“Vortici”: Alexi Worth dialoga con l’antico alle Gallerie d’Italia

Apre alle Gallerie d’Italia di NapoliVortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica antica”, la mostra che pone a confronto nove tele dell’artista contemporaneo statunitense Alexi Worth, alla sua prima esposizione in Italia, con le ceramiche attiche e magnogreche della Collezione Caputi, storica raccolta ottocentesca oggi parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. La mostra è curata da Silvia Gaspardo Moro e Richard Neer. Antico e contemporaneo, in una conversazione tra pari, condotta su un tema che rimanda alle radici stesse della nostra civiltà: il rituale del bere insieme.

“Vortici”, che apre al pubblico il 3 aprile ed è visitabile fino al 5 luglio 2026, si sviluppa attorno a un’intuizione scenografica tanto semplice quanto efficace. Quattro vasi della Collezione Caputi occupano il centro delle sale, proprio come i crateri occupavano il fulcro dei simposi nell’antica Grecia, attorno ai quali si beveva, si discuteva, si recitavano versi. Lungo le pareti, al posto degli invitati al banchetto, nove tele dell’artista, nato a New York nel 1964, fanno da corona silenziosa e dialogante.

Worth lavora con l’aerografo, strumento insieme arcaico e modernissimo, e sceglie una palette ridotta all’essenziale: il nero e le sfumature dell’arancione terracotta. Mani che reggono calici, gesti sospesi, figure che emergono da uno sfondo indefinito. Il soggetto è sempre una variazione sul tema del simposio, uno scenario nel quale lo spazio tra un volto e le dita diventa un microcosmo denso di significato. Le forme piatte, la tensione tra figura e silhouette, l’ambiguità tra primo piano e sfondo richiamano direttamente l’estetica della ceramica attica a figure nere e rosse. “I quadri – ha sottolineato Worth all’inaugurazione – non sono altro che una connessione, una superficie complessa di fronte alla quale chi guarda può aprire una porta ed entrare nell’immaginario di un’altra persona. In parte sono io, ma anche chiunque o qualunque cosa chi osserva l’opera riconosca in essa. Ci sono tantissime mani nei miei quadri perché per me sono importantissime. Le mani sono come gli occhi: si tocca anche con lo sguardo, è un modo di instaurare una connessione. È questo che si vede anche in questi vasi”.

Il confronto con la Collezione Caputi

Il dialogo e la connessione tra le opere di Worth e la Collezione Caputi si dispiega nell’ambito di uno dei più significativi nuclei di ceramiche attiche e magnogreche in ambito privato: oltre 500 esemplari realizzati tra il VI e il III secolo a.C., quasi interamente provenienti dagli scavi ottocenteschi di Ruvo di Puglia (Bari). La raccolta fu costituita dall’arcidiacono Giuseppe Caputi, figura di spicco della Ruvo dell’800, che a partire dagli anni Trenta del secolo iniziò a recuperare e conservare i vasi dipinti emersi dai terreni di sua proprietà, in un’epoca in cui la passione per l’antico aveva alimentato un vero e proprio saccheggio delle necropoli dell’Italia meridionale. Passata attraverso varie vicende collezionistiche, è entrata alla fine degli anni Novanta nel patrimonio di Intesa Sanpaolo ed è oggi esposta in modo permanente alle Gallerie d’Italia di Napoli, in dialogo ideale con i materiali ruvestini conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

I quattro vasi selezionati da Richard Neer per la mostra appartengono a questa tradizione e parlano tutti, in modi diversi, del simposio: della sua ritualità, della sua dimensione sociale, del vino mescolato con l’acqua nel cratere come metafora di una società che si costruisce nell’incontro. È Neer a spiegare la cifra più profonda della mostra: “In realtà è qualcosa che possiamo ammirare visivamente, ma anche concettualmente e storicamente: si tratta di elementi legati all’arte, ma anche al contesto sociale, al convivio, alla relazione con gli altri. Questi filtri ci permettono di guardare chi siamo attraverso le persone con cui trascorriamo il tempo: gli amici, i compagni, i consociati di oggi. Abbiamo qui, senza soluzione di continuità, l’incontro tra il passato e il presente.

“Alle Gallerie d’Italia di Napoli – ha sottolineato Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia – manteniamo viva e condivisa la bellezza della collezione archeologica di proprietà raccontandola in percorsi sempre nuovi: dal dialogo con le preziose testimonianze del MANN ai progetti di valorizzazione in chiave attuale, per sottolineare la corta distanza tra questi capolavori e il presente ed evidenziare quanto profondamente appartengano alla nostra identità. Accostarli agli originali lavori dell’artista newyorkese Alexi Worth significa riconoscere la sorprendente modernità dei vasi antichi e la forza del loro straordinario patrimonio di immagini, il cui valore continua a parlare, affascinare e sollecitare la creatività contemporanea.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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