Dal 4 al 23 ottobre 2025 la Fabbrica del Vapore di Milano ospita negli spazi dell’ex Cisterne When I Was a Designer. Franco Perrotti, la prima grande antologica monografica dedicata all’artista e designer abruzzese. A cura di Fortunato D’Amico e con il patrocinio del Comune di Milano, l’esposizione offre uno sguardo ampio e stratificato sul percorso di Perrotti, figura che ha attraversato decenni di design e arte con una coerenza non scontata, muovendosi costantemente tra rigore progettuale e libertà poetica.
Nato in Abruzzo nel 1953, Perrotti si è formato a Milano, dove ha iniziato la sua esperienza professionale in Tecno. Da lì si è sviluppata una carriera che lo ha visto collaborare con aziende nazionali e internazionali, fondare il proprio studio e al tempo stesso coltivare una vocazione artistica che non ha mai smesso di interrogare il senso del progetto. Il suo approccio è caratterizzato da una continua tensione tra artigianalità e tecnologia, da un lato, e da un’indagine sul linguaggio dell’oggetto come dispositivo culturale dall’altro. Non c’è mai, nella sua pratica, un’adesione passiva alle logiche del mercato o ai diktat della moda, ma piuttosto una ricerca autonoma che rivendica il valore del fare, del pensiero critico e della forma come espressione.
La mostra si articola in sei stazioni monotematiche, concepite come rifugi di memorie e prototipi, in cui modelli, appunti e oggetti raccontano l’evoluzione di un pensiero. Ogni sezione mette in luce il dialogo tra Perrotti e alcuni marchi con cui ha collaborato in maniera significativa — TECNO, Poltrona Frau, Moroso, Faram, Airon — e insieme evidenzia come l’autore abbia costantemente cercato di scardinare i confini disciplinari. Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma di un percorso in cui il visitatore si trova immerso nella stratificazione di linguaggi che hanno nutrito il suo lavoro, in un equilibrio continuo tra design industriale e ricerca artistica.
Un ruolo centrale è dedicato a Rude Bravo, laboratorio fondato insieme a Mario Mariano e Tanino Liberatore. Questo progetto rappresenta la dimensione più radicale e poetica della sua produzione, dove il design non è concepito come pura funzione, ma come sogno, intuizione, visione. Qui la materia diventa linguaggio e l’oggetto si trasforma in narrazione. Rude Bravo è un manifesto di libertà, l’affermazione di un design che non si lascia piegare dal marketing ma resta fedele all’idea di progetto come gesto di immaginazione collettiva.
Tra le opere esposte spicca il Dissuader, gigantesco piccione allegorico declinato in acciaio, alluminio, ceramica e resina. È più di una scultura: una metafora del rapporto complesso tra esseri umani, ambiente e città. L’artista stesso lo definisce un urlo, un monito contro la proliferazione di recinti e barriere. L’oggetto nasce dal linguaggio del design ma si emancipa fino a diventare arte pubblica, emblema di un pensiero che mette in discussione il nostro modo di abitare il mondo. È in opere come questa che Perrotti trasferisce la disciplina del progetto industriale verso un terreno critico e simbolico, in cui l’arte diventa veicolo di riflessione sociale.
Accanto alle opere materiali, la mostra integra una sezione immersiva con i contributi visivi di Bruna Rotunno, Ernani Paterra ed Enrico Di Nenno. Le loro immagini, proiettate sulle pareti, ampliano l’esperienza espositiva trasformandola in un dialogo multisensoriale. L’allestimento, arricchito dalle sedute e dai divani disegnati da Perrotti, sottolinea ancora una volta il suo interesse per l’interazione tra tradizione manuale e tecnologia avanzata, tra lavoro artigianale e sperimentazione digitale.
La retrospettiva è accompagnata dalla pubblicazione del volume When I Was a Designer. Franco Perrotti, edito da Moebius, con testi di Francesca Bogliolo, Valentina Lonati ed Elisa Massoni. Non un semplice catalogo, ma un libro che approfondisce criticamente la sua ricerca, collocandola all’interno della storia del design italiano e internazionale.
Un calendario di incontri e conferenze arricchisce ulteriormente il programma, affrontando temi come l’arte terapia, il design industriale e i linguaggi del progetto contemporaneo. Sono momenti pensati non solo per specialisti, ma per aprire un dialogo più ampio con il pubblico, nel segno di quella “via mediterranea” evocata dallo stesso Perrotti: un design che unisce disciplina e emozione, funzionalità e poesia.


