Perché gli Artisti Holly Herndon e Mat Dryhurst vogliono che smettiamo di ridurre all’osso e di temere l’intelligenza artificiale.
In una società sempre più orientata verso il digitale, l’intelligenza artificiale (A.I.) sta diventando una presenza costante nel nostro quotidiano. Ma come si inserisce questa realtà nel panorama dell’arte? Gli Artisti Holly Herndon e Mat Dryhurst offrono una prospettiva unica sul ruolo dell’IA nell’arte, sfidando le nostre aspettative e aprindo nuove prospettive creative.
Herndon e Dryhurst sono conosciuti per il loro lavoro innovativo che sfuma i confini tra l’arte e la tecnologia. Con la loro più recente opera, “The Call”, in mostra alla Serpentine di Londra, il duo ci invita a riflettere su come l’IA può essere utilizzata per creare opere d’arte uniche e coinvolgenti.
Uno degli obiettivi di “The Call” era sfidare alcune delle supposizioni comuni sull’intelligenza artificiale. La visione prevalente è che l’A.I. sia un strumento che crea pastiche di bassa qualità delle opere umane o che produca opere imperscrutabili interessanti solo per un pubblico di tecnici. Herndon e Dryhurst, attraverso la loro arte, cercano di farci capire che l’IA non è solo questo.
Gli artisti credono che l’IA possa offrire nuove modalità di creazione artistica. L’opera “The Call” è stato il risultato di mesi di ricerca e di collaborazione con vari cori regionali del Regno Unito. Queste interazioni hanno contribuito a creare un dataset unico che è stato poi utilizzato per addestrare il loro modello personalizzato di A.I.
Herndon e Dryhurst non considerano l’IA come una minaccia all’arte, bensì come uno strumento che può arricchire il processo artistico. Vedono l’IA come un’exquisita opportunità per scoprire nuovi modi di lavorare. In questo senso, mostrano un utilizzo dell’IA che va al di là del semplice strumento ma bensì inserendolo a pieno titolo nella concezione e realizzazione dell’arte.
Inoltre, Herndon e Dryhurst hanno affrontato una questione critica nella discussione sulla A.I. e l’arte: la proprietà intellettuale. La loro proposta di un modello di A.I. generativo basato solo su immagini di pubblico dominio rappresenta un tentativo di risolvere alcuni dei problemi etici legati all’utilizzo di opere d’arte protette da copyright come dati di addestramento per l’intelligenza artificiale.
Ma “The Call” non è solo un esperimento rivoluzionario sulle potenzialità dell’IA nell’arte. È anche un’opera d’arte affascinante e toccante che sfida le nostre aspettative su cosa possa essere l’arte nell’era digitale.
Le opere d’arte basate su A.I. come “The Call” possono aprire la strada a un futuro in cui l’arte e la tecnologia si integrano in modi sempre più straordinari e imprevisti. Se Holly Herndon e Mat Dryhurst avranno successo nel loro intento, potremmo iniziare a vedere l’intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una fonte essenziale di innovazione artistica.
Il mondo dell’arte è costantemente in evoluzione, e Artnet sta guidando il modo in cui viene percepita e acquirenti. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante nelle aste d’arte, e Artnet è all’avanguardia in questo sviluppo. Con l’IA che si fa largo nelle aste d’arte, siamo entusiasti di vedere cosa riserverà il futuro per l’arte nel 21° secolo.



