Aristotele pretendeva dalla tragedia che la paura e la pietà accumulate lungo il racconto trovassero una catarsi. Čechov chiedeva che il fucile appeso al muro nel primo atto sparasse nel terzo.
Il fluire del tempo non può seppellire la forza rivoluzionaria dei movimenti artistici sorti all’inizio del Novecento, sono trascorsi più di cent’anni dalla pubblicazione del Manifesto del Surrealismo di André Breton (La Révolution Surréaliste, 1924) eppure la sua influenza non è mai stata così evidente. Immersi in un’epoca dove i confini della realtà sono labili perennemente in bilico tra fisico e digitale, mettiamo nuovamente in dubbio i limiti della percezione umana, o meglio, dell’esistenza stessa che non offre più una netta distinzione tra astrazione e concretezza
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