Widow’s Bay, la serie Apple TV che reinventa l’horror con eleganza

Un’isola del New England, una maledizione antica, e un sindaco ostinato, deciso a trasformare un piccolo isolotto in una meta turistica al pari di Martha’s Vineyard. Questa è la premessa di Widow’s Bay, serie targata Apple TV che ci traghetta letteralmente in un mondo a parte, un luogo plumbeo, nebbioso, in cui tutto sembra sul punto di crollare, l’economia, le case, i nervi degli abitanti. E poi c’è il sindaco, interpretato da Matthew Rhys, che è convinto che con un poco di marketing e un poco di pubblicità da parte di un grande giornale, si può trasformare quel piccolo lembo di terra in una meta turistica da sogno. Ma ciò che lui ignora, o non vuole vedere, o ammettere, è che gli abitanti del luogo considerano l’isola un posto maledetto, un luogo da cui stare alla larga, almeno per chi può farlo. 

Da questa premessa parte Widow’s Bay, la serie creata da Katie Dippold per Apple TV, arrivata in sordina e diventata in poche settimane uno dei titoli più discussi degli ultimi mesi. Widow’s Bay racchiude in sé anime e generi diversi, senza lasciarsi confinare nell’horror né nella commedia, è una materia ibrida dalla potenza visiva formidabile, che non trova rivali, soprattutto negli ultimi tempi, capaci di eguagliarne il gusto così sontuoso. L’elemento horror, anche se leggermente caricaturale e derivativo, non risulta mai polveroso o raffazzonato, mentre melodramma e commedia non stancano mai. L’insieme fa della serie un’opera magnifica. Colpisce poi la cura nella scelta del cast che, pur non composto da star, con l’eccezione di Matthew Rhys, vede ogni ruolo cucito addosso al proprio interprete.

È il caso, ad esempio, di Patricia Moyer, interpretata da Kate O’Flynn, eccentrica assistente del sindaco, emarginata sociale dopo essere sopravvissuta da adolescente a un serial killer, paragonata a Shelley Duvall per l’estetica e per il modo di abitare lo schermo. Ma ciò che colpisce è proprio come i generi riescano a dare vita a una storia complessa, intrigante, impreziosita da personaggi a volte anche piccoli e marginali ma caratterizzati con una puntualità e un rigore che raramente si vedono in televisione; ogni personaggio, anche quelli che compaiono poco sullo schermo, sono affascinanti, divertenti, burberi, ognuno con la sua specificità e ognuno capace di dialogare con lo spettatore e fare in modo di essere ricordato, anche se compare per poco. 

La regia asseconda questa scrittura con un controllo del tono ammirevole. La fotografia lavora sui grigi e sui blu della costa atlantica, trasformando l’isola stessa in un personaggio, bella e ostile, accogliente e minacciosa nello stesso istante. Quando l’orrore irrompe, lo fa quasi sempre in mezzo alla banalità delle riunioni comunali o delle feste di paese, ed è proprio questo cortocircuito a renderlo efficace. Ridiamo e un attimo dopo ci accorgiamo di avere le mani strette sul bracciolo. La serie è costruita su interrogativi irrisolti, trame intricate e dettagli disseminati con attenzione ai margini delle scene.

C’è evidentemente il desiderio di stimolare teorie, lasciare che il pubblico eserciti la propria curiosità, ed è anche vero che alimentare la discussione senza svelare troppo è una sfida, un equilibrio difficile da mantenere. Il vero colpo di genio è aver evitato che tutto lo show poggiasse su quell’unico pilastro, ovvero il mistero, che resta il motore della narrazione ma non è la sola ragione per cui lo si segue, puntata dopo puntata. È una serie che può piacere anche ai non amanti dell’horror puro, la si guarda tutto d’un fiato, ed è capace di omaggiare i grandi cliché dell’horror rileggendoli in una chiave totalmente inaspettata. Tutto è realizzato per divertire, intrigare, sorprendere, spiazzare. Alla fine il paradosso è compiuto per davvero. Il sindaco voleva attirare turisti su un’isola maledetta e c’è riuscito.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Lucia Tedesco
Lucia Tedesco
Giornalista, appassionata di cinema e tecnologia. Nel 2018 ho fondato un sito, Lost in Cinema

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