La Missione dell’Arte e di Sgarbi Contro il Male

Giovedì scorso Vittorio Sgarbi ha dedicato il suo editoriale su Il Giornale ad una riflessione sulle eventuali sorti di un’Italia in mano a Luigi Di Maio e al Movimento 5 Stelle. Lo spunto è come sempre di livello. Sgarbi nota una somiglianza tra il candidato premier e Alejandro Arias, un uomo ritratto in un dipinto di Frida Kahlo attualmente esposto al Mudec di Milano.

Alejandro, spiega l’autore, fu amico e compagno di Frida durante gli anni dell’università e, come testimoniano le lettere che si sono scambiati, per anni furono molto legati. Alejandro infatti rimase coinvolto insieme a Frida nell’incidente che rese la pittrice zoppa nel 1925. Se Frida subì gravi traumi, il suo amico ne uscì completamente indenne. Di qui la sottile e divertente riflessione che paragona Frida all’Italia e Alejandro a Di Maio (che lui chiama Giggino). “ Frida Kahlo è come l’Italia. Nell’incidente con Giggino, lui uscirà indenne, mentre l’Italia uscirà malridotta, ferita in modo irreparabile. Teniamoli lontani, facciamo scendere Giggino dall’autobus prima che sia troppo tardi.”

La penna dell’autore è come al solito affilata, ma il risultato è una riflessione semplice, autentica e soprattutto elegante. Caratteristica, quest’ultima, raramente associata a Vittorio Sgarbi. Non ci dobbiamo mai dimenticare infatti che prima di essere opinionista, giornalista, politico, personaggio pubblico, Sgarbi è storico dell’arte, tra i più preparati d’Italia. E sinceramente è la versione che ci piace di più. Tralasciando le sue famosissime lezioni d’arte, Sgarbi semina chicche qua e là, ad esempio l’editoriale in questione, che spesso passano inosservate, perse tra il fiume di video e meme di uno Sgarbi incazzato che girano in rete. Quello che voglio dire è che Vittorio Sgarbi è più noto per essere un irascibile e polemico opinionista televisivo, che per le sue competenze di storia dell’arte. Non solo, quello che fa di Vittorio un grande non è la sua mera conoscenza ma la straordinaria abilità con cui la trasmette e racconta, rendendola comprensibile e condivisibile da pubblici molto ampi.Purtroppo l’immagine pubblica di Sgarbi è quella di uno Sgarbi polemico, burrascoso, eccessivamente (a volte inutilmente) critico, spesso un po’ maleducato. Se avete letto l’articolo di cui parlavamo più in alto vi consiglio di guardare il video caricato sul canale youtube di Vittorio Sgarbi in cui lui stesso commenta l’articolo e che rende chiara la mia riflessione. “A scemo! A scemo! A scemo!” la prima frase che viene pronunciata, e il resto è il classico Sgarbi. La penna affilata si trasforma in una polemica aggressiva e un po’ volgare che rende poco onore al miglior storico dell’arte che abbiamo. Il contenuto istruttivo, intelligente e satirico, viene dato, sottoforma di video, in pasto ai social e soprattutto ai toni da social. Così il contenuto invece di elevare deprime, stimola la rabbia e invita alla polemica.

In un altro articolo dello stesso editoriale l’autore ragionava sulla “missione dell’arte contro il male”. Io come Sgarbi ci credo a questa missione, ma credo anche che sia una responsabilità non solo dell’arte, ma delle persone dell’arte, come Vittorio Sgarbi. E il male da combattere in questo momento storico-politico, lo individuo proprio in questa polemica aggressiva e saccente, che urla sopra a chi la ascolta e che purtroppo contraddistingue il nostro Vittorio. Non potendo permettermi di suggerire alcunchè a Sgarbi, maestro per tutti noi, mi limiterò a dirlo a voi : smettete di guardare Vittorio Sgarbi e iniziate a leggerlo.

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