Fondato nel 1990, in seguito alla ristrutturazione della vecchia casa di posta del 1590, il Teatro Giuditta Pasta ha ospitato i più grandi artisti e le più note compagnie nazionali e internazionali fino ai primi anni Duemila, offrendo un cartellone di spettacoli vario e multigenere. Ora intende rilanciarsi nel panorama dei teatri di provincia, con attenzione al pubblico di tutte le età e spettacoli che ispirano la comunicazione e lo scambio.
Giorgio Albertazzi, Aldo Giovanni e Giacomo, la Compagnia Aterballetto, Gino Bramieri, Giorgio Gaber, Riccardo Muti, l’Operà di Parigi: sono solo alcuni degli artisti e delle compagnie che hanno calcato il palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta di Saronno dalla sua fondazione in poi. Il teatro si è subito affermato come importante polo culturale della provincia di Varese, ma le crescenti difficoltà economiche della seconda decade del Duemila, un’amministrazione poco oculata e, in ultimo, la pandemia, hanno fatto sì che l’offerta del teatro intitolato alla famosa cantante lirica saronnese si restringesse.
Nell’ultimo triennio, però, l’amministrazione ha deciso di compiere uno sforzo per rilanciare il teatro, nominando come direttore artistico Andrea Chiodi, regista teatrale varesino di grande esperienza, specializzato nella direzione e nell’organizzazione di rappresentazioni all’aperto e in spazi non convenzionali. Artuu Magazine lo ha incontrato per un’intervista.

Direttore Chiodi, il teatro Giuditta Pasta ha una storia relativamente breve ma importante dal punto di vista delle personalità artistiche che ci sono passate e che vi hanno recitato. Quali sono le sfide dell’essere il suo direttore artistico nel 2026?
Innanzitutto, dopo il Covid, chi usufruisce del teatro è cambiato e il modo stesso di fare teatro ha preso altre strade. Quando mi hanno chiesto di prendere in mano la programmazione artistica del Teatro Giuditta Pasta, nel 2023,l’idea era far sì che un teatro che aveva avuto una storia bella, con tantissimi grandi artisti, dove sono stati provati spettacoli molto importanti, ridiventasse una piazza prestigiosa. Le direzioni precedenti avevano lavorato più su un’offerta che fosse commerciale, ma poi si è scelto di cambiare ottica e fare in modo che il teatro tornasse a essere il polo culturale della città, e io sono stato felice di accettare l’incarico. Voglio portare un teatro d’arte e di pensiero, un teatro dove si può certamente sorridere e divertirsi, ma sicuramente anche fare esperienza con autori e testi di rilievo.
Questa è sicuramente una sfida, anche in termini di budget, dato che sappiamo che i fondi per il teatro non sono munifici.
Grande tema! Ho ereditato una situazione molto complessa del teatro a causa di un’amministrazione precedente non molto attenta, ma un consiglio d’amministrazione molto capace e, posso dire, illuminato ha iniziato un lavoro di riorganizzazione e mi ha dato la possibilità di costruire il mio progetto con una grande serenità, senza sperperare i fondi,ovviamente, ma questo è il lavoro di ogni direttore artistico.”
Quali sono stati i punti fondamentali nel tentare di rilanciare il Teatro?
I titoli delle stagioni suggeriscono sicuramente già qualcosa. Passiamo dalla mia prima, che si chiamava ‘Nuovi Sguardi’ a questa, ‘Riflessioni’. Importantissimo è stato far ripartire gli incontri con pubblico e le scuole e per questo ho deciso di spostare gli spettacoli di prosa dal sabato sera al giovedì sera. Sono stato criticato per questo, inizialmente, ma l’ho fatto con il pensiero che il pubblico giovane e soprattutto in età scolare non sarebbe mai venuto in teatro il sabato sera, mentre in un giorno infrasettimanale sarebbe stato più facile e i ragazzi si sarebbero potuti organizzare anche con i professori e la scuola. Oggi abbiamo un’utenza di studenti e scolaresche che non arrivano solo da Saronno, ma anche da Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Legnano. Siamo oggi un polo artistico importante nelle province di Varese e Milano, con uno sguardo sul teatro contemporaneo e sulla proposta di prosa importante, mantenendo aperto il dialogo con il pubblico, perché credo fermamente che il teatro referenziale sia la morte del teatro stesso.

