Vanni Cuoghi o il diorama della pittura

A Milano Subplace di Rossella Moratto e JoyKix (Fabrizio Longo) mette in scena la pittura e lo fa valorizzandone il… “sottoinsieme” scenografico con la mostra di Vanni Cuoghi (Genova, 1966) intitolata Lillipuziana (fino all’8 giugno 2024), che abbiamo visto in uno spazio extra-ordinario presso la Stazione del Passante Ferroviario di Villapizzone, una vetrina che presenta progetti espositivi site specific con installazioni, sculture, video, dipinti e performance, calendarizzati lungo dieci mostre annuali a cadenza regolare per dirvi tutto quello che avreste voluto sapere sui linguaggi dell’arte contemporanea e non avete mai osato chiedere.

Da Subplace con Vanni Cuoghi ci immergiamo nella finzione (ma fino a che punto sarà una finzione?) di un hortus conclusus che diventa il nostro ritagliamento di realtà, il macrocosmo del microcosmo, il luogo dei mondi possibili, il nostro orto domestico dove guardare il mondo là fuori da un altro punto di vista, di sotto in su. “Vanni Cuoghi ci fa lo sgambetto” dice Rossella Moratto, curatrice della mostra con Joykix, “per darci l’opportunità di adottare un altro punto di vista, inedito, sulla realtà”. E allora ecco che noi ci facciamo piccolissimi come gli abitanti di Lilliput, il paese immaginario di Gulliver, per vedere la grandezza delle piccole cose.

C’è tutto Vanni Cuoghi in questa mostra, con la ri-creazione di un mondo in miniatura: “Ho sempre dipinto tutto ciò che avrei voluto vedere e che mancava al mondo. Se una cosa non esiste… me la fabbrico”. E quindi eccoci qui, con l’ingrandimento delle tavole dipinte che diventano le quinte di una scena in cui noi come lillipuziani attraversiamo la foresta per prendere il treno.   

“Una pittura che fa ancora i conti con la realtà ma, mettendola in scena, ne riscatta la mediocrità grazie alla sua capacità di suscitare lo stupore originario“, dice Rossella Moratto, sapendo, o forse no, di ribadire così la verità dello stupore platonico come nascita della filosofia, ma questa è un’altra storia. Di attuale c’è che anche un’attività ordinaria può occasionare, grazie all’arte, una domanda estetico/filosofica/situazionista: cosa si prova a prendere un treno nella foresta a Milangeles?

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