White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

“Le montagne sono da sempre la sede tradizionale della libertà.” Questa celebre frase del poeta e scrittore statunitense Thomas Clayton Wolfe, che esprime il legame profondo tra essere umano e natura, descrive perfettamente le opere fotografiche di Jacopo Di Cera.

Torreggianti al nostro cospetto, così vicine eppure dalla vetta così distante, le montagne sono da secoli fonte d’attrazione per l’uomo che vede la scalata come una sfida, un obiettivo personale, un traguardo da raggiungere. La montagna assume così un significato simbolico, non è soltanto nevi e dirupi, ma diventa un vero e proprio stile di vita. Ecco che gli esseri umani tornano a far parte della natura da cui provengono.

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa. L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, programma per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che ospiterà l’Italia tra febbraio e marzo 2026.

White Entropy di Jacopo Di Cera – installation view – Foto di Luca Pompei

Promossa da SEA Milan Airports e realizzata da GLAC Consulting con la collaborazione di Deodato Arte, l’esposizione è  un vero e proprio racconto visivo tra arte, natura e sostenibilità, un incontro multidisciplinare che perfettamente si sposa con il crocevia tipico della location.

L’artista, insieme al curatore Massimo Ciampa, invita il pubblico di passaggio a rallentare e osservare, sfruttando la natura intrinseca del luogo, uno dei pochi posti rimasti in cui non si può far altro che fermarsi ed aspettare. La scelta dello spazio è ricaduta sull’aeroporto di Malpensa anche perchè sarà il primo posto con cui, gli atleti di tutto il mondo, entraranno in contatto, una volta atterrati per le Olimpiadi, contestualizzando così le opere nell’ambiente.

Nel contemporaneo spazio espositivo dell’aeroporto lombardo, le fotografie di Jacopo Di Cera colpiscono lo sguardo per la loro posizione inusuale, suscitando immediato stupore e interesse e riuscendo a raggiungere un pubblico vastissimo, che in ambienti più tradizionali sarebbe stato impossibile da avvicinare. 

White Entropy di Jacopo Di Cera – installation view – Foto di Luca Pompei

Classe 1981, Jacopo Di Cera nasce a Milano per poi trasferirsi a Roma dove si dedica alla fotografia e dove ha la possibilità di studiare con maestri internazionali. Nel 2010 è tra i vincitori del concorso del National Geographic. Nel 2017 partecipa alla Biennale di Venezia, dopo che il suo progetto Fino alla Fine del Mare, dedicato alle barche dei migranti di Lampedusa, riscuote grande successo durante l’anno precedente. È proprio nel 2017 che sperimenta l’uso dei droni per il progetto Sospesi, del quale vediamo una selezione di scatti in mostra. Le sue opere, tra fotografia e arte digitale, sono oggi presenti in gallerie e collezioni private in tutto il mondo, da Roma a Milano fino a Miami e New York, passando per Dubai, Lisbona e Parigi.

La montagna come non l’abbiamo mai vista, potrebbe essere questo il sottotitolo dell’esposizione insieme a La montagna ci osserva: un viaggio tra purezza e dissoluzione. Abituati al punto di vista dell’essere umano, in cui tutto gira intorno all’antropos, è difficile nel contesto contemporaneo occidentale, allontanare l’uomo dal centro della discussione, focalizzando invece l’attenzione su qualcos’altro. Jacopo Di Cera fa proprio questo. Nei suoi scatti è la montagna a parlare, nessuno racconta la sua storia per lei. Allontanando il punto di vista grazie all’uso di droni, Di Cera fotografa la natura da una prospettiva aerea, naturalmente impossibile da raggiungere all’occhio umano.

