Una biblioteca che non vuole essere soltanto una biblioteca. Un parco storico trasformato in infrastruttura culturale. Università, teatro, patrimonio e ricerca riuniti sotto un unico nome. Si chiama Vale, abbreviazione di Valentino ma anche dichiarazione programmatica sul “valore” della cultura, il nuovo polo diffuso presentato dalla Città di Torino.
Il progetto coinvolge l’intera area del Valentino e mette in relazione la nuova Biblioteca Civica Centrale, il Parco, il Teatro Nuovo, il Borgo Medievale, l’Orto Botanico, gli spazi dell’Università di Torino e il nuovo campus del Politecnico. L’investimento complessivo, sostenuto da amministrazione comunale, fondazioni e atenei, supera i 200 milioni di euro. Non si tratta quindi del lancio di un altro festival o di un marchio destinato a riunire eventi già esistenti, almeno nelle intenzioni: Vale prova a costruire un sistema culturale permanente.
Il suo baricentro sarà la Biblioteca Civica Centrale, realizzata negli spazi di Torino Esposizioni e attesa all’apertura l’11 dicembre 2026. La programmazione inizierà però già a novembre con La Biblioteca Immaginaria, ciclo di incontri che coinvolgerà, fra gli altri, Chiara Valerio, Boosta, Matteo Caccia e Paolo Giordano. Da febbraio arriverà invece Bosco Civico, con Dacia Maraini, Telmo Pievani e Stefano Mancuso. Il lessico scelto — semi, radici, rami, comunità — cerca evidentemente di unire il carattere naturale del Valentino alla funzione civile della biblioteca.

A dirigere le attività culturali sarà Maurizia Rebola, già alla guida del Circolo dei Lettori e direttrice delle OGR Torino. La biblioteca, ha spiegato, dovrà diventare “un laboratorio permanente di cittadinanza e di cultura”. È qui che si misura l’ambizione del progetto: non soltanto trasferire libri e servizi in un edificio restaurato, ma fare della lettura il punto di accesso a un ecosistema composto da ricerca, formazione, spettacolo e spazio pubblico.
Nel nuovo polo avrà un ruolo importante anche il Borgo Medievale, chiuso dal 2024 e destinato a essere rifunzionalizzato attraverso un partenariato speciale pubblico-privato fra la Città e la Fondazione Compagnia di San Paolo. La Fondazione ha investito oltre 24 milioni di euro e prevede attività rivolte a scuole, bambini, famiglie e visitatori, insieme a nuove forme di produzione culturale. Fondazione CRT ha annunciato altri 7 milioni, che si aggiungono ai 32 già investiti in precedenti interventi cittadini.
Il modello è interessante perché tenta di superare la tradizionale separazione fra istituzioni. La biblioteca dovrebbe dialogare con le librerie; il Politecnico e l’Università con il Teatro Nuovo e l’Orto Botanico; il Borgo con il parco e il fiume. Vale promette inoltre uno spazio privo di barriere economiche, sociali e culturali, aperto a pubblici di età e provenienze differenti.

La vera sfida, tuttavia, comincia dopo l’inaugurazione. Un sito comune e un calendario condiviso non bastano a produrre un distretto culturale. Servono una governance riconoscibile, collegamenti fisici fra le sedi, servizi coordinati, orari compatibili e una programmazione capace di far circolare le persone da un luogo all’altro. Occorrerà inoltre rendere pubblici dati su presenze, provenienza dei visitatori, partecipazione dei quartieri e distribuzione delle risorse.
Vale potrebbe diventare uno dei più importanti esperimenti italiani di cultura come infrastruttura urbana: non un edificio monumentale isolato, ma una rete che usa patrimonio, conoscenza e natura per modificare la vita quotidiana. Oppure potrebbe restare una somma di grandi cantieri riuniti da un’identità grafica. La differenza dipenderà da quanto Torino saprà trasformare duecento milioni di investimenti in relazioni reali fra istituzioni e cittadini.



