La seconda stagione di Mercoledì conferma la metamorfosi di un personaggio nato come figura marginale nella Famiglia Addams in un autentico fenomeno culturale globale. Wednesday Addams non è più soltanto la figlia inquietante dalle trecce nere: oltre a possedere la forza di un brand iperriconoscibile, che la rende uno dei prodotti più commerciali e vendibili targati Netflix degli ultimi anni, conserva una cifra estetica inequivocabilmente burtoniana, resa ancora più evidente nella seconda stagione, in cui il regista Tim Burton sembra disseminare ulteriori tracce del suo stile inconfondibile.
Quando Mercoledì è arrivata su Netflix, a fine 2022, il pubblico l’ha subito amata. Pochi mesi dopo, l’estate 2023 è stata dominata da Barbie, e il confronto tra le due era inevitabile: due interpretazioni opposte, ma complementari, del femminile. È nato così il dibattito simbolico “Barbie VS Mercoledì”. Barbie ha acceso l’estate con il suo rosa e il femminismo mainstream, ma a restare nell’immaginario collettivo è stata Mercoledì.

Nella seconda stagione, Mercoledì evolve: il sarcasmo si fa più tagliente, le situazioni più paradossali e l’umorismo nero più feroce. L’adolescente gotica diventa simbolo di empowerment corrosivo: non cerca approvazione, non vuole piacere, si afferma nella propria irriducibile differenza e indifferenza nei confronti dell’approvazione pubblica.
Wednesday è erede contemporanea di un archetipo potente e antico: il femminile oscuro in chiave positiva, una giovane donna sarcastica e diversa che attraversa la cultura pop. Prima di Mercoledì, molte altre hanno tracciato la strada.
Wednesday nasce dalla penna di Charles Addams, che le dona il proprio cognome, sottoforma di fumetto negli anni ’30. Le radici tetre del personaggio affondano nella letteratura gotica: le eroine di Ann Radcliffe e delle sorelle Brontë sono giovani donne isolate, intelligenti e moralmente forti, spesso in conflitto con regole sociali che non le rappresentano. Non “gotiche” in senso estetico, incarnavano però lo spirito delle donne diverse e indipendenti, antenate dirette di Wednesday.
Con l’avvento del cinema e, in particolare, dagli anni ’50 e soprattutto negli anni ’60, il grande schermo esplora e diffonde atmosfere gotiche e horror, contribuendo a definire una precisa estetica del femminile oscuro. Oltre alle dive del cinema, come contraltare alternativo, nascono le “scream queen”, attrici protagoniste delle pellicole dell’orrore: tra tutte, un esempio emblematico è Barbara Steele.
Parallelamente, anche il mondo della musica subisce la fascinazione per le dark lady, basti pensare alla copertina del primo disco dei Black Sabbath (1970), scattata a Watermill. Sullo sfondo si staglia l’antico mulino di Mapledurham, sulle rive del Tamigi, mentre in primo piano emerge una donna in nero, avvolta nel mistero, tra nebbia e ombre, evocando terrore, forza e inquietudine.

In TV, Vampira (Maila Nurmi) si afferma come la prima icona gotica televisiva, incarnando una sensualità insolita e conturbante, che negli anni Ottanta sarà ripresa da Elvira, la celebre ‘Mistress of the Dark‘. Negli stessi anni, l’immaginario cinematografico accoglie l’adolescente gotica Lydia Deetz (Winona Ryder) in Beetlejuice, mentre negli anni Novanta Christina Ricci dà vita a Kat Harvey in Casper, una ragazza sensibile e coraggiosa che instaura un legame speciale con il fantasma protagonista.
La particolarità di queste figure è che attingono a un gusto underground, a estetiche marginali e misteriose, ma riescono a irrompere nell’immaginario popolare, trasformando l’inquietante in irresistibile fascino. Gli uomini ne sono sedotti, attratti dall’oscurità che emanano, mentre le donne riconoscono in loro un potere da emulare, una forma di libertà e autonomia da rivendicare. Sono icone che non chiedono approvazione, ma la impongono, diventando modelli di un femminile magnetico e trasversale in cui la diversità non è qualcosa da nascondere, ma un vero punto di forza.

Lo scotto da pagare per il successo è che persino l’outsider più autentico deve confrontarsi con le logiche della popolarità. Basta pensare alla viralità del balletto di Mercoledì Addams: nella serie, la scena originale era accompagnata da Goo Goo Muck dei The Cramps, un brano alternativo psychobilly dei primissimi anni ’80 che riflette l’estetica underground del personaggio originario.
Ma il balletto è diventato virale grazie a un remix di Bloody Mary di Lady Gaga, utilizzato su TikTok da migliaia di video con la danza di Jenna Ortega. Il remix ha moltiplicato gli ascolti della canzone e catturato l’attenzione di un pubblico più ampio. Il fenomeno dimostra come il pubblico abbia bisogno di un tramite più “commerciale”: Gaga, icona consolidata, funge da “madre dei mostri”, capace di rendere accessibile e trend ciò che di per sé è oscuro e marginale: per poter essere digeribile dalle masse, l’originalità deve diventare glamour. La viralità richiede spesso un mediatore che traduca l’underground in estetica pop, trasformando l’inquietante in qualcosa di seducente e socialmente riconosciuto. Fenomeno paradossale considerato che, se Mercoledì ha qualcosa da insegnarci, è che è più importante rimanere fedeli alla propria natura che piegarla al gusto comune.



Bellissimo ed esauriente. Racconta in modo specifico e per nulla ripetitivo il personaggio in questione. Complimenti.