Alla scoperta dell’arte contemporanea giapponese al PAC Milano

Al PAC Milano va in scena l’arte contemporanea giapponese con la mostra “Japan. Body Perform Live” tra vicende politiche e sociali.

Mari Katayama, In the water, 2019, courtesy the artist
Mari Katayama, In the water, 2019, courtesy the artist

TRA AVANGUARDIE E RICERCHE ATTUALI

Fino al 12 febbraio 2023 le opere esposte al PAC Milano nella mostra Japan. Body Perform Live a cura di Shihoko Iida e Diego Sileo affrontano tematiche cruciali odierne, come società e ambiente, attraverso la cultura giapponese recente messa in relazione con le avanguardie del dopoguerra.

Da Saburo Muraoka a Kazuo Shiraga, fino a toccare il percorso di Yoko Ono, l’esposizione presenta una carrellata di artisti nati perlopiù intorno agli anni Ottanta, protagonisti oggi della scena nipponica e internazionale.

Meiro Koizumi, We mourn the dead of the future, 2019, courtesy the artist
Meiro Koizumi, We mourn the dead of the future, 2019, courtesy the artist

IL VALORE DELLA SOCIETÀ

Come il genio giapponese riflette sul senso di appartenenza e sulle vicende politiche e sociali? Lo fa attraverso video, installazioni, fotografie, pitture che trattano temi scottanti: la malattia, la solitudine, il consumismo, il potere, il controllo.

È ciò che avviene nel lavoro del duo Dumb Type, collettivo noto fin dagli anni Ottanta per le sue sperimentazioni, che al Pac presenta un’installazione video in cui le parole scorrono sullo schermo verticale in caduta libera, offrendo allo spettatore una lettura carnale e ossessiva. LOVE SEX DEATH MONEY LIFE. La riflessione è sulla sessualità e l’HIV, la vita e l’amore.

Continua l’esplorazione su esperienze di vita e morte, affidata a Chiharu Shiota, uno degli artisti più interessanti del panorama mondiale, già conosciuto per il suo lavoro nel 2015 alla Biennale di Venezia.

Empty Body, Chiharu Shiota, 2022, courtesy the artist
Empty Body, Chiharu Shiota, 2022, courtesy the artist

Empty Body è forse l’opera chiave della mostra. Un abito bianco plastico è racchiuso in un groviglio di fili neri. Il corpo è assente ma si impone possente sulla scena. Una scena di solitudini, relazioni, contrasti, in cui lo spettatore si aggomitola, metaforicamente, e poi si libera. Una sorta di filo di Arianna contemporaneo, teso per accompagnare l’uomo fuori dal labirinto.

Corpi celati, svelati, decomposti, mutilati, attraverso la fotografia trovano la loro identità. Identità carica di sensualità ed eleganza, ma anche di quell’inquietudine che sorge di fronte alla diversità, alla disarmante libertà espressiva dell’artista.

Mari Katayama, all’età di nove anni ha subito infatti l’amputazione degli arti inferiori. Oltre alla fotografia e alla performance, nel corso della storia, anche il cinema ha trattato la tematica disturbante e violenta dell’amputazione e della decomposizione, in pellicole come Boxing Helena del 1993 o Lo Zoo di Venere di Peter Greenaway del 1985. Temi civici, economici e politici attuali come il consumismo, il nazionalismo, le ideologie sono altresì trattati da Makoto Aida e Meiro Koizumi attraverso installazioni visive in cui realtà, simulazione e artificio vengono mescolati in una satira contemporanea.

FOCUS SULL’AMBIENTE

A indagare il rapporto tra l’uomo e la natura è la fotografia di Lieko Shiga, carica di fragilità umana, dovuta alla violenza e all’impatto di fenomeni ambientali, come il terremoto e lo tsunami, verificatisi nel 2011 sulla costa nordorientale del Tohoku. Human Spring è un’installazione dai toni accesi manipolati dal digitale, che fa riflettere su come fenomeni ambientali e climatici possano portare a conseguenze sulla natura e sulla sanità delle persone.

Proseguendo la visita tra gli spazi espositivi del Pac, a dominare la scena, avvolta nella luce naturale dello spazio espositivo, è l’installazione scultorea Moré Moré (Leaky) dell’artista di Tokyo, classe 1980, Yuko Mohri. Ai nostri occhi si presenta una specie di percorso fantasioso, poetico e leggero, in cui vengono riutilizzati oggetti come ombrelli, spugne, guanti di gomma, teli di plastica che, collegati insieme, creano equilibri visivi e sonori, di aria e luce. Il risultato è un messaggio di speranza in cui l’intervento umano e il naturale corso dell’ambiente trovano un punto d’incontro.

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Chiara Materazzo
Chiara Materazzo
Storica dell’arte, si laurea con lode in Beni culturali all’Università di Perugia con una tesi sull’arte performativa. Segue la specializzazione post laurea in beni storico-artistici dell’Università di Siena. Attualmente Docente di ruolo di Lettere, amante dell’arte contemporanea e della scrittura, di cinema, fotografia e teatro, ha lavorato come curatrice di mostre ed eventi, didattica e allestimento museale.

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