Wunderkammer è un termine usato oggi per indicare, solitamente, luoghi capaci di sbalordire. Il titolo della mostra itinerante che si tiene a Teramo dal 20 giugno al 13 settembre 2026 è Wonderland che tradotto sta per paese delle meraviglie. L’incontro e la coincidenza tra le due parole avvengono nell’attimo in cui abitare uno spazio ispira sorpresa, quella che destabilizza e confonde, pone interrogativi e desta curiosità, molto diversa dal parco divertimenti distopico creato dallo street artist Banksy, Dismaland, feroce critica alla società consumistica.
Ecco dunque una città, Teramo, pronta ad accogliere e integrare nelle vie principali del centro e non solo, le sculture di Filippo Tincolini e le fotografie di Laura Veschi, entrambi artisti nel senso autentico del termine, persone capaci di indagare temi ancestrali e attuali, plasmare e modellare da artigiani la materia, la parola, l’immagine, creare ponti e legami nel pensiero e nell’azione, realizzare video e installazioni che esplorino a 360 gradi la realtà, con il fine principale di suscitare stupore attraverso uno sguardo profondo della verità. “Non guarda nulla”, scrive nel suo saggio La camera chiara Roland Barthes: “Trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo”. Arte, classicismo, mito, filosofia s’intrecciano perfettamente nel loro lavoro perché, come ci insegna Platone, lo stupore è nella natura del filosofo e la filosofia ne trae origine a sua volta.

Il fulcro principale dell’esposizione è all’Arca, Laboratorio delle arti contemporanee di Teramo, allestito abilmente grazie a una sinergia di competenze variegate e alla perfetta fusione e intesa delle due arti, marmo e fotografia, l’una complementare all’altra nei volumi, nelle forme, nella luce e nei colori, densi di vita propria e capaci di condurre lo spettatore in un tempo e in un luogo primordiali e odierni, antichi e moderni, misteriosi e suggestivi. I miti classici che ammiriamo nel percorso, tutti appartenenti alla serie Ancient Gods, sono rivisitati in chiave contemporanea da Tincolini con maestria di produzione e attenzione al processo formativo, nelle loro fattezze materiche patinate o policrome e mostrati nelle fotografie di Veschi, realizzate per stratificazione artigianale con una loro personalità riconoscibile dall’angolazione quasi cinematografica che, stagliandosi dal fondo, raccontano per immagini diversi momenti del processo creativo.
I loro lavori sono in grado di scuotere certezze umane, generare desiderio di sapere e conoscenza, rimandare alla saggezza degli antichi con concrete riflessioni sulla modernità. Si tratti del dio dell’estasi e del teatro Dioniso, raffigurato come Superman (Bust of Dioniso), dell’architetto e inventore Dedalo, dall’armatura tecnologica quasi organismo cibernetico (Bust of Dedalo), della dea della caccia e dei boschi protettrice delle donne Diana, accovacciata e incompleta a mostrarne la fragilità, in realtà supereroina guerriera dalla forza sovrumana, della Aracne Head che, richiamando il mito classico della sfida di tessitura lanciata da Aracne alla dea Atena, rappresenta il supereroe Spider-man dove a fare da padrone è il colore rosso dell’eroismo e altri ancora (Daughter of Nyx, Camazotz, Nemean, Shield and Rock).

Al termine dell’esposizione c’è l’Installazione immersiva Immagini e suoni del marmo. Lì puoi sentire il sudore, la fatica, il peso e la consistenza del marmo di Carrara ed essere letteralmente attraversato dalla luce della materia, passando per echi di atmosfere metafisiche di Luigi Ghirri e Salgado nelle splendide fotografie di Laura Veschi che, alle volte, rimandano ad esempi di cinematografia cementizia, come nelle pellicole di Michelangelo Antonioni, Jean-Luc Godard o Paolo Sorrentino.
Se ci spostiamo nelle vie del centro la mitologia assume connotazioni non solo tradizionali, come nel caso di Teseo, l’eroe di Atene (Teseo Head, Via Melchiorre Michitelli) ma fortemente simboliche dalle differenti accezioni: personificazione di giustizia e autorità nel monumentale Hand of Justice, in Via del Vescovado (molto diverso dalla provocazione di Maurizio Cattelan nel famoso dito medio noto come L.O.V.E. in Piazza Affari a Milano, violenta critica al mondo della finanza) o forza, distruzione e rinascita in Thor Hammer, in Largo Melatino. Se saliamo poi sul piccolo colle di San Venanzio verso lo splendido neogotico Castello della Monica il simbolismo si unisce all’attaccamento alla terra e alle origini nella figura de Lu Mazzamurellu, creatura fatata che assume sfumature terminologiche a seconda delle diverse aree geografiche. Tipico folletto del folklore abruzzese, portavoce di oscurità e luce, dispettoso ma anche capace di attrarre fortuna, in parte rimanda alla tradizione fiabesca-fantasy alla maniera di Tolkien, in parte alla leggenda tradizionale popolare.

Il percorso di mostra si chiude allo Spazio Multiculturale Ca.fè nel Quartiere S. Nicolò con la scultura Mario Bross, della serie Cartoon. Come poteva non esserci proprio lui in uno spazio così inclusivo e creativo, educativo e formativo? L’idraulico iconico, anche grazie a elementi come la stella, la moneta e i funghetti del mitico videogioco che ha attraversato intere generazioni, l’eroe qualsiasi, quello che non noti per primo, che pare non avere nessun talento di rilievo, in una realtà in cui tutti sgomitano per apparire, lui che più di tutti però resiste alla vita, agli eventi, che nuota nella tempesta. “In un mondo che corre senza guardare”, scrive Filippo Tincolini, “dove le immagini nascono e muoiono, in pochi secondi, Wonderland chiede una cosa semplice, e immensa, fermarsi, guardare davvero, entrare in uno spazio in cui l’antico non appartiene al passato e il futuro non appartiene alle macchine”. È necessario oggi riappropriarsi della fatica, dello studio, della costanza, della serietà affinché tutti possano fruire degli strumenti necessari per trovare ispirazione, per provare sempre e comunque stupore