White Entropy di Jacopo Di Cera – installation view – Foto di Luca Pompei

Questo racconto, Di Cera lo restituisce in maniera realistica. Il paesaggio montano non viene romanticizzato in fotografie di spazi incontaminati senza la presenza dell’uomo, ma viene invece restituita la verità. È così che troviamo esposte fotografie dove domina la presenza degli uomini sulla neve, alcune addirittura sovraffollate. Un esempio potrebbe essere Fixing, opera del 2025 in cui Di Cera immortala la partenza degli sciatori alla linea d’inizio. Come in un horror vacui, sciatori esperti riempiono lo spazio restituendo una brulicante dinamicità. Anche il lavoro dal titolo Apres ski del 2024, un’edizione limitata di sei esemplari, restituisce se non un senso di soffocamento, sicuramente una sovrapresenza umana sulla natura che gli è solo da sfondo. La questione dell’overtourism è molto cara all’artista, che denuncia il fenomeno nella sua arte e sfrutta l’occasione di Milano-Cortina 2026 per sensibilizzare le masse a un turismo più consapevole.

In altri scatti invece, è la montagna innevata a regnare, come nell’opera Strike the pose del 2022, dove la presenza umana non sparisce ma si fa strada nello spazio con grande modestia. In questo magnifico scatto l’uomo diventa parte integrante della montagna e delle sue nevi, senza snaturare il paesaggio ma facendone parte. Insieme ai segni degli scii lasciati dall’uomo, emergono sulla neve tracce di diversi animali che vi hanno percorso lo stesso sentiero, in una perfetta commistione senza predominanza alcuna. Se osserviamo l’immagine con attenzione, ecco che compaiono delle parole tra la distesa di neve, “buon natale” recita il testo scritto da un passante, caricando di romanticismo lo scatto. Di Cera restituisce quindi l’autenticità del mondo attraverso la presenza o la scomparsa della figura umana. 

In White Entropy vi è anche una serie di scatti notturni realizzati dall’artista tramite droni, fil rouge della sua ricerca, in occasione della fiaccolata di fine anno di insegnanti e allievi di scii. Attraverso tempi fotografici lunghi, per poter incanalare nella macchina la poca luce della notte durante l’evento, l’artista crea opere con veri e propri giochi di luce, intenti a creare particolari disegni dati dal moto degli sciatori. Di questa serie fanno parte le fotografie Circle, Night Fire 1 e Night Fire 3, tutte del 2024.

Le 23 opere in mostra di grande formato, che dal candore assoluto dei paesaggi dell’arco alpino arrivano a una sempre più evidente presenza umana, ritraggono le nostre montagne: Alpe di Siusi, Monte Bianco, Val di Fassa, Val Badia, Roccaraso, Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio, restituendo la bellezza di un paesaggio montano in ogni sua forma. Nonostante l’ambiente cambi, i lavori di Di Cera si distinguono per una caratteristica comune: l’importanza dell’ombra. Le figure umane passano quasi in secondo piano rispetto all’ombra che il loro corpo proietta lungo la distesa di neve. Seguendo il movimento dello sciatore, le ombre diventano soggetto dello scatto, vere artefici del dinamismo dell’immagine.

White Entropy di Jacopo Di Cera – installation view – Foto di Luca Pompei

In occasione della mostra White Entropy, Di Cera ha anche realizzato un’opera site specific immersiva e di grande impatto. Una monumentale riproduzione fotografica del letto del ghiacciaio del Monte Bianco invade gli spazi di Malpensa. Su una superficie calpestabile, la montagna ci guarda dall’alto, assistendo in silenzio al suo deterioramento. Per quattro mesi quell’immensa fotografia si deteriorerà dal passaggio dell’uomo, esattamente come la sua copia reale si sta progressivamente sciogliendo a causa dell’azione umana. L’opera invita a una riflessione, a prendere coscienza di un problema reale dalla portata sempre maggiore. Come un pugno in pancia, l’arte dovrebbe colpirci da un punto di vista emotivo, trasformando la reazione, lo sconcerto, in azione concreta e quotidiana. 

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