L’urban art e la rigenerazione dei luoghi a Bologna

Le opere realizzate all’Interporto di Bologna, ci insegnano che l’arte quando è tale è un potente mezzo di aggregazione sociale ed elemento importante per le vite di ognuno di noi.

Quando la Street Art arrivò in Italia come un’onda di rimbalzo dagli Stati Uniti dove era già emersa da tempo, venne etichettata come “Dannosa e priva di qualità” oppure come “semplice vandalizzazione” da chi l’arte di quel tempo la faceva sia nei palazzi istituzionali che nelle varie gallerie che contavano.

La verità è che già allora la Street Art era un ramo dell’arte, un prezioso ramo che doveva essere solo compreso con il tempo. Chi prima di tutti lo capì fu Francesca Alinovi che proprio a Bologna grazie al suo lavoro portò la mostra postuma: Arte di frontiera: New York graffiti da un progetto di Francesca Alinovi a cura della Galleria Comunale d’arte moderna di Bologna, Milano, G. Mazzotta, 1984.

Ci sarebbe molto da raccontare sulla Street Art ma la cosa fondamentale da ricordarsi è che come tutte le grandi rivoluzioni, questa forma d’arte nasce da un senso di inadeguatezza, di denuncia nei confronti del sistema, della cultura, etc, insomma non poca cosa considerando che negli ultimi venti anni solo in Italia questo ramo dell’arte che inizialmente era stato “bocciato” adesso è una forma d’arte riconosciuta, apprezzata e ben vista da gran parte del paese.

La street art è un’arte immediata e accessibile, i murales, gli stencil, i poster e i graffiti compaiono ovunque nel mondo, dalle grandi metropoli alle piccole città, con opere d’arte che sono spesso provocatorie, affascinanti o semplicemente belle; la loro forma creativa può abbracciare un vasto panorama di temi: dalla politica alla natura, dalla cultura popolare alla storia locale e proprio per questo il pubblico li apprezza, perché diretti, sinceri, onesti.

Moneyless, credit Andrea Martiradonna

A Bologna, capitale italiana della street art questa settimana si è aperto il progetto e tavola rotonda: L’urban art e la rigenerazione dei luoghi che vede coinvolti JOYS, MONEYLESS, ETNIK e ZED1, quattro artisti che la storia della Street Art italiana l’hanno fatta dal principio (quando si scappava dalle pattuglie di polizia), e con la collaborazione di Prologis, in collaborazione con MAMbo – Museo di Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici Bologna e con il patrocinio di Comune e Città metropolitana di Bologna, una giornata a tema arte urbana e alle sue influenze nella riqualificazione degli spazi pubblici, in occasione della presentazione ufficiale delle grandi opere commissionate dall’azienda presso l’Interporto di Bologna. Il complesso di opere a cielo aperto promosso da Prologis all’Interporto di Bologna costituisce il primo passo di un vero e proprio museo di Urban Art a livello mondiale ospitato in un parco logistico. Il tutto nasce quando i piani alti di Prologis Italia si rendono conto che bisogna fare qualcosa per migliorare la qualità della vita lavorativa e non del proprio personale.

Così al suo Country Manager Sandro Innocenti ed il suo team, viene l’idea di usare l’arte, e attraverso lei di riqualificare dei muri di proprietà della loro azienda per “Rendere più belli” gli spazi di lavoro. Così hanno iniziato e l’interposto è solo un pezzo di questo grande progetto che prende forma; e da il progetto, coordinato dall’art director Hemo – Enrico Sironi, che ospita la più grande opera di urban art mai realizzata in Italia firmata da JOYS e dal titolo “Panorama vibrante”. Il lavoro intende rendere omaggio a Bologna, città riconosciuta storicamente come culla dell’Urban Art in Italia.

Le opere che possono essere visitate da chiunque, addetti ai lavori dell’interposto e non, sono davvero incredibili e risaltano un luogo nato per altro proprio come nella più grande natura della street art degli ultimi 25 anni, recuperare spazi e rigenerarli con la creatività affinchè la comunità possa goderne, un bel progetto che vi consiglio di andare a vedere se siete nei pressi di Bologna.

Un gran progetto che finalmente da spazio in maniera naturale ad un ramo importante dell’arte, e tutto questo con una visione verso il futuro che fa ben sperare anche per altre città italiane.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Al MUSE(O) per apprendere con tutti i sensi: le proposte di IED Roma

Sono diversi anni ormai che l’Istituto Europeo di Design di Roma ha attivato un filone di ricerca specifico, nato nell’ambito del corso di Product Design, ma sviluppatosi poi nel più generico Master in Design for Children, in modo da integrare le attività di ricerca tradizionali con le nuove sfide educative che stanno investendo istituzioni come la scuola, i musei e il mondo della cultura in genere.

Andrea Chiampo ad Art Basel Miami 2025: MATER NATVRA e il confine tra fisico e digitale

L'edizione 2025 di Art Basel Miami Beach segna un punto di non ritorno per il mercato globale con il debutto di Zero 10. Curata da Eli Scheinman, questa nuova sezione non è solo uno spazio espositivo, ma una piattaforma critica dedicata all'arte dell'era digitale: un ponte necessario tra la solidità del mercato tradizionale e l'avanguardia tecnologica di AI, robotica e blockchain.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Questa non è una mostra, è un vero e proprio museo di arte contemporanea: la Sonnabend Collection a Mantova

Ceci n'est pas une exposition. Parafrasando le celebri parole di Magritte, raffigurate nel suo “Tradimento delle immagini” (1929), possiamo affermare che la Sonnabend Collection Mantova, inaugurata il 29 novembre scorso, effettivamente non è una mostra.

Formare la forma, riscrivere il ruolo della donna: perché Rachele Bianchi conta ancora oggi

“Sensibilità è partecipare al dolore degli altri”. Basterebbe solo questa frase per spiegare la poetica di Rachele Bianchi, artista multidisciplinare le cui opere, dalla forte carica emotiva ed empatica, parlano e hanno parlato a diverse generazioni.

Seguici su Instagram ogni giorno