Anish Kapoor a Firenze: portare l’oggetto al di là dell’essere

Ormai riconosciuto dalla critica come il maestro che ha rivoluzionato l’idea di scultura nell’arte contemporanea, Anish Kapoor ritorna in Italia, a Palazzo Strozzi di Firenze, con la mostra “Anish Kapoor. Untrue Unreal”, che già dal titolo dichiara quali siano gli elementi chiave di questo progetto: l’esplorazione di un mondo dove i confini tra vero e falso, realtà e finzione, si dissolvono aprendo le porte alla dimensione dell’impossibile. Secondo l’artista, infatti, proprio ciò che è imperscrutabile e illusorio fa parte della vita che viviamo e della dei drammi che questa comporta. Il ruolo dell’artista, per Kapoor, è dunque quello di guardare all’ignoto o al semisconosciuto.

Questo ruolo è egregiamente assolto da Kapoor attraverso il percorso di mostra fiorentino che ci propone una serie di opere storiche, come To Reflect an Intimate Part of the Red, 1981, opera cardine nella carriera di Kapoor – un suggestivo insieme di forme extraterrestri, in pigmento giallo e rosso appoggiate a terra – e opere recenti ma di forte impatto visivo, come la serie dei Non-Object Black (2015), dove si invita lo spettatore ad un gioco partecipativo che intende mettere in discussione la comune percezione della realtà.

Si tratta di opere tonde, concave o convesse (ma anche rettangolari nel caso del Void Pavillion VII in cortile), che utilizzano il Vantablack, il materiale nanotecnologico innovativo, un pigmento ideato dall’artista talmente scuro da assorbire più del 99,9% della luce visibile. Con questo pigmento Kapoor mette in discussione l’idea stessa di oggetto fisico e tangibile, presentandoci forme che si dissolvono al passaggio dello sguardo. Il colore in Kapoor non è semplice materia e tonalità ma un fenomeno immersivo, dotato di una propria consistenza illusoria e spaziale allo stesso tempo, che stimola i sensi dello spettatore oltre i limiti dell’apparenza.

Diversi sono in ogni caso i materiali dispiegati da Kapoor nelle sue opere: oltre al pigmento Vantablack, anche pietra, acciaio, silicone, ma soprattutto un ampio uso della cera, di cui ritroviamo un rimando alla tradizione artistica fiorentina e rinascimentale. E infatti è propriamente l’opera in cera, Svayambhu(2007) che fa da padrona nel piano nobile di Palazzo Strozzi e che è stata protagonista di un corpo a corpo tra le intenzioni dell’artista e la struttura simmetrica e centrale dell’edificio: questo è il vero progetto site-specific, la vera opera in dialogo con l’architettura simbolo della cultura rinascimentale fiorentina, che con il suo impercettibile ma evidente movimento tra gli spazi mette in crisi il centralismo dell’Umanesimo irrompendo prepotentemente nelle stanze e strabordando con la cera sugli stipiti e sul pavimento.

Tuttavia il progetto site-specific, il dialogo tra arte di Anisk Kapoor e l’architettura classica di Palazzo Strozzi si ritrova unicamente qua, mentre le restanti opere sono state collocate solamente in bella mostra e in bella vista nelle singole stanze a completare il percorso espositivo.

Void Pavilion VII
2023
tecnica mista, vernice

Anish Kapoor aveva recentemente esposto in Italia, in concomitanza con la 59esima Biennale di Venezia (2022), una mostra retrospettiva alle Gallerie dell’Accademia e a Palazzo Manfrin di Venezia (palazzo recentemente acquistato dalla Anish Kapoor Foundation per essere trasformato nel Manfrin Project, centro culturale vibrante e vitale per la città di Venezia). Proprio a Palazzo Manfrin Kapoor, il dialogo con gli spazi era stato bulimico, strabordante e senza limiti: all’ingresso della storica struttura gotica aveva posizionato una monumentale opera rossa in cera, un enorme cuneo capovolto e pendente dal soffitto dell’androne. Una massa grondante di silicone e vernice guidava poi i visitatori attraverso un dedalo di stanze in cui erano appesi lavori pittorici bidimensionali in silicone, di cui ritroviamo anche qui a Palazzo Strozzi degli esempi in First Milk (2015) e Three Days of Mourning (2016), opere materiche, carnali e sanguigne, che rievocano masse e tessuti di animali squartati e che ritrovano un insolito e conturbante eco nelle carni fiorentine esposte nelle vetrine dei ristoranti della città.

Forse, allora, la cifra più interessante di questa mostra sta proprio nel contatto-scontro di Kapoor tra la sua poetica e la tradizione rinascimentale, come lui stesso rievoca nei suoi scritti, e nella dichiarazione della sua finalità ultima: “Ci sono state almeno due grandi innovazioni nel Rinascimento. Una è la prospettiva, l’altra – che ritengo altrettanto importante – è la piega. La piega, il tessuto. Tutti i grandi dipinti rinascimentali hanno infinite pieghe. È certamente un segno di esistenza, legato all’idea antica del corpo e della materia. Ma se metti il Vantablack su una piega, questa scompare. Non puoi vederla. Quindi a mio parere questo materiale, usato nel modo giusto, è al di là dell’essere. Mi ricollego al pittore ucraino Kazimir Malevič, che dipinse il Quadrato nero. Per lui innanzitutto questo quadro era un’icona, e il quadrato nero era un oggetto a quattro dimensioni. Tre dimensioni sono quelle spaziali che conosciamo, l’altra è suprematista, spirituale. Portare un oggetto al di là dell’essere è un’ambizione elevata, ma questo è il mio obiettivo”.

Anish Kapoor. Untrue Unreal

a cura di Arturo Galansino

Palazzo Strozzi, Firenze

7 ottobre 2023 – 4 febbraio 2024

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Chiara Canali
Chiara Canali
Critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Dottore di ricerca (PhD) in “Scienze Umane” presso l’Università degli Studi di Perugia, è autrice del libro “Tecno-socialità. Partecipazione e interattività nell’arte contemporanea” (edito da Postmediabooks nel 2020). Dall’inizio della sua attività professionale ad oggi ha ricoperto incarichi di direzione e coordinamento, maturando una notevole esperienza nella ideazione e curatela di mostre e manifestazioni a carattere pubblico e istituzionale, collaborando con Musei, Comuni, Fondazioni, enti e istituzioni pubbliche, Festival ed enti privati. È tra i curatori-tutor del Premio Artivisive San Fedele, promosso dalla Fondazione Culturale San Fedele, ed è membro del Comitato scientifico di Var Digital Art Award, premio dedicato all’arte digitale. È Direttore Artistico e curatore del festival PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, evento diffuso dedicato alle arti visive promosso dal Comune di Parma. È membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca PRISMA dell’Università degli Studi eCampus. Insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi eCampus e l’Accademia del Lusso di Milano.

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