Nel febbraio del 1888, Vincent van Gogh lasciò Parigi in cerca di rifugio nella tranquillità di Arles, un piccolo centro della Provenza in Francia. Qui, ispirato dalle incantevoli notti provenzali, avviò quella che sarebbe stata la sua fase artistica più produttiva, immortalando in modo indimenticabile la città, i suoi campi di grano e i locali alla luce dorata del tramonto. Ma, “Un cielo stellato,” disse a Émile Bernard, “è qualcosa che mi piacerebbe cercare di fare.” Determinato nella sua intenzione, nel settembre del 1888 dipinse “La Notte Stellata sul Rodano”, una straordinaria raffigurazione del firmamento riflettuto su di un corso d’acqua.
In ritardo di oltre un secolo, l’opera ora torna ad Arles, esposta presso la Fondazione Vincent van Gogh nell’ambito della mostra “Van Gogh e le Stelle.” L’esposizione si propone di approfondire il contesto scientifico, letterario e personale delle notti stellate dipinte da Van Gogh. Notoriamente affascinato dal cielo notturno, dalla profondità dei suoi colori e dalla sua multiforme disposizione di corpi celesti, l’artista trovava nel paesaggio stellato un modo per rispondere al suo bisogno di spiritualità. “[Ho] un immenso bisogno di… religione,” scrisse a suo fratello Theo, “Così esco di notte a dipingere le stelle.”
L’interesse di Van Gogh per il cielo notturno non poteva rimanere sconnesso dagli sviluppi scientifici contemporanei. Il XIX secolo, infatti, vide un grande sviluppo nell’astronomia e nella fantascienza, che potrebbero aver influenzato e alimentato la sua passione per il cosmo. L’esposizione include dunque lavori di illustratori scientifici come Étienne Léopold Trouvelot e Lord Ross, come pure descrizioni dettagliate delle ricerche astronomiche e dell’immaginario scientifico che avevano affascinato il pubblico dell’epoca.
L’esposizione non si limita però a esaminare l’opera di Van Gogh e il suo contesto, ma cerca anche di tracciare le influenze che la sua ossessione per le costellazioni ha lasciato nella storia dell’arte. “Van Gogh e le Stelle”infatti include opere di più di 76 artisti, tra cui Edvard Munch, Helen Frankenthaler, Paul Klee, Robert Delaunay, e Kasimir Malevich, le cui interpretazioni del cielo stellato testimoniano la potente influenza di Van Gogh sulle generazioni di artisti successivi.
Ogni artista ha la propria peculiare visione delle stelle e dell’Universo, offrendo prospettive uniche e personali. Prendiamo per esempio “Sternenhimmel (Milchstrasse) Notte Stellata” (1917) di Augusto Giacometti, un’interpretazione astratta ma profondamente emozionante del cielo notturno, o “Starlight Night, Lake George” (1922) di Georgia O’Keeffe, che mostra un panorama notturno tranquillo e riflessivo, un eco delle rive del Rodano dipinte da Van Gogh.
Così, tra le tele di Van Gogh e la riflessione sul contesto dell’epoca, la mostra “Van Gogh e le Stelle” rende omaggio alle notti stellate di Arles, immergendo i visitatori nella passione di Vincent per i cieli bui costellati di stelle e rafforzando ulterioramente il forte legame tra l’artista olandese e la città francese che tanto amava.


