Un avello scavato nel granito di un masso erratico, nei boschi vicino allo studio dell’artista. Una cavità pensata in origine per accogliere un corpo che, con il tempo, diventa invece un recipiente per l’acqua piovana. È da questa immagine, sospesa tra permanenza e trasformazione, che prende avvio Metamorfosi, la personale di Walter Trecchi, a cura di Emanuele Beluffi, alla Federico Rui Arte Contemporanea di Milano dal 29 settembre al 6 novembre 2026.
A dieci anni dall’ultima personale in galleria, Trecchi torna con un progetto pittorico che sposta il centro della sua ricerca verso una dimensione più instabile: quella dell’immagine nel momento in cui smette di coincidere con se stessa. Il passaggio è apparentemente minimo. Sulla superficie dell’acqua si riflettono gli alberi; basta però un dito a interrompere quella visione e a trasformare una forma riconoscibile in qualcosa di diverso. L’albero resta immobile, a cambiare è la sua immagine.
È proprio in questa distanza tra l’originale e il suo riflesso che si colloca la ricerca di Metamorfosi. L’acqua diventa qualcosa di percettivo capace di mettere in discussione ciò che consideriamo stabile: la forma, la memoria, l’identità. Il riflesso non restituisce una copia, ma un’immagine sottoposta a una continua negoziazione. Si increspa, si frammenta, si deforma, ricompone ciò che conosciamo secondo coordinate ogni volta differenti.
La pittura di Trecchi si concentra su questo passaggio. Non sulla perdita della forma, ma sul momento in cui una forma conosciuta entra in crisi e, proprio attraverso quella crisi, apre una possibilità ulteriore.
Il tema della metamorfosi assume così una dimensione che supera la semplice rappresentazione della natura. L’acqua, gli alberi e i riflessi diventano strumenti per interrogare il modo in cui costruiamo la nostra stessa immagine. L’identità appare come una struttura riconoscibile ma non definitiva, sottoposta agli eventi, alle emozioni, alle esperienze e ai cambiamenti. Una forma che conserva la propria origine mentre continuamente si ridefinisce.
È un passaggio significativo anche rispetto al percorso dell’artista. Formatosi nel disegno per tessuti e moda e inizialmente attento alla struttura, alla composizione e al ritmo dell’immagine, Trecchi ha sviluppato la propria ricerca pittorica a partire dal paesaggio urbano. Le serie Ex, Cantieri, Città sospese, Linee di fuga ed Equilibri hanno indagato architetture, periferie e spazi costruiti attraverso prospettive rigorose, nelle quali l’equilibrio diventava un elemento centrale.
Progressivamente, però, la città ha lasciato spazio alla natura. Con Archi-Nature, presentato a Milano nel 2012, e con la personale Naturae del 2015, il rapporto tra architettura e ambiente ha assunto un ruolo sempre più esplicito. Nelle ricerche più recenti, alberi, radici, acqua e riflessi hanno preso il posto delle geometrie urbane, senza tuttavia interrompere quella riflessione sull’equilibrio che attraversa il lavoro dell’artista.
In Metamorfosi, quell’equilibrio diventa necessariamente instabile. Non esiste più una forma definitiva alla quale tornare, perché ogni immagine è già attraversata dalla possibilità del cambiamento. La superficie dell’acqua diventa allora il luogo nel quale osservare una condizione universale: ciò che siamo non coincide mai completamente con ciò che eravamo, così come ciò che vediamo non coincide necessariamente con ciò che esiste. La pittura registra proprio questo scarto. Non ferma la trasformazione, ma la rende visibile.
Metamorfosi è evolvere, modificare, diventare: il titolo scelto per la mostra sintetizza una ricerca nella quale il cambiamento non viene assunto come eccezione, ma come condizione stessa dell’esistenza. La forma non scompare. Cambia, si sposta, si ridefinisce. E nel momento in cui perde la propria stabilità può forse rivelare qualcosa che la sua immagine originaria non permetteva ancora di vedere.
La mostra Walter Trecchi / Metamorfosi, a cura di Emanuele Beluffi, è visitabile alla Federico Rui Arte Contemporanea, in via di Porta Tenaglia 1/3 a Milano, fino al 6 novembre 2026. Il progetto è accompagnato da un catalogo, che verrà presentato con un evento dedicato, pubblicato da Arciduca Edizioni con testi di Emanuele Beluffi, Walter Trecchi e Federico Rui.



