Durante una notte burrascosa, con l’uragano Beryl che si abbatteva sulla costa del Texas, la scultura di Shahzia Sikander, un’artista americana di origine pakistana, è stata presa di mira da vandali. L’opera, una celebrazione dei diritti delle donne installata alla University of Houston, è stata decapitata.
“L’opera è stata danneggiata nelle prime ore del lunedì mattina, mentre Beryl stava colpendo Houston. Crediamo che il danno sia stato intenzionale”, ha confermato in una mail un portavoce dell’università. La polizia del campus sta attualmente indagando sul vandalismo e sono stati chiamati dei restauratori per consigliare sui necessari riparati.
L’opera danneggiata, intitolata ‘Witness’, è una delle tre creazioni di Sikander per il progetto 2023, commissionato da Madison Square Park Conservancy e Public Art of the University of Houston System. Il progetto affronta lo stato dell’autonomia femminile negli Stati Uniti. Il pezzo era stato inizialmente installato a Madison Square Park a New York e sul tetto del Manhattan Appellate Courthouse lo scorso anno. La scultura compagna, ‘Now’ (2023), rimane invece a New York.
Alta 18 piedi, la figura femminile dorata presenta braccia e gambe che finiscono in strutture somiglianti a radici, simbolizzando la resistenza e la natura radicata delle donne. I capelli sono intrecciati a forma di corna di montone, un simbolo tradizionale di forza presente in varie culture, sebbene sia stato etichettato come satanico da alcuni gruppi pro-vita.
Infatti, a febbraio l’organizzazione anti-abortista Texas Right to Life aveva lanciato una petizione contro l’installazione dell’università del monumento, esortando a “tener lontano dall Texas l’idolo satanico dell’aborto”. L’associazione Texas Values si è unita alla protesta, chiedendo al consiglio di amministrazione dell’Università di Houston di “intervenire immediatamente e rimuoverlo”.
In risposta alle critiche, l’università ha annullato un discorso previsto dell’artista Sikander e una cerimonia inaugurale per la scultura a marzo. La risposta dell’artista al vandalismo è stata netta. Sikander ha dichiarato ai giornalisti del New York Times che preferisce lasciare l’opera in uno stato di danneggiamento, senza cercare di nasconderlo o ripararlo. La sua intenzione è di “esporre” il danno, creando un pezzo d’arte completamente nuovo, e molti altri ancora.
La crudeltà del atto vandalico e la forza d’animo dell’artista sono lo specchio delle complesse dinamiche sociali e culturali che attualmente caratterizzano la società americana e, più in generale, globale. Una testimonianza del continuo scontro tra conservatorismo e progressismo, tra la difesa di certi valori tradizionali e la spinta verso un rinnovamento sociale e culturale che abbraccia temi come l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne.
Evitando di nascondere il danno, l’artista sceglie invece di esporlo a tutti, trasformandolo in un’opera d’arte autonoma. Un atto di vandalismo diventa così tale se viene percepito come un tale, se viene nascosto e cancellato. Se invece viene esposto e trasformato, può diventare un potente strumento di riflessione e cambiamento.
L’arte, infatti, è un mezzo attraverso il quale si può dare voce a questioni complesse, stimolando il dialogo e la riflessione. L’operato di Sikander, nonché le reazioni suscitate dalla sua opera, mettono in luce il ruolo cruciale dell’arte nella società contemporanea, come veicolo di espressione e strumento di cambiamento.



