C’è qualcosa di deliberatamente scomodo nell’opera di Zorica Čolić, un’artista che lavora sul corpo senza mai mostrarlo intero. Reception Rome, lo spazio indipendente di Via Cosseria 3 a Roma, ospita dal 18 settembre al 7 novembre 2026 la sua prima mostra personale in Italia: Short Cuts – Part I: The Split. Il vernissage è previsto per venerdì 18 settembre alle ore 18:00; lo spazio è visitabile dal martedì al sabato su appuntamento. La mostra è concepita in due capitoli distinti ma comunicanti — questo primo si chiude con un’apertura verso il secondo, incentrato sull’installazione a tre canali The Thing That Enjoys Itself (2025).
La premessa da cui muove il lavoro di Čolić è tanto semplice quanto radicale: il corpo non appartiene a chi lo abita. È un territorio conteso, su cui si esercitano forze politiche, mediche, istituzionali e aziendali, tutte impegnate a regolamentarne l’estetica, la produttività, i desideri. Da un lato l’individuo e il suo tentativo di rimanere integro, di nominare se stesso prima che altri lo facciano. Dall’altro un sistema che quella nominazione la precede, la orienta e la monetizza. Čolić non illustra questa dinamica: la mette in scena, con un umorismo che non attenua la tensione ma la porta al limite dove diventa, in sé, una forma di resistenza.
Il vocabolario visivo dell’artista è riconoscibile e costante: protesi, calchi dentali, parti in silicone, cateteri, tutori, strumenti chirurgici. Oggetti che appartengono alla clinica, all’ortopedia, alla chirurgia estetica, ricombinati e filmati in una tavolozza di azzurri pallidi, rosa e bianchi — i colori dell’asepsi, della pulizia istituzionale, della rassicurazione. Da questo repertorio emergono presenze ambigue, seducenti e perturbanti insieme, che parlano di un corpo contemporaneo permeato da materiali estranei fino al punto in cui l’idea stessa di una purezza corporea smette di essere pensabile. Part I: The Split riunisce due video, le serie di collage Chimera (2021–2026) e Carnivorous Orchids (2021–2026), e la scultura Slip of the Face (2026).
Cutaneous Vision (2023) è un video che assembla un flusso disorientante di immagini: parti del corpo in silicone vendute online, modelli anatomici, accessori cosmetici, dispositivi per il «potenziamento» corporeo. Sopra queste immagini scorre un voice-over che oscilla tra disagio e piacere manipolatorio, tra serietà e assurdità, intrecciando testi di Silvia Federici, Anne Boyer, Deleuze e Guattari con la scrittura dell’artista. In sottofondo c’è un ticchettio continuo: una registrazione binaurale dello scricchiolio delle articolazioni della stessa Čolić. Ciò che sembra un glitch tecnico rivela progressivamente il corpo che rimarca la propria presenza nel momento esatto in cui viene sostituito dalle sue repliche. The Split (2022) è invece la documentazione di un’azione singola: la divisione di un vibratore fallico mediante una mototroncatrice. Partendo dall’affermazione di Adorno secondo cui «l’unica verità nella psicoanalisi sono le sue esagerazioni», Čolić porta il concetto freudiano dell’invidia del pene al punto di rottura. Mentre la lama attraversa l’oggetto, a metà del taglio il fallo assume la forma di una vulva, per poi rivelare al suo interno un altro fallo indistruttibile. Nella sequenza finale il vibratore continua a funzionare da solo, rifiutandosi di fermarsi: un gesto che espone l’instabilità della differenza sessuale e l’impossibilità di far coincidere il desiderio con l’anatomia, e insieme la tenacia con cui l’immaginario fallico resiste alla propria demolizione.
Le due serie di collage procedono per sovrapposizione e détournement. Chimera compone le parti del corpo come pezzi di un puzzle in cui l’umano vale quanto un tessuto, un elemento d’arredo, un motivo decorativo: i ritagli provengono da manuali di medicina — istruzioni chirurgiche, tavole anatomiche, suture di organi — e da riviste di moda cariche di pellicce, pietre preziose, superfici lussuose. Carnivorous Orchids lavora invece sulla seduzione della distanza: i frammenti vengono disposti fino ad assumere la forma di orchidee, immagini attraenti che solo a distanza ravvicinata rivelano la propria composizione materiale. La bellezza diventa inseparabile dalla violenza, in quello che Čolić legge attraverso Franco Berardi come la «realtà barocca» del semiocapitale: un regime sorretto dall’eccesso visivo, dall’illusione e dallo scambio predatorio. La prima parte si chiude con Slip of the Face (2026), una scultura in cui un volto viene scomposto in parti intercambiabili — occhi, naso e labbra ripetuti su una superficie di lavoro — e appoggiato contro uno specchio. Ciò che nel video appariva come immagine ritorna qui come oggetto fisico; attraverso il riflesso, lo spettatore si ritrova catturato all’interno della cornice, complice involontario del meccanismo che la mostra analizza.
Short Cuts – Part I: The Split è visitabile presso Reception Rome, Via Cosseria 3, Roma, dal 18 settembre al 7 novembre 2026, dal martedì al sabato su appuntamento. Ulteriori informazioni su receptionrome.com.



