L’Urlo di Munch sta scomparendo a causa del respiro dei visitatori

Sembra il destino scritto di questo capolavoro assoluto. Si confida in soluzioni mirate a rallentare questo rapido decorso.

Capolavoro iconico, il più celebre fra i dipinti del pittore tedesco, L’urlo di Munch (la versione del 1910) sembra davvero essere colpito da una maledizione. Dopo il furto avvenuto nel 2004, che ne fece perdere le tracce per oltre 2 anni, l’opera torna a far preoccupare. E non poco. Dal 2012 un team di ricercatori del Munch Museum di Oslo, dove il quadro  è custodito, ne sta studiando la rapida perdita d’intensità dei colori. Un vero dramma: specialmente il giallo-arancio caratteristico del capolavoro sta sbiadendo, mutando verso il bianco-avorio, in modo rapido e sempre più evidente. La ragione di base dello sbiadimento va ricercata nei pigmenti utilizzati da Munch: i ricercatori hanno infatti identificato all’interno della tempera usata tracce di cloruro, estremamente sensibile e poco stabile.

Edvard Munch, L’urlo (1910)

Se il destino dell’Urlo sembra scritto (a causa della vernice usata la perdita d’intensità del colore sembra inevitabile) una recente scoperta del team sembra aver individuato il motivo della preoccupante accelerazione del processo di sbiadimento. Il cloruro, presente come detto all’interno della tempera usata da Munch, è estremamente sensibile alle variazioni di umidità, che ne causano, per l’appunto, lo sbiadimento. Ne ha parlato al The Guardian Koen Janssens, professore all’Università di Anversa, affermando che la soluzione da mettere in atto rapidamente è isolare perfettamente il quadro, evitando che migliaia di turisti gli respirino addosso quotidianamente. Cosa che sorprendentemente è accaduta fino ad ora.

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Giovanni Mavaracchio
Giovanni Mavaracchio
Grande appassionato d'arte contemporanea, lavorando in galleria approfondisce la conoscenza delle nuove realtà digitali legate al mercato. Con un particolare interesse verso il mondo dell'arte emergente, è sempre alla ricerca di nuovi talenti.

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