L’arte brasiliana si fa portavoce e testimone della storia di un paese che, benché attraversato da momenti di turbolenza e repressione, ha saputo elaborare una resilienza affascinante e stimolare un effervescente scenario artistico. Al Madre di Napoli, è in mostra fino al 30 settembre la collettiva “Vai, vai, Saudade”, curata da Cristiano Raimondi, che ci conduce in un emozionante itinerario poetico per scoprire l’arte prodotta in Brasile a partire dal secondo dopoguerra.
Il titolo dell’esposizione prende spunto da una samba composta dall’artista carioca Heitor dos Prazeres, tra i primi a subire la censura della dittatura militare nel 1964. Questa rievocazione non è casuale, ma sottolinea come l’arte sia stata e continui ad essere il portavoce di un popolo, espressione delle sofferenze come dei trionfi, strumento di denuncia e veicolo di speranza.
Il pubblico si trova dunque immerso in un percorso che lambisce le opere di 52 artisti brasiliani di diverse generazioni. Sono ben 194 le opere presenti, supportate da documenti e fotografie che arricchiscono la narrazione e il contesto in cui sono nate. Organizzate per associazioni tematiche, a volte sorprendenti, la mostra si apre con il confronto tra “Livro da Arquitetura” (1959-60) di Lygia Pape e una via sacra disegnata dall’artista Hélio Melo, un dialogo visuale che esplora le diverse percettivi dell’uomo come costruttore o distruttore di civiltà.
La mostra prosegue con un focus su opere che ribadiscono il ruolo dello spirito resiliente brasiliano, seguendo la storia dal fine della schiavitù nel 1888, alle molteplici onde migratorie dal Libano, Italia, Germania e Giappone, fino al recente periodo di Bolsonarismo. Le opere esposte evidenziano come il Brasile sia riuscito a costruire una propria identità, arricchendosi della fusione di vari linguaggi e culture, e diventando un faro di valori umanistici.
Un tale percettivo raggiunge il suo culmine con l’opera “Era uma vez a Amazônia” di Jaider Esbell, una riflessione toccante sull’impoverimento delle condizioni del popolo originario dell’Amazônia e sul futuro incerto di una terra che da generazioni è vissuta in sintonia con il proprio ecosistema.
Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre, sottolinea l’importanza dell’esposizione attribuendole un rilievo che va oltre il mero aspetto artistico: “la mostra affronta i temi più importanti della nostra contemporaneità: la diversità, la riflessione su uno sviluppo economico che procede spesso a scapito dell’ecosistema di cui facciamo parte”.
Una mostra che si inserisce, non a caso, in un anno in cui il Brasile è protagonista di importanti eventi legati all’arte contemporanea, come la Biennale di Venezia. Eva Fabbris, direttrice del Madre, sottolinea il valore di questo sguardo rigoroso sull’arte brasiliana: “Impariamo dal Brasile che la coesistenza tra linguaggi differenti crea un intreccio fitto e molto ricco, ben oltre la somma delle sue singole parti”.
“Vai, vai, Saudade” si propone dunque come un viaggio affascinante e coinvolgente nell’universo artistico, culturale e storico brasiliano, un invito a riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’arte e sulla sua capacità di narrare, resistere e trasformare la realtà.



