«Va, pensiero, sull’ali dorate» risuona di nuovo tra le pietre millenarie dell’Arena, in una nuova produzione di Stefano Poda del primo capolavoro di Giuseppe Verdi, che inaugura il 102 Arena di Verona Opera Festival in doppia data.
“Nabucco” è la terza opera di Giuseppe Verdi, quella che lo portò al successo, non solo per il grande apprezzamento che il suo debutto suscitò al Teatro alla Scala nel 1842, ma perché venne vista come opera rappresentativa del Risorgimento italiano. I sostenitori dell’Italia unita vedevano nella sorte degli Ebrei della storia il simbolo dell’oppressione dei popoli italiani sotto il dominio straniero.
Oggi quest’opera torna in scena con la regia visionaria di Stefano Poda, in un tripudio di luci e scenografie tecnologiche che mettono in risalto la storia del ravvedimento del re babilonese Nabucco, che da oppressore del popolo Ebreo se ne fa suo difensore.

La storia si svolge principalmente a Babilonia intorno al 562 a.C. Nabucco ha conquistato la città di Gerusalemme e imprigionato gli Ebrei, anche se uno di loro, Ismaele, ha salvato una delle sue figlie, Fenena. Fenena e Ismaele sono innamorati, ma anche l’altra principessa babilonese, Abigaille, è affascinata dal giovane ebreo e vuole il suo amore. Quando Abigaille scopre di essere stata adottata da Nabucco, la sua rabbia per essere stata messa in secondo piano sia dal padre che da Ismaele esplode.
Non solo usurpa il trono di Nabucco tramite un colpo di stato, ma decide anche la condanna a morte di tutto il popolo ebreo, compresa Fenena, che nel frattempo si è convertita alla nuova religione. Nabucco comincia a dare segni di pazzia e, disperato, prega il dio degli Ebrei di salvare sua figlia. Miracolosamente, un manipolo di soldati a lui fedeli lo libera e Nabucco riesce a riprendersi il trono e a liberare gli Ebrei. Abigaille si avvelena.

Stefano Poda sceglie di privare la vicenda di qualsiasi contesto storico e culturale, ambientando il tutto in una scena fantascientifica, dominata da grandi strutture di luce che richiamano la dualità insita in ogni cosa – lo ying e lo yang – e la vanità umana.
Come spiega lo stesso Poda nelle note di regia: <<quella in scena è la polarizzazione che non riguarda soltanto il conflitto tra Ebrei e Assiri, ma anche il contrasto tra spiritualità e razionalità, tra fede e ragione. (…) La soluzione sta nella ricongiunzione dell’atomo scisso dalla mente dell’uomo; le due sfere si baciano e si toccano in una moderna unione post atomica, che incorpora Yin e Yang e li proietta verso una dimensione universale>>.
Questi concetti astratti e futuristici sono ulteriormente enfatizzati dai bei costumi, che giocano sul contrasto di colori e di fluidità nei tessuti, e dall’impressionante gioco di luci, che valorizza ulteriormente il fondale dell’Arena.
Il tutto risulta molto suggestivo e si apprezza la gestione delle masse in scena, giacchè il regista fa largo uso di comparse e ballerini, i cui movimenti, però, non appaiono mai casuali e veicolano l’attenzione del pubblico proprio nel punto del palco dove si sta svolgendo l’azione principale.

Dalla buca d’orchestra, il Maestro Pinchas Steinberg mantiene tutta la tensione teatrale di “Nabucco”, ancorché con un tono e un ritmo che agli appassionati paiono leggermente trattenuti, con ottima connessione con gli artisti sul palco. Il coro diretto dal Maestro Roberto Gabbiani raccoglie i giusti applausi nel momento – non bissato, per la gioia di chi scrive, che non ama le interruzioni alla narrazione teatrale – del Va’ Pensiero.
Gli interpreti solisti sono di grande bravura, a cominciare dalla strepitosa Abigaille di Anna Pirozzi, solida e sicura nella vocalità, quanto appassionata e potente come attrice. Il suo è sicuramente il ruolo più complesso di tutta l’opera – e uno dei più difficili nelle opere verdiane – e la soprano supera la prova a pieni voti. Amartuvshin Enkhbat è tra i migliori baritoni oggi in circolazione e dipinge un Nabucco altero, smarrito verso la metà dell’opera e infine riconciliato con sé stesso e il mondo. Ottima la prova di Roberto Tagliavini come Zaccaria e di Francesco Meli come Ismaele. Vasilisa Berzhanskaya è una buona Fenena, con una voce di grande calore e buona mobilità scenica. Completano il cast Gabriele Sagona (Il Gran Sacerdote di Belo), Carlo Bosi (Abdallo) ed Elisabetta Zizzo (Anna).
Il “Nabucco” nella visione di Stefano Poda è un’ottima apertura di stagione per l’Arena di Verona, che fa presupporre una continuazione di grande qualità.



Brava,come sempre..👏👏👏👏👏👏👏 peccato x la pioggia