Dal 31 agosto al 24 settembre 2025, la sede di Pietrasanta della Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura accoglie la nuova personale di Velasco Vitali, artista tra i più coerenti e rigorosi del panorama contemporaneo italiano. La mostra riunisce per la prima volta due cicli emblematici della sua ricerca, Vele e Terra Rossa, in un confronto diretto che mette in luce la duplice tensione tra leggerezza e gravità, astrazione e materia. Due polarità che non si escludono, ma si inseguono come respiro e radicamento, come orizzonte e suolo.
Le Vele, serie aperta e in continua evoluzione, rappresentano l’idea di pittura come moto libero, gesto puro, affrancato da finalità narrative. La vela, in questo contesto, non è soggetto ma forma dinamica, movimento che si fa colore e superficie. Ogni composizione si affida all’equilibrio tra controllo tecnico e impulso emotivo, facendo emergere la tensione del bianco come spazio attivo, non neutro. È qui che Vitali riflette sulla possibilità di dipingere senza rappresentare, lasciando che sia la materia stessa a suggerire ritmo e profondità.
Con Terra Rossa, la pittura si fa invece meditazione sulla resistenza. Non più mare, ma terra asciutta, campo da tennis abbandonato, linee residue che affiorano come memoria topografica e visiva. Il monocromo non è qui un’esercitazione minimalista, ma un atto di ostinazione: lavorare con un solo colore – il rosso – per tracciarne le infinite variazioni, i confini mobili tra forma e disgregazione. La superficie è grana, è soglia, è territorio mentale. Il riferimento al quadrato rosso di Malevič non è casuale: come nell’avanguardia russa, anche in Vitali l’astrazione nasce dal desiderio di ridurre all’essenza, di arrivare a una visione radicale della pittura.
In mostra, le due serie dialogano su piani opposti e complementari. Le Vele evocano l’aria, la spinta orizzontale, il movimento che si distende nello spazio come una respirazione lenta. Terra Rossa, al contrario, è verticale, scende nel peso della materia, nella densità della polvere e del pigmento. Eppure entrambe condividono la stessa volontà di azzeramento e ripartenza, di interrogazione continua sul senso di dipingere oggi, di ridare alla pittura un ruolo centrale come spazio di pensiero e percezione.
Velasco Vitali compone così una doppia geografia: da un lato l’apertura verso l’infinito, dall’altro la concentrazione assoluta sul dettaglio, sulla vibrazione minima del colore. Ogni tela è un campo di prova, un laboratorio formale e sensibile in cui il gesto pittorico cerca di catturare ciò che non si lascia dire: la forza silenziosa dell’immagine, la sua capacità di restare, muta e viva, nel tempo.