Vuoi spiegarti meglio?
Credo molto nel dialogo tra il palcoscenico e il pubblico. L’epoca del teatro per gli addetti ai lavori è finita e ne ho fatto esperienza proprio qui a Saronno, dove inizialmente ho voluto fare alcune proposte di spettacoli contemporanei e amatissimi dalla critica, con cui però ho rischiato di allontanare il pubblico. Chi fa la programmazione di un teatro, anche di un teatro d’arte, deve avere l’accortezza di capire che cosa serve al proprio pubblico, il che non significa scendere a compromessi, ma riconoscere che gli spettatori hanno voce in capitolo.
Un punto di vista molto interessante! Anche nelle grandi città e nei grandi teatri, d’altronde, succede di non riempire la sala, e non solo per il costo del biglietto, che spesso non è abbordabile per tutte le classi sociali, ma anche per l’offerta di cartellone che ha spettacoli a volte ampollosi e di poco fascino per il pubblico odierno.
Concordo anche sulla riflessione sui costi del teatro. Noi cerchiamo di mantenere prezzi popolari, soprattutto per la fascia di pubblico più giovane, con biglietti a €10, a volte anche con offerte a €5. Ho anche aperto questa stagione con due appuntamenti gratuiti per tutto il pubblico. Il lavoro deve indubbiamente essere pagato, ma fare una politica di prezzi adeguata, soprattutto per le fasce più giovani, credo sia un modo per sensibilizzare le nuove generazioni, che poi permetteranno al teatro di sopravvivere in futuro.
La stagione 2025/26 si chiama ‘Riflessioni’. Vuoi illustrarla meglio?
Questo è il mio terzo anno alla direzione artistica del Teatro Giuditta Pasta e per me il ciclo dei tre anni è importante e spunto di riflessione sulla società che ci circonda e in cui viviamo.
La scelta degli spettacoli che abbiamo fatto tra i classici, adesso, per esempio, è in scena un focus su Molière, ma anche i titoli contemporanei, come ‘Improvvisamente l’estate scorsa’ o la storia di Elsa Morante. Tutti i pezzi che ci permettono una riflessione sul contemporaneo e una riflessione sul teatro, anche di tipo critico. Per esempio, a febbraio Frosini e Timpano sono stati in teatro con ‘Sì,l’amore no’, che ha avuto pareri forti e contrastanti. In alcuni articoli l’hanno definito proprio una vergogna, ma io penso sia interessante quando si innesca un dialogo di questo genere.

Purché se ne parli, diceva Oscar Wilde. Cosa ci riserva, ancora, questa stagione?
C’è un grande focus sul rapporto tra teatro e cinema, con anche un incontro con Maurizio Porro, giornalista del Corriere della Sera per il teatro e grande esperto di cinema. Poi, molti spettacoli diretti dai registi della nuova generazione, tra cui ‘La signora delle Camelie’ di Ortoleva. Arriverà, poi, il concorso lirico a maggio dedicato alla figura di Giuditta Pasta che a Saronno è un po’ un’eroina, infine c’è una parte di teatro ragazzi, insomma, abbiamo ancora un po’ di frecce al nostro arco! A fine stagione arriverà un grande artista del teatro italiano, Massimo Popolizio, ‘Furore’ di Steinbeck, che sta portando in giro per qualche anno che ha debuttato all’Argentina di Roma, è stato al Piccolo Teatro… insomma, averlo qui a Saronno è molto importante per noi.”
Qualche anticipazione per la prossima stagione?
Non ti rivelo ancora il titolo, ma voglio portare in teatro alcuni lavori di nuova scrittura, che dialoghino sempre con i classici.
Un progetto sicuramente interessante e una nuova sfida!
Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a questa intervista e ti faccio i miei auguri per il tuo lavoro.
Crediti fotografici © Teatro Giuditta Pasta Saronno




Ottima intervista, complimenti 👏👏 👏