Videocittà 2025: il Festival della Visione accende Roma tra sole, avatar e realtà virtuale

L’ottava edizione del Festival della Visione di Roma chiude la quadrilogia sull’uomo e la natura con il tema del sole, simbolo di energia e trasformazione digitale. Percorrendo la Via Ostiense di notte diversi fasci di luce accarezzano i profili dei palazzi circostanti, proprio come farebbe il sole durante la giornata. Solar di Davide Quayola è l’installazione principale che, a partire dal Gazometro G4, illumina il quartiere come fosse giorno: lame sottili, prima lente poi veloci, si muovono secondo uno schema preciso all’interno dell’architettura industriale per riunirsi in una composizione stellare.

Fin dal suo esordio nel 2018 come festival itinerante tra periferie, piazze e palazzi storici di Roma, Videocittà, che quest’anno è andato in scena dal 3 al 6 luglio, non ha mai smesso di evolversi. Oggi si presenta come una vera e propria expo che fonde architettura, video, suono, digitale, interattività e multisensorialità, arricchita da talk, concerti, installazioni immersive e molto altro. Dal 2022 l’ex area industriale del Gazometro è la sede fissa di questo appuntamento annuale, capace di far rivivere le storiche architetture in dialogo con la forza espressiva degli esperimenti di realtà virtuale, videomapping, videoarte e non solo.

La videoarte, in particolare, è una costante del suo programma. Ancora una volta, la curatela di Damiana Leoni e Rä di Martino porta a Roma voci potenti della scena internazionale insieme a nomi emergenti: tre su quattro le serate dedicate a tre artisti che trattano i temi del post-umano, intrecciando corpo, tecnologia, coscienza e immaginario contemporaneo.

Ad aprire la rassegna è l’esordio romano dell’acclamata artista cinese LuYang con DOKU – Digital Descending, un viaggio che supera i confini tra identità, reincarnazione e realtà aumentata. Il protagonista è un avatar ultra-realistico modellato sui tratti facciali dell’artista, ma transgender-fluid, animato grazie alla motion capture. Tra miti buddisti, videogame e scenari distopici, l’avatar si fa veicolo narrativo e, soprattutto, esistenziale, trainando lo spettatore attraverso ipnotici universi digitali.

La seconda serata del festival è dedicata all’artista londinese Lawrence Lek, tra le cento persone più influenti nel campo dell’AI. Filmmaker e musicista elettronico, Lawrence porta a Videocittà il sinofuturismo, un’estetica da lui sviluppata che unisce cinema, videogiochi, musica elettronica e AI alla tradizione cinese. Le sue installazioni sono vere e proprie immersioni fisiche e spirituali tra fantascienza, documentario e tecnologia.

Terrazza G3 Videocittà 2025 – Courtesy by Videocittà

La terza serata è per Federica Di Pietrantonio, giovane artista romana già vincitrice del premio Videocittà 2024. La sua ricerca esplora i processi sociali, psicologici ed emotivi che si sviluppano nelle piattaforme online, dalla VR all’arte digitale, attraversando il mondo del videogioco e degli ambienti simulati. Tra realtà percepita e finzione virtuale, il suo lavoro indaga spesso il corpo come dispositivo impegnato in un continuo processo di creazione e distruzione; presupponendo una corrispondenza tra avatar e alter-ego, le sue opere tentano quindi di infrangere le precarie sicurezze offerte dalla società contemporanea.

Sempre più ampia è la sezione VR, con oltre cento visori a disposizione per vivere esperienze in prima nazionale come Ayahuasca – Kosmik Journey del regista Jan Kounen, una realtà virtuale che, con la guida di un guaritore Shipibo, immerge il pubblico nel cuore pulsante dell’Amazzonia per esplorarne la coscienza: un rituale immersivo e spirituale che trasforma la visione in una pratica multisensoriale.

LuYang, DOKU – Digital Descending, Courtesy by Videocittà.

Per la prima volta in Italia c’è anche #ALPHALOOP_VR dell’artista radicale e performer francese Adelin Schweitzer: una sperimentazione di realtà aumentata che accoglie solo sei spettatori alla volta per affrontare un cammino collettivo tra reale e immaginario, dove il rituale si fonde con la tecnologia.

Anche la musica diventa visione con gli spettacoli AV di artisti come il compositore elettronico multimediale Max Cooper e lo studio artistico multidisciplinare fuse*, o l’intersezione tra le composizioni musicali di Dardust con l’estetica audio-visual di Franz Rosati. Talk, workshop, performance immersive, videoarte, musica: Videocittà è tutto questo, un complesso sistema in equilibrio come quello solare, dove ogni elemento orbita intorno alla stella più grande.

Da rassegna di video a piattaforma culturale viva, oggi il Festival della Visione di Roma appare profondamente trasformato. L’edizione 2025 segna il raggiungimento di una piena maturità,  grazie alla capacità di intercettare le tendenze globali e trasformarle in esperienze collettive per coinvolgere un pubblico ampio e trasversale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Al MUSE(O) per apprendere con tutti i sensi: le proposte di IED Roma

Sono diversi anni ormai che l’Istituto Europeo di Design di Roma ha attivato un filone di ricerca specifico, nato nell’ambito del corso di Product Design, ma sviluppatosi poi nel più generico Master in Design for Children, in modo da integrare le attività di ricerca tradizionali con le nuove sfide educative che stanno investendo istituzioni come la scuola, i musei e il mondo della cultura in genere.

Andrea Chiampo ad Art Basel Miami 2025: MATER NATVRA e il confine tra fisico e digitale

L'edizione 2025 di Art Basel Miami Beach segna un punto di non ritorno per il mercato globale con il debutto di Zero 10. Curata da Eli Scheinman, questa nuova sezione non è solo uno spazio espositivo, ma una piattaforma critica dedicata all'arte dell'era digitale: un ponte necessario tra la solidità del mercato tradizionale e l'avanguardia tecnologica di AI, robotica e blockchain.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Formare la forma, riscrivere il ruolo della donna: perché Rachele Bianchi conta ancora oggi

“Sensibilità è partecipare al dolore degli altri”. Basterebbe solo questa frase per spiegare la poetica di Rachele Bianchi, artista multidisciplinare le cui opere, dalla forte carica emotiva ed empatica, parlano e hanno parlato a diverse generazioni.

Seguici su Instagram ogni giorno