rituale e ripetuta si insinua una riflessione sul desiderio mediato, sull’attesa e sull’esperienza estetica ridotta a delivery. Qui De Molfetta lavora in continuità con la tradizione delle azioni neo-dada e fluxus, ma senza rinunciare al linguaggio popolare: l’arte resta accessibile, leggibile, ma sottilmente disturbante.

Dal punto di vista linguistico, l’artista mantiene il suo stile inconfondibile: superfici lucide, colori saturi, forme compatte. Ma dietro la levigatezza plastica si percepisce l’urgenza di una critica, mai gridata ma sempre presente, che agisce per sottrazione e slittamento semantico. In questa mostra, lo spazio visivo del fast food diventa spazio critico, e il cibo un dispositivo narrativo che parla di condizionamento, di memoria culturale, di automatismi collettivi.

Francesco De Molfetta, con questo progetto, si conferma una delle voci più coerenti e intelligenti del panorama neo-pop italiano. La sua capacità di trasformare icone quotidiane in veicoli di riflessione estetica e sociale non si limita alla provocazione: lavora sul tempo, sull’abitudine e sullo sguardo, chiedendo allo spettatore di restare, di guardare ancora, di dubitare di ciò che ha sempre creduto innocuo. In un’epoca in cui anche l’ironia rischia di essere neutralizzata dal marketing, Killer a sorpresa è un promemoria visivo di quanto l’arte — anche quella apparentemente leggera — possa ancora essere uno strumento di resistenza.

Giovanni Motta Four e seconds

Il progetto continuerà poi il 6 febbraio con Giovanni Motta nello showroom Bulthaup a Bologna; e per finire Giuseppe Veneziano a Venezia a marzo.

Giuseppe Veneziano Lost in the Supermarket

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