Veronica Neri in residenza a Paola: una ricerca tra memoria, fragilità e materia effimera

Dal 4 al 28 luglio 2025, l’artista Veronica Neri è protagonista di una nuova tappa del programma di residenze Osservatoriomaree, progetto attivo sulla costa tirrenica calabrese che pone al centro del proprio lavoro la sperimentazione artistica in dialogo con il territorio. Curata da Gina Venneri e coordinata da Luca Granato, la residenza prende il titolo evocativo di Lieve come ciò che scompare e sviluppa un’indagine sensibile e stratificata sull’uso e la trasformazione dei luoghi memoriali, con particolare attenzione ai cimiteri calabresi come spazi di tensione tra cura e abbandono.

Il progetto di Neri si concentra sull’osservazione dei gesti minimi della commemorazione, quei movimenti residuali legati alla presenza dei defunti: il fiore reciso lasciato su una tomba, i resti di materiali votivi dismessi, le tracce fugaci che costellano le soglie tra vita e morte. Attraverso un approccio che intreccia pratiche installative, raccolta di elementi organici e una precisa riflessione etnografica, l’artista trasforma questi frammenti in dispositivi di senso, interrogando ciò che resta e ciò che lentamente si dissolve.

Nei cimiteri sempre più spesso svuotati di valore rituale, Veronica Neri riconosce spazi di osservazione e ascolto, luoghi marginali ma densi, in cui il passaggio del tempo diventa visibile e concreto. La sua è un’operazione poetica ma anche politica, che porta attenzione verso l’invisibile quotidiano, verso ciò che è stato dimenticato, perso o ignorato. Nella sua pratica trovano posto materiali effimeri, come fiori in decomposizione, stoffe logore o lenzuola abbandonate: oggetti poveri e precari che vengono raccolti, lavorati, sepolti, lasciati marcire, coinvolti in una relazione diretta con la terra.

Lieve come ciò che scompare si propone come un gesto in controtendenza rispetto al ritmo dominante dell’epoca contemporanea, segnato da velocità, produzione e sovraesposizione. L’intervento dell’artista si muove invece su un piano lento, sommesso, che privilegia l’ascolto e l’attenzione al dettaglio, al margine, alla soglia tra visibile e invisibile. In questo modo, la residenza attiva una riflessione collettiva sul significato della memoria nei contesti marginali del Sud, dove spesso il tempo sembra sedimentarsi in modo differente e le tracce della storia convivono con l’oblio.

Il lavoro di Veronica Neri si inserisce coerentemente in un percorso di ricerca che l’artista conduce da anni attorno ai temi della vanitas, della caducità, della materia che muta. La sua pratica si articola tra installazione, gesto performativo e ritualità domestica, e ha preso corpo in numerose residenze ed esperienze espositive, spesso collocate in ambienti intimi o periferici, dove l’arte assume la forma di una resistenza silenziosa al tempo. I suoi interventi si configurano come archivi poetici e precari, in cui l’oggetto diventa testimone, e la cura dell’insignificante si fa atto estetico e politico.

In questa nuova fase della sua ricerca, attivata da Osservatoriomaree, l’artista porta avanti un’indagine che è anche pratica del restare, del custodire ciò che non trova spazio altrove. Non vi è monumentalità né narrazione diretta: tutto avviene nello scarto, nell’ombra, nel trattenere ciò che sfugge. Il lavoro si compone nel tempo, con materiali che si decompongono, si mischiano, si perdono, lasciando solo tracce e impronte. È in quelle tracce che l’artista individua la forma più autentica di relazione con il reale: una memoria fragile ma attiva, che si costruisce attraverso una tensione tra intimità e collettività, tra gesto personale e dimensione pubblica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il ritorno dell’archeologia italiana in Siria: la missione di Tell Semhani guidata da Lorenzo D’Alfonso

Dopo quindici anni di stasi, a causa di una delle guerre civili più disastrose degli ultimi decenni, in Siria stanno progressivamente riprendendo le attività di scavo e ricerca archeologica. Il territorio rappresenta una delle culle della civiltà umana così come la conosciamo, con una storia millenaria e siti che rappresentano pietre miliari dell’archeologia mondiale.

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Seguici su Instagram ogni giorno