Un edificio possiede un proprio ritmo, un respiro, perfino una memoria. Per comprenderlo occorre attraversarlo, osservare come la luce scivola sulle superfici e ascoltare il suono prodotto dai passi. È da questa convinzione che nasce From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor, il nuovo documentario in 3D di Wim Wenders, presentato il 6 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venice Open – Fuori Concorso.
Il film, della durata di 114 minuti, arriva al termine di una lavorazione durata più di quattordici anni. Wenders accompagna lo spettatore dentro le architetture di Peter Zumthor, il progettista svizzero insignito del Pritzker Prize nel 2009, trasformando la sala cinematografica in uno spazio da percorrere con lo sguardo. La stereoscopia assume una funzione precisa: restituire profondità, distanza, densità e materia, le componenti che una normale fotografia di architettura tende ad appiattire.
Wenders aveva già usato il 3D per entrare nella danza di Pina Bausch e nell’universo monumentale di Anselm Kiefer. Con Zumthor compie un passaggio ulteriore. Il suo cinema osserva edifici progettati per essere vissuti, dalla pietra e dall’acqua delle Terme di Vals al cemento luminoso della Kunsthaus Bregenz, dalla cappella Bruder Klaus nella campagna tedesca al Memoriale di Steilneset, in Norvegia. Il viaggio comprende anche abitazioni private, il Kolumba Museum di Colonia, la Fondation Beyeler e le nuove David Geffen Galleries del LACMA di Los Angeles.

La macchina da presa segue visitatori, abitanti, artisti e artigiani. Ogni edificio emerge attraverso i corpi che lo attraversano e le persone che lo hanno costruito. L’architettura diventa così un’esperienza fisica e collettiva: una porta modifica il gesto di chi entra, una finestra dirige lo sguardo, una parete conserva il tempo trascorso al suo interno.
Zumthor progetta partendo dall’atmosfera, dalla qualità tattile dei materiali e dalla relazione con il luogo. Wenders applica lo stesso metodo al cinema. Le immagini concedono tempo agli spazi, mentre il suono registra riverberi, silenzi e presenze. Il film assume la forma di un ritratto indiretto: l’architetto appare nelle opere, nella cura quasi artigianale dei dettagli e nella lentezza con cui ogni progetto raggiunge la propria forma.
Tra i produttori esecutivi figura anche Brad Pitt, da tempo appassionato di architettura e sostenitore del progetto di Zumthor per il LACMA. La sua partecipazione racconta anche la dimensione industriale dell’operazione: un documentario d’autore capace di coinvolgere cinema, design, musei e distribuzione internazionale. Prodotto da Road Movies e DCM insieme all’Atelier Peter Zumthor, il film sarà distribuito in Italia da Lucky Red.

Nel racconto entra anche l’architettura rimasta sulla carta. Nel 1993 Zumthor vinse il concorso per il centro di documentazione della Topografia del Terrore, sul terreno berlinese occupato in passato dalle sedi della Gestapo e delle SS. Il progetto venne successivamente abbandonato. A Venezia Wenders ha interpretato quella cancellazione come una scelta politica legata al modo in cui la Germania desiderava rappresentare la propria memoria. Un edificio, secondo il regista, può rendere visibile la storia oppure disciplinarne il racconto.
È qui che From Inside Out supera il documentario celebrativo. Wenders presenta l’architettura come una forza capace di modellare identità, comportamenti e memoria pubblica. Il 3D permette allo spettatore di avvicinarsi a pareti, volumi e superfici, mantenendo intatta la distanza che separa un’immagine dall’esperienza reale.
Il cinema, per due ore, diventa una casa temporanea. Le opere di Zumthor acquistano movimento e la sala assume la profondità di un edificio. Wenders invita a guardare ciò che abitiamo ogni giorno con un’attenzione nuova: perché gli spazi custodiscono le nostre vite molto prima di trasformarsi in architettura.



