Immagine: Il celebre poeta e pittore del diciottesimo secolo William Blake, immortalato in un ritratto di Thomas Phillips del 1807. Un ritratto ricco d’intensità, che ritrae un Blake contemplativo, penna alla mano, ammantato di un abito vittoriano. L’immagine esprime la forza della sua anima, proprio come le parole con cui ha saputo donare immagini indimenticabili.
Alla vista dell’ammiraglio, un canto riecheggia dal passato, una melodia che in Inghilterra, ancor oggi, suscita un senso di appartenenza e orgoglio: “Gerusalemme”. Questi versi suggestivi, risalgono al 1804, quando William Blake, ospite di un pittoresco cottage sulla costa del West Sussex, affondava la penna nella carta dando vita alla celeberrima poesia.
Per decenni, la dimora, testimone silenziosa di quei momenti di ispirazione, è rimasta vittima di indifferenza, precipitando in uno stato di grave degrado. Contesa dalle intemperie, il nido di Blake languiva, a un passo dall’inesorabile crollo. Ma, questa settimana è giunta la lieta notizia: Blake’s cottage ha trovato i suoi mecenate. Grazie alla generosità di Foulerton Charitable Trust, Foyle Foundation e The World Monument Fund Britain, il cottage riceverà un finanziamento di 55.000 sterline, circa 72.000 dollari, per avviare i lavori di restauro.
Doug Nicholls, presidente del Blake Cottage Trust, ente di beneficenza che nel 2015 ha acquistato l’edificio, ha espresso la sua gratitudine per l’assistenza ricevuta, sottolineando come la priorità dell’intervento sarà il tetto, ormai al limite del crollo. Questa sola operazione, che prevede la sostituzione delle travi di legno marce e del thatch, lo strato di paglia che caratterizza i cottage inglesi, costerà circa 175.000 sterline, pari a 229.300 dollari.
Ma le ambizioni del Trust non si fermano qui: la speranza è di trasformare il cottage, dopo il restauro, in un museo vivente entro il 2027, commemorando così il bicentenario della morte di Blake. Un luogo che, arricchito da reperti storici come la replica della pressa di stampa dell’artista, offra ai visitatori un tuffo nell’autentica atmosfera del diciannovesimo secolo. Una proposta intrigante avanzata dal Telegraph, parla di possibili innovazioni digitali come l’introduzione di ologrammi del poeta e della sua amata moglie Catherine.
E il cottage non è solo luogo di fascino per i più sensibili agli echi della poesia e dell’arte. Bruce Dickinson, frontman della leggendaria band heavy metal Iron Maiden e patron della causa, ha infatti dichiarato la sua disponibilità ad aiutare le raccolte fondi attraverso l’asta di cimeli del gruppo e l’organizzazione di concerti. Un esempio luminoso di come l’amore per la bellezza non abbia confini di genere o epoche.
L’esempio del Blake Cottage Trust si inserisce in una tradizione consolidata nel panorama culturale inglese: già case di Jane Austen, William Shakespeare, William Wordsworth e le sorelle Brontë, sono state convertite in musei, spesso grazie alle iniziative di enti benefici e appassionati dell’arte. Nel 2014, il ricordo di Blake era stato onorato con la ricostruzione del suo studio presso l’Ashmolean Museum di Oxford.
È dunque con ansia che attendiamo la rinascita di un altro pezzo di storia che, oltre a custodire le tracce tangibili del passato, offre l’opportunità di celebrare l’eredità di un artista visionario, la cui voce, attraverso le parole di “Gerusalemme”, continua a risuonare vibrante nel cuore del popolo inglese.





